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Liberalizzazione degli orari del commercio: si “saldi” chi può!

Siamo alle soglie delle vacanze e oggi iniziano i saldi estivi in quasi tutte le città.  Tuttavia “la data di inizio dei saldi è puramente formale e simbolica e oramai non trova alcun riscontro con la realtà”. A metterlo in evidenza fu il Codacons a ridosso dei passati saldi estivi, segnalando che un negozio su tre si preparava ad anticipare i saldi.

Insomma, c’è chi si prepara a trascorrere il week end al mare con con la propria famiglia e chi è costretto a scegliere i “Monti”. Siamo ad oltre 6 anni dall’approvazione del decreto del governo Monti, noto come “salva Italia”: una vera e propria sciagura che sta producendo i suoi effetti nefasti ed evidenziando le sue contraddizioni.

Alcuni di noi sono già in avanza finisce per, e molti italiani si preparano a trascorrere queste giornate dentro un centro commerciale, rincoglioniti dalla musica diffusa dagli altoparlanti e dal vociare insopportabile di tutte quelle famiglie insoddisfatte, alla ricerca compulsiva dell’acquisto.

Orde di consumatori a passeggio nei templi dello shopping, insensibili alla solitudine che si cela dietro i sorrisi abbozzati delle tante donne e dei tanti uomini che non conoscono i giorni rossi del calendario; dei tanti lavoratori il cui calendario è fatto di soli giorni bianchi.

Mi sono andato a rivedere l’analisi fatta qualche tempo dopo l’approvazione del decreto, insieme al coordinamento del commercio, per l’Unione Sindacale di Base. Se aggiungiamo le grandi crisi occupazionali degli ultimi anni, dalla Indesit all’Auchan, dalle grandi Coop a MediaWorld, fino ad arrivare all’IKEA, possiamo toccare con mano quante bugie hanno accompagnato l’approvazione di quelle nefaste liberalizzazioni:

LA FESTA DEL CONSUMO E LE SUE CONTRADDIZIONI
La possibilità degli esercizi commerciali e dei grandi ipermercati di tenere aperto sempre, anche durante le domeniche e i festivi, è stata recepita subito da tutti i soggetti interessati, creando un vantaggio e una comodità apparenti per “l’homo consumens” e, nel contempo, gravissimi problemi per i lavoratori, che non hanno più tempo per se stessi e per le proprie famiglie, aggiungendo un ennesimo tassello al puzzle di precarietà, basso salario, difficoltà nella vita di relazione e degli ormai pochissimi diritti per oltre due milioni addetti del settore.
La crisi del commercio non ha nessun collegamento con le aperture e la liberalizzazione degli orari ma nasce dalla mancanza di reddito diretto ed indiretto dei consumatori, ed ecco una prima contraddizione evidente. Le mirabolanti promesse di crescita occupazionale all’indomani del decreto Monti si stanno traducendo oggi in chiusure di migliaia di imprese piccole e grandi, che non reggono la concorrenza. Le nuove assunzioni nella Grande Distribuzione Organizzata sono rimaste lettera morta e si sono tradotte in aumento di carichi di lavoro degli occupati e già precarizzati lavoratori dei centri commerciali.
Il suddetto aumento dei carichi di lavoro e quello del nastro orario per far fronte alle liberalizzazioni, e siamo alla seconda contraddizione, non si è tradotto in stabilizzazione dei rapporti precari o in crescita salariale. I lavoratori della GDO hanno visto aumentare la flessibilità e la precarietà e nel contempo le aziende ed i sindacati concertativi hanno “limato” le maggiorazioni festive e domenicali attraverso machiavellici accordi a perdere. Insomma, lavorare di più per guadagnare di meno.
In un paese che fa i suoi continui richiami alla “sacralità” della famiglia e dove i servizi pubblici non sono attivi spesso neanche il sabato, ed in un settore dove l’80% degli occupati sono di sesso femminile, si evidenzia una terza forte contraddizione. Come può una donna che lavora nel commercio – dove la flessibilità è un elemento imprescindibile e straordinari, festivi obbligatori, orari che cambiano ogni giorno, ferie non concordate sono la normalità – rendere conciliabili i tempi di vita e di cura della famiglia con il proprio lavoro?
La contraddizione più manifesta, però, è quella evidenziata dalle confederazioni sindacali concertative che raccolgono firme con la mano destra e contrattano le aperture con la mano sinistra. Assistiamo a campagne mediatiche, creazione di jingle ad hoc e moltissime dichiarazioni di facciata, ma in realtà i sindacati confederali hanno da tempo svenduto le vite dei lavoratori del commercio sull’altare dello shopping ed hanno, nei fatti, accompagnato i processi di liberalizzazione degli orari, rendendo impossibile l’esistenza dei lavoratori di queste nuove “fabbriche metropolitane”.
Finanche il problema del reddito ne esce sconfitto. Le grandi centrali di acquisto che riforniscono le catene della Grande Distribuzione Organizzata dovrebbero fungere da strumento di «razionalizzazione e programmazione delle forniture», in realtà sono un vero e proprio cartello che scarica i suoi effetti sui prezzi al consumo. Le offerte reclamizzate dai volantini pubblicitari danno un grande risalto a prodotti “civetta” per indurre il consumatore a visitare fisicamente il punto vendita e ad effettuare altri acquisti; il risultato finale spesso è molto meno conveniente di quanto si possa immaginare.
Per ultimo torniamo “all’homo consumens”. I centri commerciali hanno ridisegnato, in pochi anni, i costumi sociali, le condizioni di lavoro e la struttura architettonica della nostre città. Hanno di fatto sostituito le piazze attraverso le quali si connetteva il tessuto sociale di un quartiere disgregando le relazioni umane e la protezione sociale che una piazza favorisce. Nell’antica Grecia la piazza – Agorà – era il luogo simbolo della democrazia del paese, dove si riuniva l’assemblea della polis per discutere e prendere le decisioni politiche. I centri commerciali sostituiscono il senso delle piazze con una traduzione consumistica priva di qualsiasi scambio umano che non sia mediato dal denaro. Si tratta di autentici non luoghi dove i soggetti sociali si incontrano senza interagire, dove il prossimo è visto come colui che ti sottrae un parcheggio o ti scavalca nella fila alla cassa, dove vigono regole non scritte che trasformano questi ecomostri in strane “repubbliche” del consumo, video sorvegliate, transennate, con guardie private armate ad ogni angolo e dove ogni cittadino può ingannevolmente sentirsi ricco, ma dove in realtà è prigioniero inconsapevole.

