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Commesse: tra dimissioni, licenziamenti e voglia di scappare all’estero

Posso chiedere il licenziamento? Come si danno le dimissioni? Quanto dura il preavviso? Queste sono le domande ricorrenti delle commesse che mi scrivono o mi vengono a trovare al sindacato. Molte vogliono scappare all’estero. Questo è il vero dramma di questo periodo storico, che denota in maniera inequivocabile quanto le condizioni economiche e normative siano peggiorate in un settore che conta oltre tre milioni di nostri connazionali. Senza contare gli episodi di violenza quotidiana che queste lavoratrici e questi lavoratori sono costretti a subire per poter sbarcare il lunario.

Vi lascio al messaggio di Laura, biologa molecolare che ha scelto di fare la commessa:

Domenica volevo dare le dimissioni

Ciao Francesco, non so esattamente perché ti scrivo e non so neanche se leggerai questo messaggio, perché immagino siano troppe le persone che si affidano a te ogni giorno. Sono Laura e lavoro nel commercio da 15 anni, store manager da 10 ormai…. e domenica ho avuto una crisi isterica. Domenica volevo dare le dimissioni.

Sai Francesco, ho studiato biologia molecolare e faccio questo lavoro perché l’ho scelto, perché lo amo, ma non ce la faccio più. Non recupero le ore, non ho straordinari pagati, non ho un forfettizato ma qualsiasi cosa accada io devo rimanere in negozio. Se domani morissi di me direbbero: “ha passato i suoi ultimi 10 anni solo a lavorare (e senza neanche diventare ricca)”.

Sono esasperata. Non voglio cambiare il lavoro che amo ma non posso cambiare il sistema pessimo all’interno del quale vivo, nel quale viviamo, quel sistema all’interno del quale RINGRAZIA SE HAI UN LAVORO a discapito di NON IMPORTA AVERE UNA VITA.

Piango, piango, piango

Piango perché vorrei poter prendermi cura di me, del mio cane, dei miei affetti. E invece le uniche cose che riesco a fare sono pensare ai dati del negozio. Quando, come ci siamo ridotti così? Odio tutto ormai. Odio la collega che fa finta di stare male tutti i week end perché so che dovrò coprirla io, odio vedere le persone passeggiare mentre io non posso farlo. Ma più di ogni altra cosa odio vedere la gente triste quando fa shopping perché io sono lì e, nonostante tutto, sorrido. Sorrido, anche se sto lavorando, anche se non cambia mai nulla. Sorrido perché temo che sarà sempre peggio e l’unica cosa che riesco a pensare di fare è andare via dall’Italia.

About Francesco Iacovone

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Un commento

  1. Alessia Guccini

    Sono una commessa anche io, ho 2 figlie già adulte, e ringrazio il cielo che lo siano perché con le condizioni lavoro attuali non avrei potuto permettermi dei figli. Per la gente siamo non persone, a volte qualche cliente si permette di contattarmi dicendo sono venuta il tal giorno….lei non c’era… quasi a rimproverarti perché ti sei permessa di stare a casa. Credo che servano delle regole chiare e uguali per tutti, che i salari vadano ridiscussi, noi offriamo un servizio, abbiamo le domeniche obbligatorie e la retribuzione super tassata perché lavoriamo di domenica… onestamente io ne farei anche a meno di lavorarle tutte…quindi oltre ad essere considerata come una cosa dal cliente annoiato in giro per fare compre, sono pure pagata una misera e sempre più lontana dagli eventi più significativi che accadono nella mia famiglia. Poi ci si chiede perché in Italia il tasso demografico è al palo, la gente lasci il paese, e la società sia degenerata. Le madri che tutte le domeniche lavorano nei centri commerciali lasciano a casa dei vuoti che non saranno mai colmati da nessuno.

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