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Domenica al lavoro? No grazie. Parola a Chiara la cassiera

Qualcuno esulta per aver raggiunto un accordo sul lavoro di domenica in Esselunga, dopo averlo “santificato” sul contratto nazionale di lavoro. Un accordo che prevedere dalle 22 alle 24 domeniche lavorate (che culo), e che svela il vero volto di chi si contrappone in maniera strumentale e a suon di jingle alle liberalizzazioni degli orari nel commercio, ma nella realtà non tiene in alcun conto questa sentita problematica di milioni di uomini e donne che si guadagnano da vivere nei centri commerciali.

Stamane Chiara mi ha segnalato questo ulteriore pessimo tassello di un puzzle che sta normalizzando il lavoro domenicale e festivo, lo ha fatto con rabbia definendo il suo lavoro “un inferno”. Chiara ha 28 anni ed è una commessa precaria che lavora alle casse di un centro commerciale romano.

OK Francesco, adesso però vi spiego come lavoriamo noi, sballottate in turni massacranti anche nei giorni di festa, anche di domenica. Anche in quei giorni che, per loro natura, andrebbero trascorsi in famiglia. Giornate da incubo con file record che spezzano le reni e le risorse psicologiche, giornate che offrono un pessimo servizio ad una clientela sempre più pretenziosa.
Per noi non esistono giorni di festa, ho lavorato 10 ore anche domenica scorsa. Con la gente che sbraitava e sbuffava alle casse, con la mia capa che mi metteva pressione e con una gran voglia di fuggire via, lontano da quel frastuono infernale.
Si, forse tantissimi disoccupati vorrebbero essere al mio posto per guadagnare quegli 800 euro al mese che pago a caro prezzo. Me lo ricordano in tanti, troppi. Ma nella realtà io ho un contratto di soli due mesi, che scade tra pochi giorni e in cambio ho rinunciato alle giornate libere da trascorrere coi miei familiari e col mio fidanzato. Nessuno si mette mai nei panni di una commessa, che di certo non ha coronato il sogno di una vita.
Il mio sogno proibito è il diritto al riposo, ormai tutte le catene commerciali aprono nei giorni di festa. E noi cassiere, i commessi, i magazzinieri, siamo sottoposti a turni ancora più massacranti per la mancanza di personale; perché siamo sempre di meno e sempre più “flessibili”. Prova ad immaginare cosa significhi lavorare con trenta persone costantemente in fila alla cassa. Senza potere sbagliare uno scontrino. La gente ha ragione a lamentarsi se il servizio offerto non è buono, ma forse anche noi avremmo il diritto di dire la nostra.
Insomma, tra pochi giorni sarò di nuovo “sul mercato”, alla ricerca di un contratto precario senza rossi sul calendario!!

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