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Coronavirus, scuole chiuse: tutti al centro commerciale

Ieri sera il decreto del presidente del Consiglio, per contenere il contagio da Coronavirus, ha sospeso le attività didattiche e chiuso le scuole di ogni ordine e grado. Ma il centro commerciale? Quel non luogo che ci spacciano da anni come nuovo centro di aggregazione e che infatti vede milioni di visitatori al giorno? Quello non è un possibile veicolo di pandemia?

In questi giorni di grande apprensione per tutto il Paese ho respirato l’ansia delle commesse e dei commessi. Di quelli che la distanza di un metro è irrealizzabile, che le mascherine non ci sono e che il disinfettante per le mani costa troppo e non si trova. Di quelli che sono costretti al contatto diretto con un pubblico spesso maleducato, che se starnutiva non metteva la mano davanti la bocca prima, figuriamoci se adesso mette il gomito. Che la carta fedeltà la tiene tra le labbra e i soldi nel reggiseno.

Quell’ansia corre sul mio smartphone, tra chiamate, messaggi WhatsApp o chat di Facebook. La vedo negli sguardi quando mi reco al centro commerciale o al supermercato. La respiro assieme all’aria condizionata di quei luoghi freddi e innaturali.

Da oggi sono chiuse le scuole, ma a cosa serve se tutti quei bambini si riverseranno nei centri commerciali? E dove “poseranno” i loro figli quei commessi e quelle commesse costretti al lavoro?

Ok… le scuole di ogni ordine e grado chiudono. E le commesse dove cazzo se li mettono i figli? Nascosti tra le corsie del negozio o sotto il registratore di cassa?

Pubblicato da Francesco Iacovone su Mercoledì 4 marzo 2020

L’ansia di contrarre questa nuova malattia li accompagna ogni mattina al lavoro, ma soprattutto torna a casa con loro la sera, dove ad aspettarli ci sono proprio i loro figli. E allora, ancora una volta, si sentono lavoratori di serie ‘B’. Perché per loro non c’è il telelavoro o il campionato a porte chiuse. Non c’è festa né domenica. Non c’è neanche il diritto alla tutela della salute in caso di pandemia.

Tre milioni di italiani trattati come bestie dalle multinazionali della GDO, sottoposti a ricatti di ogni tipo e lasciati in trincea alla mercé di quel nemico invisibile. Sacrificati ancora sull’altare dello shopping. Insomma, “I consumati”!

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