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Commessa del Sud: dal titolare con le mani lunghe all’esilio all’estero

Ciao Francesco, mi permetto di darti del tu perché spesso quando racconti le storie dei commessi, dei lavoratori dipendenti in generale, è come se parlassi anche di me, come se mi conoscessi. Seguo molto il tuo blog appunto, perché le vicende – ahinoi ingiuste – sui lavoratori mi colpiscono e stanotte, mentre mi rigiravo nel letto senza riuscire a prender sonno, ho deciso di scriverti.

Non so neanche io perché, forse perché voglio anch’io raccontarti la mia storia. Vorrei tanto raccontarti una storia diversa ma purtroppo con la giornata (lavorativa) di ieri credo proprio di aver toccato il fondo. Ma cominciamo dall’inizio. Preso il diploma, ho accantonato subito il desiderio università perché in famiglia siamo 5 e viviamo con lo stipendio di papà. Quindi, anche se lui avrebbe mantenuto i miei studi, ho preferito andare a lavorare per avere un po di indipendenza economica e gravare un po’ meno sulla mia famiglia. Una famiglia, ci tengo a precisarlo, non ci ha fatto mai mancare nulla.

La paga non era male ma il titolare aveva le mani un po’ lunghe

Ho cominciato facendo la segretaria (sguattera) in una piccola attività di alcuni amici di famiglia per 200 euro al mese, stanca di essere trattata da inferiore sono andata via e ho cominciato a lavorare in un pub, per un anno. La paga non era male ma il titolare aveva le mani un po’ lunghe. E allora via anche da li. Ho fatto la lavapiatti, l’aiuto cuoca, mi spaccavo la schiena per 54 ore settimanali prendendo 600 euro al mese.

Dopo qualche anno anche li ne ho avuto abbastanza e ho cominciato a lavorare per svariati negozi di abbigliamento. Sembrava il lavoro più bello mai fatto. I capelli non puzzavano più di frittura e avevi lo sconto per comparti le cose. Ho fatto esperienze belle, sono cresciuta, diventata store manager ho regalato tanto tempo al mio negozio, al mio staff, all’azienda (quanti straordinari non pagati, quanti rimproveri dai capi area che avevano anche meno esperienza di me, ma comunque si permettevano di usare toni poco educati). Quante notti presaldi, quanti colli sollevati su per le scale dei magazzini, quante statistiche.

Poi l’azienda fallisce e perdi tutto, soldi, contratto tfr stipendi non pagati. Ma ti rimbocchi le maniche e cerchi lavoro. Al sud è dura e non c’è praticamente nulla, ma almeno a Natale la profumeria quel mese ti fa lavorare, l’estate fai la sostituzione ferie nel negozio di intimo. Ti chiamano per andare a lavorare 2 mesi a 50km da casa. Ci vai perché la district manager del negozio di borse dove hai lavorato il mese dei saldi dice che le piace come lavori, che vali, e che ti fanno il contratto se continui così. E invece alla scadenza dei 2 mesi stranamente sparisce e tu che hai sacrificato la macchina su e giù con gli orari spezzati, hai fatto la pausa pranzo chiusa in macchina nel parcheggio del centro commerciale con addosso un plaid perché fa in freddo cane, resti con un altra speranza svanita.

la spiacevole scoperta di trovarmi (scusami per il dettaglio), perdite ematiche nelle mutandine dovute allo sforzo eccessivo.

Ho venduto creme antirughe, reggiseni, profumi, scarpe, borse, calze, caramelle, videogiochi, cibo per animali. Una lista infinita di lavori ho fatto, spesso sottopagata, senza giorno libero, ferie. Ma mai mi sono sentita così giù come ieri. Sono scappata all’estero da un po’. Sono qui sola, ho trovato un lavoro in un ristorante. Ieri sono stata letteralmente aggredita dal manager che mi diceva che essere donna non è una scusa per non fare i lavori pesanti. Solo perché non sono stata in grado di far salire una tanica di birra da 30 litri su per le scale. Non mi sono mai fatta aiutare in nessun lavoro pesante. Sono l’unica donna dello staff e mai ho approfittato della cosa.

Ma pesando solo 45kg come può il mio fisico sopportare un peso simile? E prima di dire che la cosa mi era impossibile ci ho anche provato, con la conseguenza di aver avuto un fortissimo dolore al basso ventre e la spiacevole scoperta di trovarmi (scusami per il dettaglio), perdite ematiche nelle mutandine dovute allo sforzo eccessivo.

Fatto sta che il lavoro è questo e se non trovo il modo di sopportare il peso posso anche restarmene a casa senza lamentarmi. Mi sono sentita ingiustamente accusata di essere una scansafatiche, ho da pagare l’affitto di casa, non ho nessuno qui, mi sono sentita piccola, mentre cercavo di spiegare le mie ragioni ed era come parlare contro un muro. E alla fine sono scoppiata a piangere. Io che non piango mai, mi sono anche sentita dire che questa è la ragione per cui è meglio assumere sempre un uomo.

Sai come è andata a finire? Ho continuato a lavorare senza più discutere e sperando che la prossima volta che ci sia da far salire la tanica per le scale io non sia in turno. Non so se è maschilismo questo, ma sicuramente è prepotenza. Ecco, ho scoperto che la merda al lavoro non c’è soltanto in Italia. Non ha bandiera purtroppo. Grazie per aver letto il mio papiro. E voglio dirti che sapere che c’è una persona come te che si batte per una condizione di lavoro decente è tanto. Davvero tanto!

Grazie ancora. Ps: preferisco restare anonima… Sai com’è…

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