Francesco Iacovone – Pensieri in Parole https://www.francescoiacovone.com un blog di Francesco Iacovone Mon, 21 Sep 2020 09:25:48 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.1 Covid, quando ne usciremo vanno celebrati i lavoratori del commercio https://www.francescoiacovone.com/covid-quando-ne-usciremo-vanno-celebrati-i-lavoratori-del-commercio/ https://www.francescoiacovone.com/covid-quando-ne-usciremo-vanno-celebrati-i-lavoratori-del-commercio/#respond Mon, 21 Sep 2020 09:25:47 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8447 Il Corriere della Sera titola: “Covid, quando ne usciremo vanno celebrate le cassiere”. Io aggiungo che vanno celebrati tutti i lavoratori del commercio. View this post on Instagram @corriere #commesse #cassiera #grazie #covid19 A post shared by Francesco Iacovone (@francesco_iac) on Sep 11, 2020 at 11:20pm PDT Ma come vanno celebrati i lavoratori del commercio? …

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Il Corriere della Sera titola: “Covid, quando ne usciremo vanno celebrate le cassiere”. Io aggiungo che vanno celebrati tutti i lavoratori del commercio.

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Ma come vanno celebrati i lavoratori del commercio?

Bene, a mio avviso il miglior modo di celebrarli sarebbe pieno di cose concrete: salario più dignitoso, rispetto dei tempi di vita, pari opportunità. rispetto della maternità e della paternità, libera scelta sul lavoro part time, riposo domenicale e festivo, rispetto della dignità delle persone…

Sono certo che la lista non è esaustiva, commentate con i vostri suggerimenti…

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Le commesse non possono bere né pisciare https://www.francescoiacovone.com/le-commesse-non-possono-bere-ne-pisciare/ https://www.francescoiacovone.com/le-commesse-non-possono-bere-ne-pisciare/#respond Tue, 15 Sep 2020 04:34:00 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=7088 Curiosando sul gruppo Facebook “Le commesse sante subito” ho raccolto le confessioni shock di tante di loro che non possono bere né pisciare. E di racconti così ne sento molti anche al sindacato: In riferimento sempre e per fortuna al mio ex posto di lavoro vi pongo una domanda: avete diritto ad andare alla toilette? …

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  • Curiosando sul gruppo Facebook “Le commesse sante subito” ho raccolto le confessioni shock di tante di loro che non possono bere né pisciare. E di racconti così ne sento molti anche al sindacato:
  • In riferimento sempre e per fortuna al mio ex posto di lavoro vi pongo una domanda: avete diritto ad andare alla toilette? Da me non era concesso!

    Questo il post di Vale, seguito da molti commenti che confermano l’attacco ai più elementari diritti umani messo in campo dalle multinazionali del commercio:

    Lucia: “Oltre a chiedere il permesso (anche se non si lavorava alle casse o a banco servito), ci prendevano il tempo. Se ci mettevi troppo chiedevano cosa avessi fatto. Una volta in un turno di sei ore sono dovuta andare due volte al bagno (avevo mangiato x frutta il cocomero e si sa…), mi hanno chiesto il certificato medico per giustificare il fatto. Il mio dottore ride ancora adesso a distanza di 18 anni…”

    Mary: “Dove ho lavorato un paio di anni fa non potevo andare in bagno, né avere 10 minuti di pausa dopo tante ore di lavoro o fare la pausa pranzo. Apertura e chiusura tutti i giorni e giorno di riposo ogni 15 giorni se mi andava bene. Me ne sono andata dopo un esaurimento nervoso e sono passata alla concorrenza. Trattamento completamente diverso, ma per non sbagliare stavo comunque attenta a non andare troppo spesso in bagno o fare tutti i giorni la pausa. Una volta ero al banco a servire in un momento di calma e allungandomi per prendere qualcosa mi è sceso un fiume di sangue che non finiva più. Sono andata al bagno più vicino per controllare la situazione e c’era un bel casino quindi sono andata fino ai spogliatoi e più in fretta che potevo mi sono sistemata. Tenendo conto che questo mi succede perché ho problemi gravi di salute che i miei colleghi conoscevano, quando sono tornata al banco (avrò perso, esagerando, 10 minuti) mi sono sentita dire di tutto. Ho tentato di spiegare la situazione, ma sembrava che si incazzassero ancora di più. Sinceramente sono stufa di sentirmi dire persino se posso o meno andare in bagno. Ho iniziato a lavorare di nuovo da pochi giorni e quando mi hanno fatto la battuta “ah, anche in bagno vorresti andare?” l’ho zittito con lo sguardo.”

    Carla: “No è davanti ai clienti mi è stato detto di mettermi un pannolone… per fortuna mi sono licenziata non ne potevo più.”

    Mariella: “A noi in cassa non è concesso bere o mangiare caramelle ma noi lo facciamo di nascosto anche perché non c’è aria condizionata alle casse”.

    Carla: “Non me lo dire, 8/9 ore di cassa senza staccare. Neanche un caffè…. mi ha fatto ammalare 7 anni così.”

    Come potete facilmente comprendere non è affatto un caso isolato (qualche tempo fa una cassiera si è fatta la pipì addosso durante il turno di lavoro), ma è una prassi molto diffusa. Ecco, questo post è dedicato a tutti quelli che raffigurano la categoria del commercio come lamentosa e a quelli che dicono in coro “ringrazia Dio che lavori”.  E poi quale Dio? Quello del denaro?

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    Blocco licenziamenti Decreto Agosto: come funziona? https://www.francescoiacovone.com/blocco-licenziamenti-decreto-agosto-come-funziona/ https://www.francescoiacovone.com/blocco-licenziamenti-decreto-agosto-come-funziona/#respond Tue, 01 Sep 2020 07:17:14 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8436 Come funziona il nuovo blocco dei licenziamenti a decorrere dal 18 agosto? Cos’è cambiato rispetto alla normativa precedente? Il Decreto legge n. 104 del 14 agosto 2020 (cosiddetto Decreto agosto) ha disposto la proroga del divieto di licenziamento per ragioni economiche introdotto dal “Cura Italia” (D.l. n. 18/2020 convertito in Legge n. 27/2020). Il blocco, …

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    Come funziona il nuovo blocco dei licenziamenti a decorrere dal 18 agosto? Cos’è cambiato rispetto alla normativa precedente?

    Il Decreto legge n. 104 del 14 agosto 2020 (cosiddetto Decreto agosto) ha disposto la proroga del divieto di licenziamento per ragioni economiche introdotto dal “Cura Italia” (D.l. n. 18/2020 convertito in Legge n. 27/2020).

    Il blocco, tuttavia, opera con tempistiche diverse perché legato a:

    • Esaurimento delle 18 settimane di ammortizzatori sociali richiedibili dal 13 luglio al 31 dicembre 2020;
    • Esaurimento dell’esonero contributivo introdotto dal “Decreto Agosto” in alternativa all’utilizzo degli ammortizzatori sociali.

    Di conseguenza, in caso di ricorso agli ammortizzatori sociali il divieto di licenziamento si applica fino all’esaurimento delle 18 settimane di Cassa ovvero, per le aziende che non chiedono gli ammortizzatori, fino al 31 dicembre 2020.

    Nella seconda ipotesi (esonero contributivo), la fine del blocco dev’essere calcolata con riferimento al doppio delle ore di integrazione salariale richieste con causale “COVID-19” per i mesi di maggio e giugno 2020. In tutti gli altri casi il termine è fissato per il 31 dicembre 2020.

    Blocco licenziamenti Decreto Agosto: quali interessa

    Il “Decreto Agosto” dispone il blocco fino al 31 dicembre 2020 dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e sospende le procedure eventualmente già in corso.

    Inoltre, per le aziende “grandi” (quelle con più di 15 dipendenti) è disposto lo stop all’avvio di procedure di licenziamento collettivo. Sono poi sospese:

    • Le procedure di licenziamento collettivo in corso;
    • Le procedure di licenziamento collettivo pendenti avviate in data successiva al 23 febbraio 2020.

    Fanno eccezione i licenziamenti intimati al personale già impegnato in appalto in caso di subentro di un nuovo appaltatore in base alla legge, al CCNL applicato ovvero ad una clausola del contratto di appalto.

    Alle imprese è concesso di revocare nel 2020 i licenziamenti per GMO a patto che richiedano contestualmente un trattamento di integrazione salariale, decorrente dalla data di efficacia del recesso. In queste ipotesi il rapporto di lavoro si considera ripristinato senza alcuno stacco temporale.

    Deroghe alla disciplina

    Rispetto alla disciplina “ante 18 agosto” il nuovo blocco dei licenziamenti non opera in maniera assoluta. Esistono infatti una serie di casistiche in cui all’azienda è concesso di recedere dal rapporto:

    • Licenziamenti derivanti dalla cessazione definitiva dell’azienda;
    • Licenziamenti conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, qualora nel corso della procedura non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano realizzare un trasferimento d’azienda o di un ramo della stessa;
    • Accordo aziendale stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale in cui si incentiva la risoluzione del contratto, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al suddetto accordo (cui viene comunque riconosciuta la NASPI);
    • Licenziamenti intimati a seguito di fallimento dell’azienda, nei casi in cui non vi sia o cessi l’esercizio provvisorio d’impresa.

    Blocco dei licenziamenti fino al 17 agosto

    Il governo, con la finalità di tutelare i posti di lavoro di fronte agli effetti economici preoccupanti causati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, ha previsto all’articolo 46 del Decreto legge n. 18/2020 (convertito poi in Legge n. 27/2020) il blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (GMO) per un periodo di 60 giorni a decorrere dal 17 marzo (data fine il 16 maggio 2020).

