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Dal camper: cronaca di uno sciopero della fame

Ognuno di noi si basa, nel formulare i propri giudizi, sulle prime impressioni. La regola, a cui è quasi impossibile sottrarsi, vale anche per le cose: il primo sguardo ad un camper, soprattutto se è estate, ci fa subito pensare ad una vacanza. Questa notte sul camper c’è una famiglia: Paolo e Cristina (coniugi e colleghi), e loro figlia, la piccola Alessia, graziosa bambina di 10 anni… Ma non è una vacanza.

Questa notte è il loro turno al presidio sotto la Regione Lazio, questa notte un’intera famiglia dormirà su quel camper, sotto il cielo di Roma. Ma decisamente non è una vacanza. E’ la storia di diciassette lavoratori, come tanti, che stanno lottando con le unghie e con i denti per la propria dignità, per il proprio futuro. Diciassette lavoratori che da ieri stanno usando il digiuno come metodo di protesta. Protesta estrema come la loro necessità di tornare al lavoro.

Ieri sul Camper hanno dormito Vincenzo e Gianluca, (ancora costretti a vivere con i genitori, benché ultratrentenni), e Sabrina, (divorziata con due figlie e con l’affitto salato per il quale non sempre bastano i soldi). Di giorno siamo tutti lì, sotto uno dei palazzi del potere di Roma. Siamo tutti lì, assieme, attorno a noi altre vertenze che si susseguono, altri lavoratori, altri volti, altre storie… Per nessuno lì è una vacanza.

Le cronache sono piene di notizie su vertenze e lavoratori. Notizie impersonali, ma dietro quelle due parole, si annida la routine di una crisi profonda. Io stasera, dal camper, voglio ricordare che dietro quelle due parole ci sono tante donne e tanti uomini con i loro nomi, con le loro sofferenze, le loro preoccupazioni, la loro dignità, le loro speranze. Mentre scrivo accanto a me, sul camper, c’è Giorgio: moglie in cassa integrazione in deroga di 10 ore al mese, un bambino di 5anni e mezzo e un mutuo da pagare.

Questo è ciò che viviamo ai tempi della crisi. Sembra di stare in un lager dove chi ancora riesce a conservare il lavoro si sente fortunato nonostante i soprusi. Manodopera a basso costo, vittime innocenti di violenze quotidiane, di condizioni da medioevo a cui siamo stati riportati bruscamente da un capitale senza scrupoli che sta operando la sua vendetta di classe senza fare prigionieri.

Poi c’è chi quel lavoro lo ha perso, chi lotta e chi ha smesso di lottare e, come in un lager, quando non serve più alla produzione è fatto fuori… Un uomo può essere ucciso e distrutto nell’anima, senza che debba necessariamente essere ucciso fisicamente. Questo mi raccontano questi diciassette lavoratori con i loro occhi stanchi che trasudano fame. Gli occhi di Valentina (mamma di Vanessa), di Rosa (mamma della piccola Giada), di Silvia (mamma di Cristian e di Sonia), di Roberta.

Il giorno fa caldo, Roma è rovente, è estate… Ma non è una vacanza. Man mano cresce la nostra piccola organizzazione, Marco e Sarah (coniugi e colleghi), con una figlia di 4anni e mezzo e uno di 10, hanno portato le sedie pieghevoli in resina; io ho fatto un salto al supermercato e comprato acqua, succhi di frutta e bicchieri di carta; il marito di Laura (in mobilità con un’altra azienda), ha portato un caricabatteria da auto per cellulari e un notebook. Di giorno siamo tutti in cerchio a discutere, a cercare le soluzioni, a volte anche a ridere. Come in una giornata d’estate in una qualsiasi località di mare… Ma non è una vacanza. Al centro c’è il lavoro.

Si, il lavoro al centro del nostro focolare improvvisato in mezzo alla strada, quel lavoro perno della nostra Costituzione. Germana, due figli a carico e il marito disoccupato, sa quanto il lavoro sia importante e non ha colpe per averlo perso, come non ne hanno Roberta, Silvia, Luca… Tante storie, insomma, storie che pesano sulle coscienze di tutti quelli che le hanno provocate, di tutti quelli che potevano fare qualcosa ma si sono girati dall’atra parte, che hanno taciuto. Di tutti quelli che hanno detto “meglio a loro che a noi”. Di tutti i carnefici, i pavidi e gli ignavi.

Dal camper è un bel vedere la dignità della lotta, la resistenza alla fatica, il coraggio e la determinazione. Non sono soltanto vertenze e lavoratori: sono donne e uomini con i propri figli, tesi allo scopo, forti e fieri, in lotta per il proprio futuro, ed io voglio stare al loro fianco… Anche se non è una vacanza.

About Francesco Iacovone

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