Insomma, riprendiamoci le nostre vite, di lavoratori e di cittadini. Trascorriamo le feste favorendo la socialità, il riposo, la riflessione, la cultura, lo sport; facciamolo creando le giuste alleanze tra “consumatore inconsapevole” e “lavoratore consumato”. Il modello sociale che ci vogliono imporre attraverso lo sfarzo e le luci dei centri commerciali è soltanto un inganno in favore dei profitti delle grandi multinazionali del commercio ed un danno per i lavoratori, i consumatori ed i cittadini… Si “saldi” chi può!!

About Francesco Iacovone

Mi occupo di tutela collettiva dei diritti dei lavoratori. A me piace definirmi un lavoratore prestato al sindacato, anche se formalmente faccio parte dell’Esecutivo Nazionale USB... [Read more]

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5 Comm.

  1. Buongiorno, sono Giuseppe, commesso c/o nota catena casalinghi che occupa nel singolo punto circa 25 dipendenti.
    Orari settimanali comunicati solo la domenica sera attraverso applicazione Whatsapp, festività sempre lavorative ad eccezione di 25,26 Dicembre, Pasqua e Pasquetta che sostituiscono i giorni di riposo delle settimane precedenti e successive, sabati e domeniche sempre lavorativi. Giorno di riposo dunque soltanto feriale. Apertura dell’esercizio 7 giorni su 7.
    Orario settimanale ordinario dilatato sempre e costantemente su un minimo di 42 ore senza pagamento ore in eccesso.
    Nel mese attuale (dicembre) nessun riposo compensativo con maggiorazione orari per un 7 su 7 estenuante.
    Qualsiasi dissenso e libero pensiero manifesto viene regolarmente sedato con l’allontanamento punitivo c/o altro punto vendita.
    Non si può andare avanti cosi’. Lavoratori ma anche persone con pieno diritto di rivendicare la possibilità di vivere sociale e famigliare.
    Cosa dobbiamo fare?

  2. Tra l’altro ad eccezione del ruolo del responsabile, tutti i commessi sono inquadrati al 5° Liv. del CCNL commercio (aiuto commesso). E i commessi qualificati dove sono?E’assurdo.

  3. Complimenti per l’articolo. Ogni singola parola è sottoscrivibile.

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