    In particolare nel periodo citato è stato disposto lo stop:

    • ai recessi da parte delle aziende a mezzo licenziamento individuale per GMO,
    • nonché l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo e la sospensione di quelle pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020.

    Successivamente, il Decreto legge n. 34/2020 (cosiddetto “Decreto Rilancio”) entrato in vigore il 19 maggio ha esteso l’efficacia del blocco fino al 17 agosto 2020, lasciando scoperte le giornate del 17 e 18 maggio in cui non era appunto vigente il divieto di licenziamento.

    Con specifico riguardo ai licenziamenti collettivi lo stop ha riguardato le procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della Legge n. 223/91:

    Azienda in CIGS che non sia in grado di rioccupare tutti i dipendenti sospesi e non possa altresì ricorrere a misure alternative;

    • Aziende che a causa di una riduzione o trasformazione dell’attività intendono effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni in ciascuna unità produttiva o in più unità site nella stessa provincia.

    Inoltre, per effetto di una modifica intervenuta in sede di conversione del “Decreto Cura Italia” in Legge n. 27/2020 il blocco non ha riguardato i licenziamenti intimati al personale già impiegato in appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, in forza di legge, contratto collettivo o clausola del contratto di appalto.

    Ammortizzatori sociali per 18 settimane

    L’articolo 1 del “Decreto Agosto” introduce 9 settimane di ammortizzatori sociali per il periodo 13 luglio – 31 dicembre 2020, da richiedere con causale “COVID-19”, cui se ne aggiungono altrettante soggette tuttavia al pagamento di un contributo addizionale pari a:

    • Al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per  le  ore  di  lavoro  non  prestate  durante i periodi di Cassa, in caso di aziende che abbiano subito un calo del fatturato inferiore al 20% nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019;
    • Al 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al dipendente per  le  ore  di  lavoro  non  prestate  durante i periodi di Cassa, per le imprese che non hanno avuto cali di fatturato.

    Il contributo non è dovuto per le aziende che hanno totalizzato una diminuzione del fatturato pari o superiore al 20% ovvero per chi ha iniziato l’attività d’impresa dopo il 1° gennaio 2019.

    Eventuali periodi di Cassa già richiesti ricadenti anche parzialmente in periodi posteriori al 12 luglio 2020 sono imputati, se autorizzati, alle prime nove settimane.

    Il nuovo esonero contributivo

    Strettamente legato, come si è visto, al divieto di licenziamento è il nuovo esonero contributivo introdotto dal “Decreto Agosto”:

    • per le aziende che non facciano ricorso agli ammortizzatori sociali per COVID-19;
    • e che abbiano usufruito degli ammortizzatori sociali per COVID-19 nei mesi di maggio e giugno 2020.

    L’agevolazione, esonera i datori di lavoro dal versamento dei contributi INPS a loro carico:

    • fruibile per un massimo di 4 mesi e comunque non oltre il 31 dicembre 2020
    • sono esclusi i premi INAIL
    • e nel limite del doppio delle ore di ammortizzatori sociali fruite a maggio e giugno 2020.

    Rientrano nella platea dei beneficiari anche coloro che hanno richiesto periodi di Cassa ai sensi del “Decreto Cura Italia” collocati, anche solo parzialmente, in periodi successivi il 12 luglio 2020.

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    Il Covid e quelle regole saltate che mettono a rischio i lavoratori https://www.francescoiacovone.com/il-covid-e-quelle-regole-saltate-che-mettono-a-rischio-i-lavoratori/ https://www.francescoiacovone.com/il-covid-e-quelle-regole-saltate-che-mettono-a-rischio-i-lavoratori/#respond Tue, 18 Aug 2020 08:32:29 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8424 Non si può parlare di sicurezza sul lavoro al tempo del Covid-19 senza parlare dei lavoratori. Io principalmente mi occupo di quelli che trovate nei negozi, nei supermercati e nei centri commerciali. Molti di loro non si sono fermati mai, neanche durante il lock down, e oltre ad essere esposti a un rischio altissimo, non …

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    Non si può parlare di sicurezza sul lavoro al tempo del Covid-19 senza parlare dei lavoratori. Io principalmente mi occupo di quelli che trovate nei negozi, nei supermercati e nei centri commerciali. Molti di loro non si sono fermati mai, neanche durante il lock down, e oltre ad essere esposti a un rischio altissimo, non sono preparati psicologicamente ad affrontare tutto questo. Non hanno il ‘pelo sullo stomaco’ degli eroi della sanità. Non hanno le giuste protezioni e la paura vincerà sulla loro psiche già troppo provata. Non ho una soluzione stavolta, mi sento fragile anche io. Devo ripensare questa nuova condizione. Ma so che non ce la faranno a reggere per troppo tempo. Non sanno come abbracciare i propri figli al rientro a casa, a baciare le mogli e i mariti. Sempre in tensione per sperare in una distanza che non c’è mai. Sempre attenti a non togliere una mascherina che non ti protegge affatto perché logora e spesso non a norma, quando c’è. Ecco, io non so come finirà tutta questa storia, ma loro – eroi per puro caso – ne usciranno a pezzi. Se ne usciranno. Se ne usciremo.

    Ci siamo trovati davanti questa condizione. Nuova e per certi versi spaventosa. Ci siamo trovati a combattere contro le aziende restie a spendere soldi per dotare i lavoratori di tutte le necessarie protezioni, ma ancor di più contro le fake news che troppo spesso hanno rischiato, e rischiano ancora, di vanificare i nostri sforzi. Una guerra in salita combattuta a perdifiato. Protocolli anti Covid da sottoscrivere, verifiche della loro applicazione, denunce agli organi preposti degli abusi, sensibilizzazione dei lavoratori al rispetto delle normative. Una rincorsa al massimo contenimento del rischio da contagio. Perché purtroppo il rischio zero non esiste.

    Proprio mentre in questi giorni si richiamano i cittadini ai rischi derivanti dalla movida senza regole e dal pericolo del rientro delle vacanze dai luoghi a rischio, nelle vie dello shopping e nei centri commerciali le regole sono saltate tutte. Assembramenti senza contingentamento agli ingressi, scorretto uso della mascherina e a volte assenza totale della stessa, sono le scene che ormai ci riserva lo shopping, soprattutto nel week end. Altro che movida selvaggia: lo shopping senza regole rappresenta un vero e proprio pericolo per la salute dei lavoratori e dei cittadini. Ma nonostante questo molti dei nostri appelli sono caduti nel vuoto.

    “Gli spazi offerti da molti supermercati sono ampi, i ricambi d’aria frequenti e il numero di clienti limitato, grazie alla pratica degli accessi contingentati. La combinazione di questi fattori rende il rischio di contagio basso, mentre rimane più RILEVANTE per chi nei supermercati ci lavora”. No, non lo dice il sindacalista rompipalle, lo afferma Erin Bromage, biologo che si occupa di immunologia e insegna presso l’University of Massachusetts, Dartmouth, negli Stati Uniti. Avremmo quindi bisogno di controlli che tengano a riparo i lavoratori dal pericolo di contagio e di appelli alla cittadinanza fatti dalle istituzioni . Perché la guerra al virus non è certo vinta e i luoghi chiusi con impianti di ventilazione e climatizzazione potrebbero favorire la dispersione e diffusione delle goccioline di saliva eventualmente infette. Insomma, si potrebbero trasformare in veri e propri focolai.

    Non solo, grazie al negazionismo e alle fake news (spesso propagandate da politici e medici), si sono moltiplicati gli episodi di aggressione ai danni dei commessi di negozi, supermercati e centri commerciali che richiamano i clienti all’uso della mascherina. L’ultimo in ordine di tempo è avvenuto a Modena, in un negozio di giocattoli, dove una commessa è stata insultata e ha subito un lancio di oggetti con violenza da parte di una coppia insofferente alla mascherina. Ma episodi simili sono avvenuti a Roma, alla Coop di Livorno, dove un commesso è stato picchiato e mandato all’ospedale, o al Penny Market di Torino, stessa sorte per una cassiera. Ormai queste aggressioni non si contano più e sono la quotidianità.

    Dagli insulti alle minacce fino ad arrivare alle mani. Tutti i giorni. Dal Nord al Sud del Paese. L’importanza dell’uso della mascherina e del distanziamento sociale per questi lavoratori è fondamentale, visto che sono esposti al pubblico in ambienti chiusi per molte ore al giorno. E non possono certo rischiare la propria incolumità fisica a causa di alcuni clienti che negano la più grave crisi sanitaria degli ultimi 100 anni.

    E mentre la pandemia soffia forte, restano in campo tutti gli altri temi sulla sicurezza. Cito alcuni degli episodi che sono emersi (perché la maggior parte non ha diritto di cittadinanza sulla cronaca): commessa rapinata sotto la minaccia di una pistola sulla tempia. Commesso 53enne investito dal camion dei rifiuti nel parcheggio del supermercato trasportato in ospedale in codice rosso. Incidente occorso a una commessa di un negozio: nell’esercizio commerciale, regolarmente chiuso al pubblico, pare si stessero svolgendo i lavori di sanificazione dei locali, in vista delle riapertura, e la commessa si sia ferita con sostanze chimiche Oltre al nemico invisibile, al Covid-19, siamo costretti a fare i conti con una serie di nemici visibili, sottovalutati e dai quali ci dobbiamo difendere.

    E per ultimo ci sono quelli che la pandemia l’hanno pagata con la vita. Una strage silenziosa: ci si ammala, a volte si muore. Ma le aziende del commercio tengono i dati sotto al tappeto, come se questi lavoratori fossero polvere dell’ingranaggio di un profitto che cresce. Nessuna conferenza stampa della Protezione Civile, nessuna statistica.

