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Nicole, commessa: storia di ordinaria violenza

La storia di Nicole, lavoratrice del commercio: una donna, una storia di ordinaria violenza. Oggi mi è arrivata questa e-mail e la richiesta di condividerla con voi. Per ovvi motivi ho usato un nome di fantasia. Si, perché in questo paese un lavoratore non è libero, nemmeno di dire la verità.

Buonasera Francesco,
con questa e-mail desidero condividere alcuni fatti, a mio avviso molto gravi.
Comincerei da una premessa: amo l’azienda per la quale lavoro, ma tu lo sai già…
Sono stata assunta part time a tempo determinato, ma quasi subito mi è stato promesso un posto full time a tempo indeterminato. Venivo definita come grande esempio verso i miei colleghi. Anzi, usando le parole del mio direttore ero “da clonare” per la mia professionalità, la mia bravura nella vendita e la classe innata che secondo lui mi rappresentava.
Con il passare dei mesi ero sempre più assorbita dagli sfoghi del mio capo il quale, oltre a pronunciare spesso parole offensive nei confronti di alcune colleghe definendole delle “stupide”, era particolarmente astioso nei confronti di una in particolare: la Sig.ra ######.
Il Sig. Direttore voleva che la spiassi e che riportassi dettagliatamente a lui ogni singola mossa la Sig.ra ######. Mi ha chiesto di farlo attraverso una e-mail. Io temporeggiavo, in fondo non avevo nulla contro la collega, anzi la Sig.ra ###### si è sempre comportata con grande professionalità davanti a me e agli altri colleghi, ma soprattutto davanti ai nostri clienti, ai quali ha sempre valorizzato secondo gli standard dell’azienda ogni articolo proposto. Ha sempre esaltato l’artigianalità, la storia, la cura dei dettagli, il pregio dei materiali, la lavorazione e tutti quei valori che ci distinguono…. Dico ci… perché l’azienda fa parte della mia storia ed io sono molto fiera di essere parte di questo grande gruppo.
Il Sig. Direttore è stato particolarmente pressante, insisteva spesso nel richiedermi quella cazzo di e-mail contro la mia collega e ripetutamente mi ribadiva che se fosse riuscito a mandare via lei grazie a me, io avrei ottenuto il tanto desiderato contratto.
Io quella e-mail non l’ho mai scritta; semplicemente perché non trovo giusto fare la spia. Ma poi la spia di cosa? Quella persona poteva solo insegnarmi il lavoro, tanto lei era esperta.
Ancora non capisco perché l’avesse presa di mira. Oggi, a distanza di tempo, suppongo che lei abbia tentato di farsi rispettare non accettando alcuni trattamenti. Perché anche io, a volte, sento quella necessità.
Sai Francesco, in quel periodo avevamo un sistema di telecamere che ci permetteva di poter vedere le registrazioni senza filtri, cioè senza password o autorizzazioni. Il Sig. Direttore mi disse che in più di una occasione aveva visualizzato le immagini registrate per controllare la Sig.ra ######.
Sai inoltre cosa faceva? Per circa tre anni, a scadenze settimanali, aveva l’abitudine di portarmi fuori dal negozio o in magazzino, per “parlare”. Quel suo parlare non era altro che esercitarmi pressione psicologica anche per più di due ore. Lui voleva sapere, ma io non avevo nulla da dire, anche se in ballo c’era il mio contratto.
Sai Francesco… io credo nella lealtà e nella sincerità, nel rispetto e nella solidarietà. Anche tra colleghi. Sai qual è stato il prezzo da pagare per tenere fede ai miei principi? Il mio contratto precario è divenuto stabile solo dopo molti anni rispetto agli altri colleghi e quel contratto è part time. D’altronde ho scelto di alzare la testa. Sono pur sempre una venditrice, ma vendo prodotti, non vendo l’anima al diavolo.
Certo, quando gli ho detto che avevo un gran bisogno di lavorare full time, a causa della morte di mio padre e del mutuo di 1300 euro al mese che pago insieme a mia madre, lui mi ha risposto che “potevo vendermi casa!”. Ma io, piuttosto che vendere la mia collega, rischio sul serio di vendermi casa.
Vedi Francesco, tu conosci la mia storia e sostieni la mia battaglia, ma vorrei che molte altre che vivono la mia stessa condizione, conoscessero questo schifo, perché insieme saremmo più forti.
Caro Francesco, grazie per avermi letto fino al punto che metterò adesso, ma che non chiuderà il discorso aperto. Perché io quel contratto me lo merito, anche e soprattutto perché non sono una spia.

Cara Nicole, il mio sostegno e tutta la mia vicinanza… Sereno Natale!!

About Francesco Iacovone

Mi occupo di tutela collettiva dei diritti dei lavoratori. A me piace definirmi un lavoratore prestato al sindacato, anche se formalmente faccio parte dell’Esecutivo Nazionale USB Lavoro Privato... [Read more]

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