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Commesse in saldo

E’ tempo di saldi e un giro su via Tuscolana con Irene mi apre uno spaccato a dir poco raccapricciante. Perché scopro che nella realtà ad essere in saldo non sono gli abiti, sono le commesse.

Alessia piega sul bancone una paio di jeans che si è appena provata Irene, ha 25 anni e fa la commessa da poco. Prima lavorava in una specie di ‘recupero crediti’, e prima ancora in una pasticceria. “Ma in pasticceria avevo orari assurdi”, dice, “e al recupero crediti ci sono stata poco più di un mese. Qui al negozio sto bene e il lavoro mi piace”. Alessia è sorridente e solare, con l’aria un po’ svagata. Dice che studiare non le è mai piaciuto e ha sempre preferito lavorare. Mi vengono i brividi quando mi dice che adesso le danno 600 euro al mese ma che i primi tre mesi ne prendeva 500. Quello che mi turba di più è che lei lo consideri normale. “Questi sono gli stipendi”, dice. Non sa nemmeno spiegarmi che contratto ha. “Firmo una busta paga da 1000 euro al mese e quando lavoro i festivi mi pagano fuori busta. Quaranta, alcune volte 45 euro”.

“Siamo quasi tutte donne con i problemi che puoi immaginare”. Giorgia ripone gli stivaletti – alla moda ma rigorosamente Made in China – in un negozio qualche vetrina più avanti. “Non mi far passare guai”, mi incalza quando le dico che faccio il sindacalista e mi occupo di commesse. Le chiedo se ha paura di essere licenziata, ma lei sorride: “E mica ce l’ho un contratto io. Lavoro quando mi chiamano e mi pagano 5 euro l’ora”. Giorgia con quei soldi ci si paga gli studi. “Non tutte hanno tutte il contratto qui e chi lo ha è d’apprendistato oppure part-time, ma per finta. In busta paga hai 600-700 euro e il resto a nero. Prendere o lasciare. È così”.

Cristina invece lavora in negozio di intimo. Il suo contratto è regolare, 1200 euro al mese “Sì, ma giorni di riposo e straordinari pagati sono una chimera. E non sono una di quelle che sta peggio. Molte mie amiche prendono la metà di quello che prendo io, e sono trattate uno schifo”. Le domando come si vede tra dieci anni “Beh, con una famiglia sarà complicato lavorare tutti i giorni compresi i festivi fino a tarda sera. Ma per ora tiro avanti, ho 25 anni e lavoro qui da quando ne ho 20”.

Miriana invece lavora in un negozio di borse e fa la responsabile “a gratis”. All’inizio era al nero, poi ha firmato un part time a 600 euro al mese per turni finanche di 14 ore. “Mi promettevano che tutto sarebbe migliorato con il tempo, anche lo stipendio, ma non è mai stato così. Non ho mai potuto scegliere un giorno libero. I nostri turni sono a incastro e se una persona manca io devo restare perché non il negozio non può di certo chiudere”.

Mentre penso che il vero affare di questi saldi sono le commesse, torno verso la macchina con le buste in una mano e la mano di Irene nell’altra. Sono frastornato dalla confusione di questo tritacarne infernale che svende le vite di queste povere ragazze sull’altare del consumo e penso che un altro mondo non solo è possibile, ma è necessario!!

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