    Non credo di poter mai dimenticare le mie giornate passate a telefonare ai lavoratori in quarantena obbligatoria o colpiti dal virus. La lista che si allungava giorno dopo giorno e che si sta allungando ancora una volta, ora che il contagio cresce.

    “Ciao, quanta febbre hai oggi? Quando ti fanno il tampone?”

    E non sempre è andato tutto bene. Non è andato bene ad Elena, che lavorava alla Coop di Bagno a Ripoli da undici anni ed era impiegata nel reparto pescheria o ad Alexander, che lavorava come guardia giurata davanti al Carrefour di Novara, aveva solo 33 anni e ha lasciato la compagna e due figlie . Elena e Alexander sono soltanto due di una lista lunga e nascosta sotto una coltre di omertà.

    Il mio contributo su immagina.eu

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    Covid-19, centri commerciali senza più regole: l’audio WhatsApp della commessa https://www.francescoiacovone.com/covid-19-centri-commerciali-senza-piu-regole-laudio-whatsapp-della-commessa/ https://www.francescoiacovone.com/covid-19-centri-commerciali-senza-piu-regole-laudio-whatsapp-della-commessa/#respond Tue, 04 Aug 2020 13:43:48 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8413 Siamo a Roma, di domenica, e sul mio smartphone arriva un audio WhatsApp da cui si evince la disperazione della commessa che si sente in pericolo. Ormai le regole sono saltate tutte e i commessi sono esposti al rischio per l’arrogante incoscienza e la maleducazione di molti clienti e di qualche collega. Un audio di …

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    Siamo a Roma, di domenica, e sul mio smartphone arriva un audio WhatsApp da cui si evince la disperazione della commessa che si sente in pericolo. Ormai le regole sono saltate tutte e i commessi sono esposti al rischio per l’arrogante incoscienza e la maleducazione di molti clienti e di qualche collega.

    Un audio di pochi secondi, ho camuffato la voce per rendere irriconoscibile la commessa, ma la sua voce è di certo la stessa di molti di voi. Non trovate?

    “Oh Frà, scusa se te rompo i cojoni, eviterei proprio perché… però io sto al lavoro purtroppo… qui è il delirio più assoluto, c’è un casino di gente, ci stanno assembramenti ovunque, la gente non mantiene le distanze. Non tengono la mascherina, addirittura è entrato un ragazzo senza mascherina e anche molti dei miei colleghi lavorano con la mascherina tirata giù. Nessuno dei miei colleghi riprende le persone che hanno la mascherina tirata giù, sono io l’unica. A noi non ci forniscono più le mascherine chirurgiche, ma ci hanno fornito una mascherina lavabile di cui poi ti manderò la foto. E niente, io non mi sento sicura, qui non c’è proprio controllo per niente. C’è un casino della Madonna di gente, tutti appiccicati, tutti con la mascherina abbassata o comunque sotto al naso e per parlare se la tirano giù comunque. Si può fare qualcosa?

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    Pedofilo molesta due bambine al centro commerciale https://www.francescoiacovone.com/pedofilo-molesta-due-bambine-al-centro-commerciale/ https://www.francescoiacovone.com/pedofilo-molesta-due-bambine-al-centro-commerciale/#respond Thu, 30 Jul 2020 07:39:26 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8407 Ha palpeggiato una ragazzina e ha mostrato le parti intime a un’altra. Le mamme hanno dato l’allarme, bloccato a Modena un pedofilo reggiano E’ un reggiano di 40 anni l’uomo denunciato nel corso dell’ultimo fine settimana dalla polizia di Modena per aver palpeggiato una bambina e aver mostrato a un’altra le parti intime, all’interno del centro commerciale Grandemilia.Nel weekend …

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    Ha palpeggiato una ragazzina e ha mostrato le parti intime a un’altra. Le mamme hanno dato l’allarme, bloccato a Modena un pedofilo reggiano

    E’ un reggiano di 40 anni l’uomo denunciato nel corso dell’ultimo fine settimana dalla polizia di Modena per aver palpeggiato una bambina e aver mostrato a un’altra le parti intime, all’interno del centro commerciale Grandemilia.

    Nel weekend scorso una bimba che stava ammirando alcuni giocattoli disposti sugli scaffali, quando ad un certo punto l’uomo le si è avvicinato mostrando all’improvviso le parti intime. Poco dopo il ‘mostro’ è corso incontro ad un’altra bambina, intenta a scegliere materiale di cancelleria per la scuola e l’ha palpeggiata. Il pedofilo è stato arrestato poco dopo dalla polizia per violenza sessuale e atti osceni aggravati nei confronti delle due minorenni. Sono diverse le giovanissime vittime accertate delle sue ’attenzioni’, ma l’uomo di precedenti ne ha diversi, anche molto recenti.

    Non si esclude che l’orco si fosse introdotto poco prima nella galleria dell’ipermercato proprio con l’intenzione di individuare una piccola preda e mettere così in atto i terribili gesti nei confronti della vittima prescelta. Sono state le mamme delle bambine, sotto choc per l’accaduto, a chiamare la polizia e a raccontare quanto accaduto alle piccole, spaventatissime e in lacrime.

    La prima telefonata è partita da una donna che, in quel momento, si trovava con la figlioletta nella corsia del reparto scuola dell’ExtraCoop. Secondo quanto poi testimoniato dalla bambina – e documentato in seguito dalle immagini di videosorveglianza –, l’uomo aveva affiancato la minore, ferma a pochi metri dalla mamma. Arrivato correndo nel reparto e con mossa fulminea l’aveva quindi palpeggiata per poi allontanarsi di corsa. Poco dopo una seconda telefonata: un’altra mamma che denunciava la presenza di un orco che aveva mostrato le parti intime alla figlioletta.

    La bimba era stata avvicinata dal pedofilo mentre era intenta a guardare delle bambole nel reparto giocattoli. Il 40enne si era abbassato i pantaloni per poi darsi alla fuga tra le grida terrorizzate del genitore. Nonostante lo choc per l’accaduto sia le mamme che le piccolissime vittime sono riuscite a fornire una descrizione dettagliata del pedofilo, tanto che gli agenti della volante, subito intervenuti sul posto, lo hanno identificato proprio mentre cercava di allontanarsi dal centro commerciale. Il Gip, lunedì ha convalidato l’arresto del pedofilo disponendo per il 40enne gli arresti domiciliari.

    Le accuse sono appunto quelle di violenza sessuale aggravata perché commessa ai danni di una minore sotto i quattordici anni e atti osceni aggravati perché commessi in luoghi abitualmente frequentati da minori.
     

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    CCNL Commercio: facciamo chiarezza sul preavviso per dimissioni o licenziamento https://www.francescoiacovone.com/ccnl-commercio-facciamo-chiarezza-sul-preavviso-per-dimissioni-o-licenziamento/ https://www.francescoiacovone.com/ccnl-commercio-facciamo-chiarezza-sul-preavviso-per-dimissioni-o-licenziamento/#comments Mon, 20 Jul 2020 02:07:00 +0000 http://www.francescoiacovone.com/?p=6692 Tanti lavoratori che si vedono applicato il CCNL del commercio mi domandano quali siano i termini del preavviso in caso di licenziamento o dimissioni e le variabili che li determinano sono molte e dipendono dall’anzianità di servizio e dal livello contrattuale. Orientarci un po’ sulla normativa potrebbe risultarci utile. E allora andiamo a dare uno …

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    Tanti lavoratori che si vedono applicato il CCNL del commercio mi domandano quali siano i termini del preavviso in caso di licenziamento o dimissioni e le variabili che li determinano sono molte e dipendono dall’anzianità di servizio e dal livello contrattuale. Orientarci un po’ sulla normativa potrebbe risultarci utile. E allora andiamo a dare uno sguardo alla materia.

    I termini del preavviso sono pari a dei giorni di calendario. In caso di inosservanza del periodo di preavviso, scatta l’obbligo di erogare l’indennità sostitutiva del preavviso che è pari alla normale retribuzione (paga base, indennità di contingenza, ecc.), ad esclusione dello straordinario e dei rimborsi spese.

    I lavoratori del settore in caso di dimissioni sono tenuti ad osservare un termine di preavviso stabilito contratto. Allo stesso modo, in caso di licenziamento, i datori di lavoro sono tenuti concedere il periodo di preavviso al lavoratore prima dell’ultimo giorno di lavoro indicato nella lettera di licenziamento.

    Il preavviso va concesso sia in caso di dimissioni che di licenziamento.

    In caso di inosservanza dei termini di preavviso, scatta il diritto all’indennità sostitutiva del preavviso che si concretizza, nel caso di licenziamento senza preavviso, in una indennità che spetta in busta paga al lavoratore; mentre nel caso di dimissioni senza osservanza del periodo di preavviso, in una trattenuta in busta paga pari all’indennità sostitutiva del preavviso prevista dal CCNL.

    Vediamo quali sono i termini di preavviso e quale è e come si calcola l’indennità sostitutiva del preavviso nel caso il rapporto di lavoro termini prima che sia stato osservato quest’ultimo periodo di preavviso.

    Preavviso licenziamento nel CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi – Confcommercio

    I termini di preavviso riguardano il recesso, quindi la dimissione del lavoratore o licenziamento del datore di lavoro, da un contratto a tempo indeterminato e disciplinati dall’art. 234 del CCNL:

    I termini di preavviso, a decorrere dal primo o dal sedicesimo giorno di ciascun mese, sono stabiliti in base all’anzianità di servizio.

