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Lavoro Festivo: la Sentenza del Tribunale dice NO anche se c’è consenso nel contratto individuale

Il Tribunale di Rovereto, con la Sentenza n. 10 dell’8 marzo 2016, si è pronunciato stabilendo che Il datore di lavoro non può pretendere la prestazione lavorativa in giornate festive neanche se il lavoratore ha manifestato il consenso all’atto della sottoscrizione del contratto individuale di lavoro. Quelle clausole sono annullabili ed inefficaci.

Il diritto dei lavoratori di astenersi in occasione delle festività infrasettimanali sancito dalla Legge 260/1949, come modificata dalla Legge 90/1954; prevale sulle nefaste trasformazioni sociali e sui cambiamenti nelle abitudini dei consumatori, spinti dalle multinazionali del settore. Insomma, questa sentenza respinge il tentativo di trasformare il commercio in un servizio pubblico essenziale: una maglietta o il pane in cassetta si possono tranquillamente comprare nelle giornate feriali.

Purtroppo, la regolamentazione del lavoro festivo è avvenuta per lo più o attraverso accordi collettivi a perdere per i lavoratori. Cgil Cisl e Uil hanno accompagnato le liberalizzazioni con concessioni contrattuali o pattizie che hanno di fatto tolto a queste donne e questi uomini il diritto sacrosanto alla festa. La scusa di “drogare” i consumi ed aumentare l’occupazione non ha retto e la dimostrazione sta nelle crisi aziendali delle grandi multinazionali della GDO e nei cinici dati di tutti gli istituti autorevoli che fotografano la contrazione dei consumi stessi, dell’occupazione e dei salari. In compenso è proliferata la cattiva occupazione: il precariato, i contratti da soci di pseudo cooperative, gli stage formativi, il pagamento in voucher e il lavoro nero.

Già nei mesi scorsi la Corte di Cassazione era intervenuta sulla materia. Con la pronuncia n. 16592/2015 la Suprema Corte ha stabilito, infatti, che gli accordi in sede collettiva non possono abdicare ad un diritto soggettivo – quello appunto al riposo nei giorni festivi – che può essere regolamentato e anche rinunciato solo attraverso un accordo individuale tra datore e lavoratore.

Ora il Tribunale di Rovereto, condividendo i principi della Sentenza della Corte di Cassazione rilancia e ritiene che non soltanto gli accordi in sede collettiva, ma neppure quelli individuali, stipulati al momento dell’assunzione, potrebbero validamente abdicare al diritto al riposo nei giorni festivi.

Insomma, il Giudice ritiene annullabili ed inefficaci quelle clausole, inserite nei contratti individuali di assunzione, che esplicitano il consenso del lavoratore al lavoro festivo, se richiesto dal datore di lavoro.

Il Giudice ritiene inoltre che quella scelta è espressa non solo in un “momento di debolezza quale quello dell’assunzione (o della trasformazione a tempo indeterminato del rapporto)”, ma anche soggetta a “valutazioni di opportunità ampiamente variabili” nel tempo, ad esempio in relazione ai variabili impegni familiari. Occorrerebbe, pertanto, uno specifico accordo tra azienda e lavoratore sul lavoro festivo, da manifestarsi volta per volta.

Eccole le verità nascoste. Nascoste dai datori di lavoro arroganti e dai sindacati compiacenti. E’ ora di dire basta e di cominciare ad affermare che il riposo è un diritto e che noi non ce lo facciamo più sottrarre!

About Francesco Iacovone

Mi occupo di tutela collettiva dei diritti dei lavoratori. A me piace definirmi un lavoratore prestato al sindacato, anche se formalmente faccio parte dell’Esecutivo Nazionale USB Lavoro Privato... [Read more]

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Un commento

  1. Il lavoratore mette a rischio la famiglia il matrimonio. Per stare a lavoro quando gli altri componenti della famiglia sono a casa. In cambio di che cosa? Qualche spicciolo in più? Però la dirigenza è a casa!!! Bell’esempio di democrazia. Per cambiare c’è solo un modo modo. Andare alle urna elettorali E fare molto molto bene.. Speriamo

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