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Commercio: due rinnovi contrattuali, uno sciopero e tanti dubbi

Siamo alle soglie di uno sciopero, lo sciopero del commercio. Due contratti scaduti da un paio di anni e i lavoratori stremati dalle condizioni imposte da un settore sempre più precarizzato, che annulla i tempi di vita, riduce il diritto alla malattia e redistribuisce un salario a dir poco inadeguato.

Di motivi per scioperare ce ne sarebbero molti, troppi. Due contratti importanti in fase di rinnovo, Federdistribuzione e Distribuzione Cooperativa. Ma allora perché i dubbi?

Esco ora da una riunione con i miei compagni di lotta di sempre. Insieme abbiamo provato a fare un’analisi attenta, partendo dal rinnovo del CCNL del Commercio che è stato siglato recentemente dagli stessi sindacati che chiamano le lavoratrici ed i lavoratori a scioperare.

La premessa è d’obbligo: lo sciopero è un’arma nobile, l’unica che abbiamo per rivendicare i nostri bisogni, i nostri diritti. Ed è per questo che deve essere usata nella giusta maniera, non deve essere depotenziata e non deve divenire un mero strumento di propaganda.

Ma perché la premessa? Perché i dubbi?

Perché il contratto del commercio, recentemente siglato, è divenuto il punto di arrivo delle rivendicazioni sindacali; praticamente un disastro. La vita di oltre 3 milioni di lavoratori cambiata, e cambiata in peggio. Donne e uomini che dalla passata Pasqua, dai passati saldi, dalle passate feste sono ancor più precari, ancor più ricattabili, ancor più alla mercé di imprenditori senza scrupoli; traditi da chi li doveva rappresentare: da quei sindacati che hanno firmato il peggiore dei contratti possibili.

Eh già, sindacati sempre pronti allo slogan facile, al jingle contro il lavoro domenicale e festivo, alle dichiarazioni d’intento sul diritto alienabile della malattia, ma soprattutto sempre pronti a firmare contratti che rendono obbligatorio lo stesso lavoro domenicale e, di fatto, concorrono al pesante attacco alla tutela della malattia.

Una riflessione amara, condivisa da tutti i presenti alla riunione, è legata all’attenzione che mostrano le parti agli enti bilaterali, ai fondi pensione a all’assistenza sanitaria integrativa. Insomma, le vere fonti economiche che sorreggono le burocrazie dei sindacati. Si tratta in massima parte di soldi che escono dalle tasche dei lavoratori e delle aziende, destinati alla gestione dei cosiddetti “Enti Bilaterali”, come ben spiegato da questo articolo de “ilfattoquotidiano.it”.

Un balletto tra le parti che non tiene in alcun minimo conto i bisogni reali dei lavoratori. Un attacco al welfare, al diritto alla pensione e alla sanità pubblica. Il cavallo di troia che potrebbe scardinare i beni comuni di tanti, in favore di pochi.

Alla fine della riunione abbiamo convenuto, tutti assieme, che questo non è il nostro percorso rivendicativo. La nostra piattaforma è un’altra e il fondamentale diritto Costituzionale va speso per le lavoratrici ed i lavoratori: per il diritto al riposo e per quello alla malattia retribuita appieno. Per un salario dignitoso e non per le briciole che ad ogni rinnovo vanno a compensare i tanti diritti sottratti.

Alla fine della riunione abbiamo convenuto, tutti assieme, che dobbiamo continuare sulla strada intrapresa: sulla costruzione di un soggetto sindacali indipendente dalle aziende e dalla politica. Un patrimonio dei lavoratori, al servizio degli stessi.

Perché i diritti non sono uno spot azzeccato o uno slogan d’effetto. I diritti sono la nostra qualità della vita e l’unico motivo per rendere nobile uno sciopero.

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