    Fino a cinque anni di servizio compiuti:

    Quadri e I livello: 60 giorni di calendario;
    II e III livello: 30 giorni di calendario;
    IV e V livello: 20 giorni di calendario;
    VI e VII livello: 15 giorni di calendario.

    Oltre cinque anni e fino a dieci anni di servizio compiuti:

    Quadri e I livello: 90 giorni di calendario;
    II e III livello: 45 giorni di calendario;
    IV e V livello: 30 giorni di calendario;
    VI e VII livello: 20 giorni di calendario.

    Oltre dieci anni e fino a dieci anni di servizio compiuti:

    Quadri e I livello: 120 giorni di calendario;
    II e III livello: 60 giorni di calendario;
    IV e V livello: 45 giorni di calendario;
    VI e VII livello: 20 giorni di calendario.

    Preavviso dimissioni nel CCNL Commercio – Confcommercio

    I termini di preavviso in caso di dimissioni sono cambiati dall’accordo di rinnovo del 26 febbraio 2011. In caso di dimissioni volontarie sono disciplinati dall’art. 241 del CCNL: sarà corrisposto al lavoratore dimissionario il trattamento di fine rapporto di cui all’art. 236. Le dimissioni devono essere rassegnate in ogni caso in maniera elettronica presso un patronato e il preavviso decorre dal primo o dal sedicesimo giorno di ciascun mese:

    Fino a cinque anni di servizio compiuti:

    Quadri e I livello: 45 giorni di calendario;
    II e III livello: 20 giorni di calendario;
    IV e V livello: 15 giorni di calendario;
    VI e VII livello: 10 giorni di calendario.

    Oltre cinque anni e fino a dieci anni di servizio compiuti:

    Quadri e I livello: 60 giorni di calendario;
    II e III livello: 30 giorni di calendario;
    IV e V livello: 20 giorni di calendario;
    VI e VII livello: 15 giorni di calendario.

    Oltre dieci anni e fino a dieci anni di servizio compiuti:

    Quadri e I livello: 90 giorni di calendario;
    II e III livello: 45 giorni di calendario;
    IV e V livello: 30 giorni di calendario;
    VI e VII livello: 15 giorni di calendario.

    Se il dipendente non ha dato il preavviso, il datore di lavoro ha facoltà di ritenergli dalle competenze nette una somma pari all’importo della retribuzione di fatto di cui all’art. 195 corrispondente ai periodi di cui al comma precedente, comprensiva dei ratei di 13^ e 14^ mensilità.

    Su richiesta del dimissionario, il datore di lavoro può rinunciare al preavviso, facendo in tal caso cessare subito il rapporto di lavoro. Ove invece il datore di lavoro intenda di sua iniziativa far cessare il rapporto prima della scadenza del preavviso, ne avrà facoltà, ma dovrà corrispondere al lavoratore l’indennità sostitutiva nelle misure di cui al comma precedente per il periodo di anticipata risoluzione del rapporto di lavoro.

    Come si calcolano i giorni di preavviso nel contratto commercio? La decorrenza è dal primo o dal sedicesimo giorno di ciascun mese. Ciò significa che se la dimissione o il licenziamento avviene ad esempio in data 12 del mese, il preavviso da rispettare dalla parte recedente decorrerà dal giorno 16. Viceversa se la dimissione o il licenziamento avviene ad esempio il giorno 23 del mese, il termine di preavviso decorrerà dal giorno 1 del mese successivo.

    I giorni di calendario per il preavviso nel contratto commercio sono pari a un numero di giorni, compreso sabato e domenica o giorni comunque di riposo o non lavorati, pari a quelli indicati. Ovvero se il preavviso da rispettare è di 20 giorni e il giorno successivo alla data di dimissione o licenziamento è un sabato o domenica, si conterà nel calcolo.

    Indennità sostitutiva preavviso nel CCNL Terziario, distribuzioni e servizi Confcommercio

    È disciplinata dall’art. 235 che recita: “Ai sensi del secondo comma dell’art. 2118 c.c. in caso di mancato preavviso al lavoratore sarà corrisposta una indennità equivalente all’importo della retribuzione di fatto di cui all’art. 195 corrispondente al periodo di cui all’articolo precedente, comprensiva dei ratei di 13a e 14a mensilità”.

    Questo articolo del CCNL fa riferimento a quanto disciplinato dall’art. 2118 del codice civile, che tratta il recesso dal contratto a tempo indeterminato. Il codice civile legittima il preavviso nel contratto collettivo laddove precisa che “Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti”.

    E al comma 2 richiamato dall’art. 235 del CCNL stabilisce che “In mancanza di preavviso, il recedente è tenuto verso l’altra parte a un’indennità equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso”.

    Ammontare dell’indennità sostitutiva del preavviso.

    L’art. 234 del contratto commercio stabilisce che va erogata al lavoratore, in caso di licenziamento senza rispetto del preavviso, o va trattenuta al lavoratore, in caso di dimissione senza rispetto del preavviso, “un’indennità pari alla retribuzione di fatto di cui all’art. 195″

    Art. 195 del CCNL Commercio:

    La retribuzione di fatto è costituita dalle voci di cui al precedente art. 193 nonché da tutti gli altri elementi retributivi aventi carattere continuativo ad esclusione dei rimborsi di spese, dei compensi per lavoro straordinario, delle gratificazioni straordinarie o una tantum, e di ogni elemento espressamente escluso dalle parti dal calcolo di singoli istituti contrattuali ovvero esclusi dall’imponibile contributivo a norma di legge.

    Ed è proprio l’art. 193 del CCNL che parla delle voci della busta paga che vanno incluse nel calcolo dell’indennità sostitutiva del preavviso. E più precisamente:

    La normale retribuzione del lavoratore è costituita dalle seguenti voci:

    • a ) paga base nazionale conglobata;
    • b) indennità di contingenza (con conglobamento dell’EDR);
    • c) terzi elementi nazionali o provinciali ove esistenti;
    • d) eventuali scatti di anzianità per gli aventi diritto ai sensi del precedente art.192;
    • e) altri elementi derivanti dalla contrattazione collettiva.

    In sostanza per il numero di giorni di preavviso sopra stabiliti al lavoratore, in caso di licenziamento senza preavviso, spetta una misura dell’indennità pari alla normale retribuzione in busta paga, che è generalmente indicata nella parte alta del cedolino dove ci sono gli elementi fissi e continuativi della retribuzione.

    Il CCNL esclude, come si può leggere dall’art. 195, i rimborsi spese, il lavoro straordinario, i compensi una tantum e i compensi esclusi dall’imponibile previdenziale Inps. Inoltre va evidenziato che al lavoratore spetta un’indennità sostitutiva del preavviso che comprende il rateo di tredicesima e quattordicesima mensilità.

    Termini di preavviso CCNL commercio contratto a tempo determinato

    Il preavviso non è contemplato nel contratto a tempo determinato, che è un contratto nel quale viene apposto un termine. In caso di recesso anticipato dal contratto a termine si osservano le regole e in caso di recesso da parte del datore di lavoro, il lavoratore ha diritto ad essere risarcito con tutte le retribuzioni che gli sarebbero spettate fino alla scadenza del contratto.

    Il preavviso per il contratto di apprendistato nel CCNL Commercio

    Il contratto di apprendistato nel CCNL Commercio prevede nella sua normativa la possibilità di recedere da durante il periodo formativo e di apprendistato. Vanno comunque osservati i termini di preavviso, che sono gli stessi previsti per i lavoratori in forza fino a cinque anni di servizio compiuti.

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    Le commesse ripiegano la vita nello scaffale https://www.francescoiacovone.com/le-commesse-ripiegano-la-vita-nello-scaffale/ https://www.francescoiacovone.com/le-commesse-ripiegano-la-vita-nello-scaffale/#respond Fri, 17 Jul 2020 06:42:08 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8393 Le commesse: la canzone di Daniele Bersanti scatta una fotografia che ben descrive la condizione di queste lavoratrici: «Forse questo periodo strano ci ha dato degli occhi diversi, oppure semplicemente la possibilità di vedere meglio delle cose. Ed è così che mi è arrivata “Le Commesse”. Mi sono seduto su uno di quei divanetti che …

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    Le commesse: la canzone di Daniele Bersanti scatta una fotografia che ben descrive la condizione di queste lavoratrici:

    «Forse questo periodo strano ci ha dato degli occhi diversi, oppure semplicemente la possibilità di vedere meglio delle cose. Ed è così che mi è arrivata “Le Commesse”. Mi sono seduto su uno di quei divanetti che si trovano nei negozi, ho alzato gli occhi ed ho visto una scena che si ripeteva a loop: una commessa, assente, stanca, intenta a piegare e ripiegare la solita maglia che i clienti avevano preso e poi lasciato lì. Mi è sembrato da subito una chiave di lettura della sua vita. Ho scavato in quell’istante, in quell’immagine, e c’era lei, con tutte le sue fatiche, i progetti rimandati, quei vaffanculo soppressi da un sorriso laconico, i sogni un po’ abbandonati tra i vestiti ed un affitto da pagare, tra gli anni che passano ed i contratti stagionali che si ripetono».

    Il videoclip di “Le Commesse” mette al centro una ragazza, protagonista dell’intera sequenza di immagini, lei e la sua routine scandita da momenti a volte ironici, altre malinconici. Daniele Barsanti, parallelamente, è una figura che osserva la ragazza dall’esterno e, in qualche modo, la accompagna nel corso delle sue ordinarie giornate. Daniele porta colore nella sua vita e, nel secondo ritornello, come protagonista di un sogno, si libera ballando in maniera dolce e sensuale ma, sul finale del video, l’incantesimo si spezza e torna alla quotidianità.

