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Amazon, parla l’ex lavoratore: siamo solo “usa e getta”.

Caro Francesco, sono un ex lavoratore di Amazon, e ti scrivo perché ne ho lette tante di affermazioni sulle condizioni in cui si lavora li. Tanto accanimento sui braccialetti elettronici e intellettuali che descrivono il modello Amazon come la peggiore forma di schiavitù. Ma magari fosse solo quello il problema.

Quando Amazon è approdato a Passo Corese, piccolo comune a metà strada tra Roma e Rieti, un territorio depresso e privo di opportunità lavorative, ci (a me e a moltissimi come me) è sembrato di vedere materializzato un sogno.

Un’intera collina del comune, un centro logistico enorme, migliaia di posti di lavoro sembrava si fossero resi finalmente disponibili.

Mi presento, insieme a centinaia di persone, all’Adecco di Monterotondo, e penso che non mi sceglieranno mai, siamo troppi.

Invece quasi subito arriva la chiamata.

Dopo aver chiuso la mia attività, non riuscendo a pagare le tasse, per sbarcare il lunario in questi anni di lavori ne avevo fatti tanti, molti in nero, molti sottopagati, saltando riposi, ferie, feste.

Il primo giorno da Amazon, quando entro nel grande magazzino mi sembra di essere sbarcato su un altro pianeta. Tutto è scandito da un ritmo perfettamente organizzato, a metà turno la pausa, un po’ di ginnastica per sgranchire le ossa, e dopo 4 giorni di lavoro il primo riposo. I turni sono equamente distribuiti e mi spetta un riposo ogni 4 giorni.

Mi sento un re, degno di riposare.

Il lavoro è faticoso, ma tutti sono molto attenti a non chiederci sforzi non previsti dai parametri di sicurezza.

A fine mese una nuova sorpresa: lo stipendio regolarmente versato sul mio conto in banca! Senza dover pregare nessuno, mi hanno retribuito notturni e domeniche.

Amazon mi sembra perfetta e decido di candidarmi come instructor (formatore e tutor dei nuovi assunti) e ottengo questa opportunità. Li tutto sembra possibile, anche che io col mio contratto a tempo determinato faccia l’istruttore.

Poi arriva il 22 dicembre, a 3 giorni da Natale il mio regalo è la scadenza del contratto e il mancato rinnovo. Perché? Non ci posso credere.

Allora capisco.

Sono solo un numero. Un lavoratore usa e getta. Mi guardo intorno e tra gli scaffali del magazzino ci sono tutte facce nuove.

È il win win di Amazon e Adecco, vincono solo loro. Oggi Adecco mi ha fatto sapere che non ci sono lavori in giro… eh certo! Hanno trovato il modo di fare profitto sulle spalle nostre. E a noi solo briciole, per qualche mese, poi basta. Poi largo ai nuovi! Che fanno sembrare in aumento i posti di lavoro. Invece aumenta solo la miseria e la delusione.

Tutti d’accordo, i sindacati complici, le leggi sul lavoro, il Jobs act, Amazon e Adecco… e noi? I lavoratori?

Francé il problema non è che li si lavora come schiavi, ma che non ci fanno nemmeno lavorare!!

Uno schiavo si può liberare, ma un fazzoletto di carta usato lo butti… e i lavoratori oggi sono questo!

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About Francesco Iacovone

Mi occupo di tutela collettiva dei diritti dei lavoratori. A me piace definirmi un lavoratore prestato al sindacato, anche se formalmente faccio parte dell’Esecutivo Nazionale Cobas [Read more]

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