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Commercio 4.0: una prigione illuminata 24h

La schiavitù moderna ha il volto sorridente delle commesse, lo sguardo ossessivo sui dispositivi tecnologici di stoccaggio della merce dei magazzinieri, nei microclimi dei grandi templi commerciali come negli immensi corridoi della logistica dove si contano i passi e la velocità dei galoppini che caricano e scaricano camion. La luce è quella artificiale di un giorno perenne, una prigione 24 ore la settimana e 7 giorni su 7. Il commercio 4.0 fattura profitti da capogiro sulle spalle di una manodopera sempre meno pagata e sempre meno tutelata.

Le liberalizzazioni, il jobs act con tutti i vari decreti legge, insieme ai vari ccnl di categoria hanno chiuso il cerchio di un sistema lavoro che sta producendo una folta schiera di precari, e un’altrettanta folta schiera di stabilizzati senza diritti: senza domeniche, senza garanzie salariali durante la malattia, e senza tempo, perché il tempo è un bene troppo prezioso e inaccessibile per i lavoratori del commercio, che devono ritagliarselo tra le esigenze commerciali, i budget da raggiungere, e il primato assoluto delle vendite, in tutte le forme e in tutti gli orari, il primato assoluto delle merci sulle persone.

Si vende, in negozio e sul web. E si svende il valore del lavoro degli addetti alle vendite. Si svende il valore della loro vita, sempre in secondo piano, sempre danneggiata e sempre meno tutelata. Al primo posto in questo conto dei danni: la famiglia. Le prime vittime sono madri e figli, a seguire compagni, mariti, parenti e amici.

Il lavoro che da sempre aveva come primo obiettivo il raggiungimento delle capacità economiche di autodeterminazione della propria dignità e dell’accrescimento delle proprie possibilità di progettazione del futuro, vede nella dimensione del COMMERCIO 4.0 la progressiva perdita di questi connotati.

L’USB, al fianco dei lavoratori del commercio, rilancia la propria piattaforma di intervento, per far sì che il POPOLO SENZA FUTURO del commercio possa riguadagnare il diritto alle domeniche, il diritto alla malattia, il diritto alla famiglia. Tali diritti non si possono riguadagnare senza una lotta per il giusto salario, che al di là dei mancati o iniqui rinnovi contrattuali, vede salari bloccati da troppi anni, e l’affiorare di nuove forme contrattuali che foraggiano una preoccupante precarietà.

Chiederemo con forza alle istituzioni una presa in carico di questa realtà, per imporre ai magnati del profitto scelte responsabili che permettano un piano di intervento capillare capace di sanare questo squilibrio inaccettabile per chi popola i centri commerciali e i poli della logistica.

Daremo volto e forma al popolo dei senza domeniche e senza diritti! E daremo voce a chi si è sentito tradito da quei sindacati complici che, firmando contratti nazionali svilenti, hanno aiutato quei magnati a lucrare sulla pelle di chi alimenta i loro bilanci annuali.

Che dire, non mi resta che ringraziare Maria Sarsale, della federazione romana USB, per questo preziosissimo contributo e per il sostegno quotidiano.


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About Francesco Iacovone

Mi occupo di tutela collettiva dei diritti dei lavoratori. A me piace definirmi un lavoratore prestato al sindacato, anche se formalmente faccio parte dell’Esecutivo Nazionale USB... [Read more]

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