    A voi il testo completo de “Le Commesse”:

    Hanno perso la battaglia col Natale
    e contro ogni tipo di festività
    con il trucco e con il vizio di fumare
    con le spese per la casa
    e con il Dams all’università

    Sono belle e sanno anche un po’ l’inglese
    e non ti dicono mai la verità
    hanno il fascino delle donne incomprese
    e quei profumi che ti fanno
    da sempre innamorare

    Le commesse
    hanno i sorrisi lunghi i cuori assenti
    un fanculo in mezzo ai denti
    sono vent’anni che hanno vent’anni
    e un diploma magistrale
    sono una vita che ripiegano la vita in uno scaffale
    Hanno perso la battaglia col Natale
    e contro ogni tipo di stabilità
    con i tacchi e con il vizio di cambiare
    troppo spesso quella foto
    nella carta d’identità

    Sono belle quando storpiano il francese
    e poi non sanno proprio dirti la verità
    hanno il fascino delle donne incomprese
    e di quelle che non impareranno mai
    mai a parcheggiare

    Le commesse
    hanno i sorrisi lunghi i cuori assenti
    un fanculo in mezzo ai denti
    sono vent’anni che hanno vent’anni
    e un diploma magistrale
    sono una vita che ripiegano la vita in uno scaffale

    Le commesse
    hanno una lista fatta ad hoc di complimenti
    non ti dicono mai niente
    sono vent’anni che hanno vent’anni e un contratto stagionale
    sono una vita che ripiegano una vita nel sopportare

    L’estate con i jeans
    le playlist delle hit
    e le nonne che fanno le milf
    le bambine che fanno le teen
    e i padri che sbagliano da sempre da sempre le taglie
    naaa na na na na na na na

    Le commesse
    hanno una lista fatta ad hoc di complimenti
    non ti dicono mai niente
    sono vent’anni che hanno vent’anni
    e un diploma magistrale
    sono una vita che ripiegano la vita in uno scaffale
    Hanno perso la battaglia col Natale
    e contro ogni tipo di festività.

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    La commessa subisce violenza e si sfoga su Facebook https://www.francescoiacovone.com/la-commessa-subisce-violenza-e-si-sfoga-su-facebook/ https://www.francescoiacovone.com/la-commessa-subisce-violenza-e-si-sfoga-su-facebook/#respond Thu, 09 Jul 2020 09:32:08 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8385 Elisabetta è una commessa di un negozio di telefonia e il suo sconcerto lo lascia impresso su un post Facebook nel gruppo “Le commesse Sante subito”. A qualcuno potrebbe sembrare surreale, ma chi conosce il settore sa bene che questo vergognoso episodio è solo la punta di un iceberg che viene celato, vuoi per paura …

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    Elisabetta è una commessa di un negozio di telefonia e il suo sconcerto lo lascia impresso su un post Facebook nel gruppo “Le commesse Sante subito”. A qualcuno potrebbe sembrare surreale, ma chi conosce il settore sa bene che questo vergognoso episodio è solo la punta di un iceberg che viene celato, vuoi per paura di perdere il lavoro o vuoi per pudore, e che ben descrive il clima di violenza quotidiana al quale sono sottoposte queste lavoratrici.

    “Io mi scuso da subito per l’argomento, ma sono scioccata”.

    Comincia così il racconto di Elisabetta, incredula delle parole che le sono cadute addosso con inaudita violenza. Tanto da sentirsi in dovere di scusarsi per il solo fatto di averle rese pubbliche.

    “Entra un cliente, visto più volte, ma mi trova sola in negozio. Mentre faccio la pratica necessaria (telefonia) lui si mette a parlare. Mi racconta di quando aveva le figlie piccole ed andava al mare con loro, mi dice che noi donne oramai ci depiliamo tutto e che così facendo siamo meno attraenti, che il vedo e non vedo è meglio. Infatti mi dice che mentre era con le figlie, una tipa prendeva il sole a gambe larghe e si vedeva la peluria pubica, ma lui preferiva un’altra tipa che passava con il vestitino trasparente.”

    Elisabetta prosegue nel suo racconto e dalle sue parole traspare ben chiaro lo schifo che prova, un tentativo di esorcizzare questa violenza subita attraverso il suo sfogo pubblico .

    Questa lo ha eccitato a tal punto, mi dice, da dover andare a masturbarsi. Mi guarda e prosegue: ‘Anche come sei vestita tu oggi è molto intrigante (salopette di lino morbida e coprente, per la cronaca), e sono felice di essere venuto qui da te!’. Io ho ringraziato il cielo di avere la mascherina e così aver potuto nascondere la mia faccia. Sono schifata e scioccata. Ma dove siamo arrivati”.

    Cara Elisabetta, non è la tua faccia a doversi nascondere, ma quella di quello schifoso, che dal tuo racconto si evince essere anche un padre di famiglia, che usa violenza contro una donna. Senza farsi scrupolo alcuno.

    La condizione femminile nei luoghi di lavoro del commercio va cambiata. Non c’è più tempo. E per farlo è necessario denunciare, trovare il coraggio di raccontare e raccontarsi. Perché un mondo così fa schifo. Ma schifo davvero!

    Un abbraccio a Elisabetta e a tutte quelle che questa violenza la subiscono. Ogni giorno. Durante ogni turno di lavoro.

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    Supermercato la licenzia per la gravidanza: commessa sopravvive grazie alla Caritas https://www.francescoiacovone.com/supermercato-la-licenzia-per-la-gravidanza-commessa-sopravvive-grazie-alla-caritas/ https://www.francescoiacovone.com/supermercato-la-licenzia-per-la-gravidanza-commessa-sopravvive-grazie-alla-caritas/#respond Sun, 05 Jul 2020 07:47:21 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8378 Di fronte al cancello dell’emporio della Caritas, in via Casilina, a Roma, la fila per gli aiuti alimentari comincia alle quattro del mattino. Ed è lì che L’Espresso, con la sua bellissima inchiesta “La fame”, ha incontrato Alessandra, commessa di un supermercato per ben 17 anni, finché è stata licenziata per la sua gravidanza e …

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    Di fronte al cancello dell’emporio della Caritas, in via Casilina, a Roma, la fila per gli aiuti alimentari comincia alle quattro del mattino. Ed è lì che L’Espresso, con la sua bellissima inchiesta “La fame”, ha incontrato Alessandra, commessa di un supermercato per ben 17 anni, finché è stata licenziata per la sua gravidanza e la direzione della grande catena di distribuzione le ha comunicato che il suo stato era incompatibile con i turni serali e il lavoro dei giorni festivi.

    Alessandra attende il suo turno con la fierezza delle madri che proteggono la specie. Il suo viso sembra dire: mi vergogno, ma per i miei figli sono pronta al sacrificio estremo, anche alla mortificazione di tendere la mano e chiedere pane e latte.

    Lo sguardo di Alessandra è un misto di fierezza e timore. È nuova all’emporio, si guarda intorno per capire cosa prendere e dove. All’emporio della Caritas non girano soldi, a ogni alimento sono associati dei punti, così come punti sono associati ad ogni famiglia, sulla base dell’ISEE, del numero di figli. Più figli più punti, meno entrate più punti. È il punteggio della vulnerabilità. Quando il carrello è pieno si va alla cassa, come al supermercato, così chi ha bisogno non riceve passivamente, ma mantiene la dignità di un gesto semplice, che significa autonomia, significa amor proprio: l’azione della scelta.

    Alessandra, ormai disoccupata, ha cominciato a lavorare come badante per un anziano solo. Ma in nero. O così o niente. E quindi così. Ed è stata badante, addetta alle pulizie e tuttofare per quattro anni e mezzo, finché l’epidemia non l’ha messa alla porta. “Grazie, se abbiamo bisogno ti cerchiamo noi”, e così si è concluso il rapporto di lavoro sommerso di Alessandra, senza una buonuscita, un preavviso, un sussidio, niente: “I lavoratori come me non esistono, i bisogni di mia figlia sì”.


    Aurora, sette anni, è lì con lei, mentre Alessandra parla lei cammina curiosa tra gli scaffali, sceglie le merendine e sorride. Si vedono le pieghe del sorriso intorno agli occhi, due dita sopra la mascherina gialla coi disegni dei supereroi. Alessandra ha l’aspetto di chi sacrifica tutto. Non esiste la cura dei capelli, la pelle indurita dal lavoro, le mani che conoscono la fatica, le scarpe consumate fino al punto di rottura, la compostezza, il decoro di chi non ha mai chiesto e nell’aiuto degli altri si sente smarrito: “Quando vedi che non hai niente da dar da mangiare ai tuoi figli trovi il coraggio di chiedere la tessera alimentare e ti senti impotente, perché un minuto prima potevi mantenere tutto, e poi sei bloccata”.

    Ecco, questa è la storia di Alessandra, ma potrebbe diventare la storia di ognuno di noi. Una gravidanza, il licenziamento e d’improvviso ci si ritrova ai margini. Esclusi da una società basata sui consumi che non concede sconti. In bocca al lupo Alessandra, di cuore!

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    Lavoro nel commercio: tutti i miei diritti in un solo post https://www.francescoiacovone.com/lavoro-nel-commercio-tutti-i-miei-diritti-in-un-solo-post/ https://www.francescoiacovone.com/lavoro-nel-commercio-tutti-i-miei-diritti-in-un-solo-post/#respond Sun, 28 Jun 2020 12:20:25 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8368 Ho cercato di condensare in un solo post tutti i principali diritti sul lavoro degli addetti del commercio: ferie, permessi, malattia, busta paga, livello d’inquadramento, ammortizzatori sociali, facoltatività del lavoro festivo, preavviso per dimissioni o licenziamento, orario di lavoro, TFR, part time, clausole flessibili ed elastiche, permessi legge 104. Insomma, un piccolo Bignami dei diritti …

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    Ho cercato di condensare in un solo post tutti i principali diritti sul lavoro degli addetti del commercio: ferie, permessi, malattia, busta paga, livello d’inquadramento, ammortizzatori sociali, facoltatività del lavoro festivo, preavviso per dimissioni o licenziamento, orario di lavoro, TFR, part time, clausole flessibili ed elastiche, permessi legge 104. Insomma, un piccolo Bignami dei diritti che spero vi possa essere utile.

