Commessi: subito mascherine Ffp2 per le dichiarazioni di Walter Ricciardi

Dopo le dichiarazioni rilasciate a Repubblica di Walter Ricciardi ci sono a rischio contagio circa 3 milioni di lavoratori. E’ necessario rivedere il Protocollo anti-Covid, abbiamo subito fatto richiesta per le mascherine Ffp2 che vadano a sostituire quelle chirurgiche attualmente in dotazione ai commessi.

E intanto la Germania e l’Austria hanno già introdotto l’obbligo delle FFP2 nei negozi e sui mezzi di trasporto. Vienna porta anche a due metri la distanza di sicurezza. Il virologo Carlo Federico Perno: “Il virus si è evoluto per contagiare di più”.

Le mascherine chirurgiche, infatti, potrebbero non essere più sufficienti, servono le Ffp2 o le Ffp3: chiediamo dispositivi di protezione adeguati per difendere i lavoratori dalla variante britannica del Covid-19, più contagiosa rispetto alle altre e quindi più facilmente trasmissibile. La richiesta alle aziende del commercio l’abbiamo fatta come Cobas Lavoro privato, a seguito appunto delle dichiarazioni rilasciate a Repubblica di Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute per la pandemia da coronavirus, nonché professore di Igiene all’Università Cattolica di Roma.


Se indossiamo le mascherine chirurgiche o di stoffa in un luogo chiuso e non areato, senza mantenere la distanza di sicurezza, il virus inglese penetra meglio nelle mucose e quindi la probabilità di infettarsi aumenta” mentre “se utilizziamo le mascherine Ffp2, Ffp3, che esercitano un’azione filtrante, il pericolo non sussiste – assicura Ricciardi – dobbiamo adottare misure più rigide per evitare il contagio.

Questa dichiarazione evidenzia che i lavoratori a rischio contagio sono circa 3 milioni in Italia che lavorano in posti chiusi e mal areati. I supermercati, i negozi e i centri commerciali non hanno finestre, rispettare il distanziamento sociale di un metro e mezzo per i dipendenti è praticamente impossibile. Bisogna dare ai lavoratori mascherine filtranti e rivedere il Protocollo anti-Covid di sicurezza.

E se andiamo a vedere nello specifico, nell’azienda Unicoop Tirreno, una delle grandi Coop della distribuzione organizzata, si sono registrati 20 casi in soli due punti vendita , da inizio pandemia. Dopo l’estate i casi Covid-19 sono aumentati di circa il 90%”. Secondo i dati di Unicoop Tirreno, aggiornati al 17 gennaio, sono sette i punti vendita nel Lazio nei quali c’è stato più di un contagio dall’inizio della pandemia: a Roma Casilino 11 casi su circa 158 lavoratori; a Roma Eur nove su 161 lavoratori; a Viterbo Iper tre su circa 141 lavoratori; a Campagnano due su 9 lavoratori, solo per citarne alcune.

Questi dati evidenziano che da settembre in poi c’è stata un’impennata improvvisa di casi. La variante inglese mette molta paura perché ci hanno spiegato che buca le mascherine chirurgiche. Dunque chiediamo alle aziende della Grande distribuzione organizzata dispositivi di protezione individuale adeguati, come Ffp2 o Ffp3, perché lavorare 8 ore al giorno in un luogo chiuso con l’impossibilità di mantenere le distanze di sicurezza, alla luce di queste nuove evidenze scientifiche, mette a rischio la salute di ben tre milioni di lavoratori”.

Queste sono le testimonianze di due lavoratrici del commercio colpite dal Covid-19:

Siamo preoccupati per la nostra salute. I clienti non rispettano la distanza e non tutti indossano la mascherina correttamente – ammette la dipendente di un supermercato che chiede di restare anonima – dove lavoro io non ci sono finestre, il posto non è ben areato, o meglio ci sono i condizionatori ma non si è capito se sono sufficienti a pulire l’area.

Tutti i giorni è una lotta – aggiunge la dipendente di un centro commerciale – L’azienda ci ha dato le mascherine chirurgiche, ma io mi porto da casa la Ffp2 perché mi sento più sicura. Visto che a novembre ho avuto anche il Covid. Dovremmo indossare tutti le mascherine filtranti.

Si evidenzia la questione dei costi, delle scorte di dispositivi. Così la variante inglese fa tremare le filiere del commercio. Anche perché il virus muta e noi dobbiamo avere la capacità di adattare le norme di sicurezza alle sue mutazioni. E se questo comporta uno sforzo economico lo si faccia senza indugi. Perché la vita dei lavoratori vale molto di più dei profitti delle multinazionali.

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