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    Proposta shock alla commessa: 380 euro per 65 ore di lavoro a settimana https://www.francescoiacovone.com/proposta-shock-alla-commessa-380-euro-per-65-ore-di-lavoro-a-settimana/ https://www.francescoiacovone.com/proposta-shock-alla-commessa-380-euro-per-65-ore-di-lavoro-a-settimana/#respond Sun, 21 Jun 2020 10:24:56 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8354 La commessa sbotta su Facebook e denuncia una proposta di lavoro terrificante, testimoniata dagli screen shot dei messaggi che questa pseudo imprenditrice le ha inviato in privato: “…potrei avere più informazioni?” “Certo Chiara. Per gli orari dalle 9 alle 19 continuato, il sabato solo dalle 9 alle 13 e la domenica dalle 9 alle 20. …

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    La commessa sbotta su Facebook e denuncia una proposta di lavoro terrificante, testimoniata dagli screen shot dei messaggi che questa pseudo imprenditrice le ha inviato in privato:

    “…potrei avere più informazioni?”

    “Certo Chiara. Per gli orari dalle 9 alle 19 continuato, il sabato solo dalle 9 alle 13 e la domenica dalle 9 alle 20. E’ un full-time. Il primo mese è di prova, purtroppo non rimborsiamo gli spostamenti. Poi successivamente sono 380 euro mensili.”

    “Full time 380 euro mensili? Ne è sicura?”

    “Sì, sei interessata?”

    “Sono 65 ore settimanali… neanche 0,17 centesimi l’ora. No, guardi non sono interessata.

    Sei una ragazza giovane, dovevo capire che non hai voglia di lavorare. Ho perso tempo. Ciao.”

    “Ma uno la voglia di lavorare ce l’ha pure… è la voglia di fare la schiava che manca.”

    La paga oraria calcolata dalla commessa è approssimativa, ma non cambia la sostanza. Qui non siamo più allo sfruttamento, ma siamo oltre lo schiavismo. Io vi invito a denunciare in ogni modo questi furfanti che vi sfruttano e nello stesso tempo evadono gli oneri contributivi (sia previdenziali che assistenziali) e fiscali.

    Questa testimonianza è uno storytelling contro lo storytelling del piacere di fare gli acquisti. Racconta che vuol dire fare shopping a spese di chi lavora nel commercio. Sono episodi non tanto di denuncia, piuttosto sono testimonianze in presa diretta sulla la vita, le difficoltà, i desideri, i soprusi, le speranze, le umiliazioni di quella categoria di lavoratori che sembra destinata a un posto nell’antropologia postindustriale: le commesse, ma anche i commessi, i fattorini, le cassiere, come sacerdoti del tempio del consumo, una religione di cui tutti dovremmo essere non solo praticanti, ma addirittura bigotti, per non dire veri e propri integralisti, altrimenti “l’economia non gira”.

    L’artificio della narrazione in terza persona che uso, non è stato solo un espediente per proteggere l’identità dei lavoratori che raccontano la loro vita lavorativa – che già questo la direbbe lunga sul clima d’intimidazione cui sono soggetti i protagonisti delle storie che qui appaiono – in realtà, questo modo di raccontare ha trovato una sintesi tra vicende umane e vertenze sindacali.

    Perché questa, come le altre pagine, aprono una nuova prospettiva che raccoglie il senso profondo dell’inchiesta politica e sindacale sulla situazione dei lavoratori del commercio in Italia, “I consumati”, per candidarsi a essere una nuova modalità di relazione con i soggetti sociali sottoposti alle moderne angherie dello sfruttamento del lavoro salariato. L’inchiesta non è quella che producono i talk show, e che diventa chiacchiera nei salotti televisivi, nei quali invitare “esperti” in cerca di pubblico, politici in cerca di voti e sindacalisti in cerca di autocompiacimento. Quella è la paccottiglia del main stream. Qui l’inchiesta è scoperta, condivisione e solidarietà, umana, prima ancora che sindacale.

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    Il diario della commessa che con l’ironia esorcizza la paura della pandemia https://www.francescoiacovone.com/il-diario-della-commessa-che-con-lironia-esorcizza-la-paura-della-pandemia/ https://www.francescoiacovone.com/il-diario-della-commessa-che-con-lironia-esorcizza-la-paura-della-pandemia/#respond Fri, 05 Jun 2020 15:46:32 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8346 Anna è una commessa dell’Ipercoop Euroma2, una di quelle che la simpatia se la porta da casa. E dalla cassa dell’ipermercato ha trovato il modo di esorcizzare la paura. Anna, sul suo profilo Facebook, ha raccontato le sue giornate in dialetto romanesco. Un suo diario personale di quei giorni e dei suoi incontri con i …

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    Anna è una commessa dell’Ipercoop Euroma2, una di quelle che la simpatia se la porta da casa. E dalla cassa dell’ipermercato ha trovato il modo di esorcizzare la paura. Anna, sul suo profilo Facebook, ha raccontato le sue giornate in dialetto romanesco. Un suo diario personale di quei giorni e dei suoi incontri con i clienti. Eccovi i suoi primi 5 giorni della pandemia…

    Oggi primo giorno in cassa


    Ho imparato una cosa:
    Gli uomini hanno paura delle mogli.
    Tutti e dico tutti alla domanda:
    Fa i bollini per le pentole?
    Hanno risposto:
    “Me li dia, che se poco poco li fa chi la sente!”

    Giorno di cassa numero 2


    Oggi ho imparato che la gente continua a fare sesso, visti i numerosi pacchi di preservativi e gel lubrificanti Durex che mi sono passati tra le mani.
    Allora non l’avete capito? No contatti, un metro de distanza e voi vi accoppiate.
    Abbiate rispetto per chi è in astinenza da troppo.
    DISGRAZIATI!

    Giorno di cassa numero 3


    Cliente. 84 primavere. Pareva mi fratello!
    “Eh signorì chissà come andrà a finì!”
    “Come andrà a finì? Moriremo tutti!
    La mia positività.
    “Eh no eh. Io vorrei fare ancora tante cose!”

    No, ma te sei svegliato presto!

    Giorno di cassa n.4


    Il cliente medio è stanco de cucinà. Oggi solo piatti pronti. ‘Na signora m’ha detto “io in cucina ho messo gli orari, dopodiché chiudo a chiave e nun se magna!”.
    Il cliente medio si è dato all’alcool. Bottiglie e bottiglie de vino e birra come se fossimo a Marino durante l’Oktober Fest. Un signore m’ha detto:”voglio morì mbriaco, così me ne vado e non ce capisco niente!”
    Ma il campione è lui.
    Cliente delle ore 18.30, l’ho fissato per un po’ prima de capí che come mascherina c’aveva un par de mutande bianche!

    Giorno di cassa n.5


    Metteteve comode che oggi è lunga.
    Affluenza alta.
    Il cliente medio è sorpreso che l’orario di chiusura non sia prolungato alle 21, ma felice che domenica siamo aperti.
    Il bastone e la carota, sempre!
    Poi arriva lui.
    Alto, smilzo, capelli ormai totalmente bianchi, un viso segnato dalla vita che ha vissuto. Insieme a lui un baldo giovine, e che giovine, non più di 20 anni. Completano il quadro due carrelli riempiti fino alla capienza massima.
    Me viè la sudarella, immagino già il mal de spalla a fine spesa, ma daje su, forza e coraggio.
    Lo smilzo si rivolge a me:
    “Eh signorì je do da lavora oggi, ma sa, a casa semo tanti!”
    “Ah sì? E mandano lei a fa la spesa?”
    “E per forza, c’ho tutti i nipoti a casa, i genitori devono lavorà, ‘na famiglia de dottori ho messo su!”
    “Beh complimenti, sono gli eroi dei nostri giorni!”
    E qui arriva la chicca..
    “Ah loro? Semo noi, i nonni, l’eroi de sti giorni. Io mica me ne so incollati due. Undici ce ne ho a casa!”
    “Undici???? E quanti figli ha?”
    “Solo tre, ‘sti disgraziati hanno figliato come conigli!”
    “Beh complimenti, ha una bella famiglia, poi è giovane ancora, ha la forza per tenerli!”
    “Giovane! Io? 82 anni c’ho! Io li tengo tutti in riga, ‘na vita in marina, mica me faccio mette i piedi in testa da quattro ragazzini!”
    “Però me perdoni, bisogna evita gli assembramenti, dentro casa sua, tra nipoti e figli, lo sfiorate!”
    “I figli? E chi li vede. Co la scusa che lavorano in ospedale nce vengono a casa mia!”
    “Hai capito. Vabbè lo fanno per il bene dei bambini e il suo!”
    “Dice? Se me volevano bene non m’accollavano undici regazzini! Ah ma io li ho sistemati bene, in bagno uno per volta, tanto ne ho due. In cucina se fanno i turni per magnà. E dopo pranzo se non me fanno fa n’oretta de sonno li sbatto tutti in giardino!”
    “Beh almeno casa è grande!”
    “Diciamo de sì! 100mq, ma co tutta sta gente, pare un monolocale!”
    “Ma allora me scusi, ma so curiosa, dove dormono?”
    “Per terra, nei sacchi a pelo, e chi ce l’ha tutti quei letti! La mattina quando m’alzo c’è il percorso a ostacoli!”
    “Ah ma quindi so grandicelli…”
    “Il più grande eccolo qua (indicando il giovine) e il più piccolo che c’avrà, 8 anni!”
    “Eh vabbè nonno, non s’annoia. Sono 560,23€”
    “Aspetti eh.”
    Tira fuori un mazzetto di tessere e mi dice:
    “Le vede queste? So i bancomat dei mi figli. E che mica li ragazzini li tengo a spese mie! Che poi potrei andà al Pewex, a risparmià qualcosa e invece no. Vengo qua. E compro quello che costa de più, ogni settimana uso un bancomat de un figlio diverso!”
    All’improvviso interviene il giovine:
    “Ah nó, quando hai finito de raccontaje la vita nostra, magari aiutame a imbustà!”
    “E te ricordate a nonno che e chiavi dà macchina ce l’ho io, se voi tornà co i mezzi quella è la strada!”

    Perché a nonno non je devi rompe…

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    Cassa integrazione: tutto quello che devi sapere https://www.francescoiacovone.com/cassa-integrazione-tutto-quello-che-devi-sapere/ https://www.francescoiacovone.com/cassa-integrazione-tutto-quello-che-devi-sapere/#comments Fri, 29 May 2020 06:33:45 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8326 In questi giorni milioni di lavoratori sono in attesa della cassa integrazione che non arriva. Molti non hanno avuto mai a che fare con gli ammortizzatori sociali e hanno tanti dubbi, si pongono mille domande e non trovano risposte. Nella guida che potete scaricare in questo post, realizzata dai Cobas del Lavoro Privato, troverete tutte …

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    In questi giorni milioni di lavoratori sono in attesa della cassa integrazione che non arriva. Molti non hanno avuto mai a che fare con gli ammortizzatori sociali e hanno tanti dubbi, si pongono mille domande e non trovano risposte.

    Nella guida che potete scaricare in questo post, realizzata dai Cobas del Lavoro Privato, troverete tutte le informazioni utili sugli ammortizzatori sociali al tempo del Coronavirus e non solo…

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    Commessi, la mascherina è importante: diffidate dalle bufale https://www.francescoiacovone.com/commessi-la-mascherina-e-importante-diffidate-dalle-bufale/ https://www.francescoiacovone.com/commessi-la-mascherina-e-importante-diffidate-dalle-bufale/#comments Mon, 25 May 2020 07:47:43 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8318 Abbiamo lavorato a perdifiato per dotare i lavoratori del commercio di mascherine e DPI. Lo abbiamo fatto con pervicacia. Denunciando, diffidando, lottando centimetro dopo centimetro. Dall’inizio della pandemia, quando le mascherine erano introvabili. E poi arriva la bufala dei “No Mask”, infondata e senza alcun valore scientifico, che rischia di vanificare gli sforzi.  Da quello …

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    Abbiamo lavorato a perdifiato per dotare i lavoratori del commercio di mascherine e DPI. Lo abbiamo fatto con pervicacia. Denunciando, diffidando, lottando centimetro dopo centimetro. Dall’inizio della pandemia, quando le mascherine erano introvabili. E poi arriva la bufala dei “No Mask”, infondata e senza alcun valore scientifico, che rischia di vanificare gli sforzi. 

    Da quello che leggo in rete molti commessi stanno mettendo in dubbio l’uso prolungato della mascherina. Bene, tutte stronzate: tra anidride carbonica e tumori passando per gli svenimenti. La mascherina è un DPI necessario, fastidioso, ma che può salvarvi la vita. Un DPI che medici e infermieri hanno sempre indossato, anche per dodici ore filate in sala operatoria. 

    In rete c’è un nuovo movimento, i cosiddetti No-Mask, la cui teoria principale, stringendo all’osso, è: “Non indossate le mascherine, vi verrà il cancro.”

    Bene. Cosa c’è di vero? Ovviamente nulla. Ma andiamo con ordine, bufala per bufala.

    “Chi indossa mascherine respira la sua aria, quindi inala anidride carbonica tossica. È un lento suicidio.”
    La tecnica è vecchia come il mondo: si usa un elemento reale per sostenere qualcosa di completamente falso. La CO2 (sigla che indica l’anidride carbonica) si accumula nella maschera in un tempo talmente lento, da essere assolutamente tollerabile per l’organismo. Qualunque esperto degno di tal nome considera improbabile che una mascherina provochi l’ipercapnia, ovvero l’aumento nel sangue della concentrazione di anidride carbonica, tant’è vero che medici e infermieri (e non solo) usano le mascherine quotidianamente per un lasso di tempo lunghissimo, senza alcun danno per la salute. Al massimo, può venirti un po’ di mal di testa.

    “L’utilizzo della mascherina provoca il cancro.”
    Ovviamente non c’è nessuna evidenza scientifica a sostegno di questa tesi. È un’affermazione talmente sciocca, che è anche impossibile smentirla con la scienza. Potete fidarvi di qualche improvvisato complottista web oppure dell’intera comunità scientifica. Uno tra i tanti, il medico e debunker Salvo Di Grazia pochi giorni fa: “Portare la mascherina non fa morire, né provoca il cancro”. Punto.

    “Le mascherine provocano svenimenti.”
    Altra balla. Tutto nasce dall’errata interpretazione di una dichiarazione di un medico sardo, il dottor Alberto Macis, che aveva messo sull’attenti sull’uso delle mascherine durante l’attività sportiva, dove si respira una quantità molto maggiore di anidride carbonica, rischiando, in condizioni estreme, anche di svenire. Vero. Ma questo non vale assolutamente nella normale vita quotidiana, quando si va in ufficio o si esce per fare una passeggiata.

    “Le mascherine fanno male ai bambini.”
    Ogni volta che circola una nuova bufala, ricompaiono puntualmente i bambini, perché – come per i vaccini – è il modo più semplice e veloce per spaventare le persone e aumentare la visibilità delle proprie fake news. Ovviamente non c’è nessun rischio legato all’uso di mascherine nei bambini. L’unica puntualizzazione fatta dai pediatri è di usarle solo a partire dai 2 o 3 anni e sotto stretto controllo dei genitori, perché un eventuale uso scorretto della stessa potrebbe essere anche peggiore del suo mancato utilizzo.

    In conclusione: no. Le mascherine non soffocano, non fanno svenire, non fanno ammalare, non provocano lenti suicidi, né fanno venire il cancro.

    In compenso salvano la vita. A noi e a chi ci sta intorno.
    E non indossarle – o seminare il panico sui loro rischi – non è solo stupido. È anche criminale.

    Fonti: CDC (Centri per il controllo e prevenzione delle malattie Usa), FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), Prof. Roberto Burioni, Dott. Salvo Di Grazia, infinite pubblicazioni di svariate testate.
    E infine, la più importante di tutte: la nostra testa.

    Grazie a Lorenzo Tosa e alla sua attenta analisi. Mi raccomando, evitate di credere ai complottisti da 4 soldi e abbiate cura della vostra salute.

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    Dal 18 maggio riaprono negozi e centri commerciali: ecco le linee guida https://www.francescoiacovone.com/dal-18-maggio-riaprono-negozi-e-centri-commerciali-ecco-le-linee-guida/ https://www.francescoiacovone.com/dal-18-maggio-riaprono-negozi-e-centri-commerciali-ecco-le-linee-guida/#comments Sat, 16 May 2020 04:32:55 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8309 Il Consiglio dei Ministri ha approvato nella notte il decreto legge che consentirà ulteriori riaperture a partire da lunedì 18 maggio. E c’è poco da stare allegri: nelle linee guida, ad esempio, la misurazione della temperatura potrà essere rilevata all’ingresso. Nessun obbligo ma una scelta che molti non faranno “per non disturbare la gentile clientela”. …

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    Il Consiglio dei Ministri ha approvato nella notte il decreto legge che consentirà ulteriori riaperture a partire da lunedì 18 maggio. E c’è poco da stare allegri: nelle linee guida, ad esempio, la misurazione della temperatura potrà essere rilevata all’ingresso. Nessun obbligo ma una scelta che molti non faranno “per non disturbare la gentile clientela”.

    Poche e banali indicazioni che non mettono affatto al riparo i lavoratori da assembramenti e rischio di contagio, ma vediamole assieme:

    COMMERCIO AL DETTAGLIO

    Le presenti indicazioni si applicano al settore del commercio al dettaglio.

    ▪ Predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione.

    ▪ In particolar modo per supermercati e centri commerciali, potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura > 37,5 °C.

    ▪ Prevedere regole di accesso, in base alle caratteristiche dei singoli esercizi, in modo da evitare assembramenti e assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti.

    ▪ Garantire un’ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per l’igiene delle mani con soluzioni idro-alcoliche, promuovendone l’utilizzo frequente da parte dei clienti e degli operatori.

    ▪ In caso di vendita di abbigliamento: dovranno essere messi a disposizione della clientela guanti monouso da utilizzare obbligatoriamente per scegliere in autonomia, toccandola, la merce.

    ▪ I clienti devono sempre indossare la mascherina, così come i lavoratori in tutte le occasioni di interazione con i clienti.

    ▪ L’addetto alla vendita deve procedere ad una frequente igiene delle mani con soluzioni idro-alcoliche (prima e dopo ogni servizio reso al cliente).

    ▪ Assicurare la pulizia e la disinfezione quotidiana delle aree comuni.

    ▪ Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria.

    ▪ La postazione dedicata alla cassa può essere dotata di barriere fisiche (es. schermi); in alternativa il personale deve indossare la mascherina e avere a disposizione gel igienizzante per le mani. In ogni caso, favorire modalità di pagamento elettroniche.

    Questo quanto previsto dall’accordo tra Regioni e governo, ora chiudete gli occhi per un istante e provate ad immaginare un centro commerciale di sabato pomeriggio o di domenica… lo vedete anche voi quello che vedo io?

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    Gucci: il protocollo firmato Prof. Burioni, 4 mascherine ffp2 al giorno e occhiali protettivi https://www.francescoiacovone.com/gucci-il-protocollo-firmato-prof-burioni-4-mascherine-ffp2-al-giorno-e-occhiali-protettivi/ https://www.francescoiacovone.com/gucci-il-protocollo-firmato-prof-burioni-4-mascherine-ffp2-al-giorno-e-occhiali-protettivi/#respond Sat, 09 May 2020 07:34:40 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8304 Cobas: per l’azienda la sicurezza non è un lusso ma una tutela per i suoi collaboratori Ieri, in videoconferenza, i Cobas hanno sottoscritto il protocollo di sicurezza che prepara il ritorno in servizio per i lavoratori Gucci. Un protocollo che prevede tutte le situazioni di lavoro e si dimostra all’avanguardia per tutto il settore. Un …

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    Cobas: per l’azienda la sicurezza non è un lusso ma una tutela per i suoi collaboratori

    Ieri, in videoconferenza, i Cobas hanno sottoscritto il protocollo di sicurezza che prepara il ritorno in servizio per i lavoratori Gucci. Un protocollo che prevede tutte le situazioni di lavoro e si dimostra all’avanguardia per tutto il settore. Un protocollo al quale ha collaborato il Prof. Burioni, che in teleconferenza contribuirà alla formazione del personale per i rischi da infezione Covid-19

    «Dalla sanificazione quotidiana di tutte le superfici – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – alla fornitura quotidiana di 4 mascherine al giorno ffp2 senza filtro (2 per il turno di lavoro da cambiare ogni 4 ore e 2 per andare e tornare da casa), occhiali protettivi per tutti e plexiglass per le cassiere.»

    «Le 43 pagine del protocollo prendono in considerazione tutte le fasi e le possibili situazioni di lavoro e analizzano con scrupolo le procedure per mettere in sicurezza commessi, amministrativi, fornitori, rappresentanti e portavalori. Per i lavoratori sono previsti momenti di formazione, che cominceranno già da oggi, in teleconferenza con il Prof. Burioni stesso.»

    «Gucci, con il suo protocollo, ha tracciato la linea della sicurezza minima, sarebbe bene che le altre aziende del commercio seguano l’esempio per non dover contare i morti e i malati a valle.» – conclude Iacovone

    Roma, sabato 9 maggio 2020

    Cobas Lavoro Privato

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    Ammortizzatori sociali senza assegni familiari: i Cobas scrivono a Conte e Catalfo il Primo Maggio https://www.francescoiacovone.com/ammortizzatori-sociali-senza-assegni-familiari-i-cobas-scrivono-a-conte-e-catalfo-il-primo-maggio/ https://www.francescoiacovone.com/ammortizzatori-sociali-senza-assegni-familiari-i-cobas-scrivono-a-conte-e-catalfo-il-primo-maggio/#respond Fri, 01 May 2020 09:26:43 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8296 Oggi Primo Maggio è stata inviata una lettera al Presidente del Consiglio e alla Ministra del lavoro nella quale denunciamo una discriminante interpretazione dell’INPS che nega il pagamento degli assegni familiari ad una parte dei lavoratori che fruiscono degli ammortizzatori sociali per affermare la necessità di garantire un uguale trattamento ai lavoratori in difficoltà che …

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    Oggi Primo Maggio è stata inviata una lettera al Presidente del Consiglio e alla Ministra del lavoro nella quale denunciamo una discriminante interpretazione dell’INPS che nega il pagamento degli assegni familiari ad una parte dei lavoratori che fruiscono degli ammortizzatori sociali per affermare la necessità di garantire un uguale trattamento ai lavoratori in difficoltà che “subiscono” gli ammortizzatori sociali».

    Il fatto che nel Decreto del 2016 non venga espressamente prevista l’erogazione degli Assegni familiari per il FIS (Fondo d’integrazione salariale) non comporta automaticamente l’esclusione di tale diritto.

    L’interpretazione da parte dell’INPS, si basa su un decreto interministeriale e non prende in considerazione il decreto legge 148 del 2015 che afferma che a tutti lavoratori beneficiari dei trattamenti di integrazione salariale spetta l’assegno per il nucleo familiare.

    Il risultato è un’odiosa discriminazione nei confronti dei soli lavoratori che percepiscono l’assegno FIS rispetto agli altri lavoratori beneficiari della Cassa integrazione, e questa disparità diventa ancora più insopportabile per chi, oltre ad essere colpito da una riduzione salariale e da questa drammatica pandemia, non ha la possibilità di scegliere l’ammortizzatore sociale di cui beneficiare.

    Questa interpretazione dell’INPS si pone in forte contrasto con l’art. 3 della Costituzione che, giova ricordarlo, garantisce pari dignità ed assoluta equità di fronte alla legge ad ogni cittadino, pertanto abbiamo inoltrato al Presidente Conte a alla Ministra Catalfo una formale e urgente richiesta di rettifica dell’indirizzo interpretativo operato dall’INPS nell’imminente “Decreto Aprile”.

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    Covid-19, la commessa: al supermercato ci ritroviamo chiusi in gabbia https://www.francescoiacovone.com/covid-19-la-commessa-al-supermercato-ci-ritroviamo-chiusi-in-gabbia/ https://www.francescoiacovone.com/covid-19-la-commessa-al-supermercato-ci-ritroviamo-chiusi-in-gabbia/#respond Thu, 30 Apr 2020 10:01:20 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8286 Buongiorno Francesco, sono una commessa della GDO e lavoro in un supermercato in provincia di Firenze, vorrei chiedere un suo parere riguardo degli episodi incresciosi che si sono verificati nel negozio dove lavoro. In pratica viene fatta fare la fila all’estero mantenendo la distanza di sicurezza, la gente aumenta ad una certa ora prima della …

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    Buongiorno Francesco, sono una commessa della GDO e lavoro in un supermercato in provincia di Firenze, vorrei chiedere un suo parere riguardo degli episodi incresciosi che si sono verificati nel negozio dove lavoro.

    In pratica viene fatta fare la fila all’estero mantenendo la distanza di sicurezza, la gente aumenta ad una certa ora prima della chiusura, quindi a quel punto – pur di non perdere una vendita – fanno entrare tutti insieme.

    Ad esempio ieri sera c’erano almeno sessanta persone in coda alle casse con una distanza di massimo 5/10 centimetri l’uno dagli altri. Se avessi avuto modo di fare una foto avrebbe potuto vedere come fosse evidente che la situazione creatasi fosse altamente pericolosa sia per la gente che per noi lavoratori che stiamo in quel marasma per ore ed ore.

    Ci ritroviamo tutti chiusi in gabbia

    Ci ritroviamo tutti chiusi in gabbia, assiepati, senza via di uscita e manca l’aria. Il panico e il terrore ci fanno tremare i polsi. I responsabili danno la colpa alla guardia giurata che ha fatto entrare tutti, quest’ultima dà la colpa ai capi che gli hanno dato l’ok. Ora io mi chiedo se a livello giuridico, esiste il diritto da parte di un lavoratore che percepisce di trovarsi in una situazione di grave pericolo per la propria salute, di lasciare la propria postazione di lavoro senza che debba incorrere in sanzioni disciplinari.

    Quello che fa rabbia? La situazione senza controllo è stata creata da una gestione irresponsabile votata solo a non fare fuggire i clienti, fregandosene della salute dei propri lavoratori. Se lei mi sa dare una risposta, io la ringrazio tantissimo, tanto più che si tratta di situazioni che si vengono a creare in molti altri negozi, ma purtroppo quello che succede dentro non può essere provato da noi lavoratori.

    Per un periodo sono venuti i carabinieri a chiedere se andasse tutto bene, ma naturalmente mentre c’erano loro hanno fatto in modo che tutto fosse regolare. La ringrazio di cuore!

    Cara Laura (nome di fantasia), se sei in pericolo esiste il ricorso all’autotutela, ma soprattutto esiste la possibilità di organizzarsi nei luoghi di lavoro per pretendere condizioni di salute e sicurezza degne di questo nome.

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    Commessa Coop: 2 tumori e immunodepressa, ho paura del Covid-19 https://www.francescoiacovone.com/commessa-coop-2-tumori-e-immunodepressa-ho-paura-del-covid-19/ https://www.francescoiacovone.com/commessa-coop-2-tumori-e-immunodepressa-ho-paura-del-covid-19/#comments Fri, 24 Apr 2020 14:57:19 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8280 La Commessa del supermercato Coop di Colleferro dal 27 marzo è in attesa della risposta del medico competente aziendale per poter rimanere al proprio domicilio, come prevede il decreto Cura Italia. Ma il parere non arriva ancora e lei è costretta ad utilizzare le sue ferie personali, dopo aver lavorato fino al 21 aprile, per …

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    La Commessa del supermercato Coop di Colleferro dal 27 marzo è in attesa della risposta del medico competente aziendale per poter rimanere al proprio domicilio, come prevede il decreto Cura Italia. Ma il parere non arriva ancora e lei è costretta ad utilizzare le sue ferie personali, dopo aver lavorato fino al 21 aprile, per evitare il pericolo di contagio. Senza poter accedere a quanto previsto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla stessa procedura Covid-19 di Unicoop Tirreno.

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