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Domeniche e festivi nel commercio: non è tutta colpa di Mario Monti

La possibilità degli esercizi commerciali e dei grandi ipermercati di tenere aperto sempre, anche durante le domeniche e i festivi, concessa dal decreto legge noto come “Salva Italia” di Mario Monti è stata recepita subito da tutti i soggetti interessati. Il miraggio promesso dell’aumento di occupati e della spinta dei consumi è naufragato miseramente. Ma tutto questo ha creato gravissimi problemi per i lavoratori del commercio, che non hanno più tempo per se stessi e per le proprie famiglie. Aggiungendo un ennesimo tassello al puzzle di precarietà, basso salario, difficoltà nella vita di relazione e degli ormai pochissimi diritti per oltre tre milioni di addetti del settore.

Nell’immaginario collettivo delle commesse e dei commessi, le responsabilità del peggioramento delle condizioni di lavoro, che impattano pesantemente più in generale su quelle di vita e su tutti gli aspetti sociali e familiari, sono tutte da imputare a Mario Monti e al suo infausto decreto legge. Ma non è così.

Lungi da me la difesa d’ufficio del Senatore a vita Monti, ma il suo decreto legge, senza le modifiche al contratto nazionale di lavoro del commercio, non avrebbe potuto produrre l’automatismo dell’obbligo alla prestazione domenicale, né tanto meno a quella festiva (che di fatto continua ad essere facoltativa.

E mi vado a spiegare: Monti ha concesso agli esercizi commerciali di poter aprire h24 sette giorni su sette. Ma questo non poteva bastare, e allora le aziende del settore, supportate dalle associazioni di categoria, hanno trovato la spalla compiacente dei sindacati firmatari del contratto nazionale che hanno avallato l’obbligatorietà al lavoro domenicale:

Art. 141 – Lavoro Domenicale: nell’ambito della contrattazione di secondo livello, territoriale e aziendale, al fine di migliorare il livello di competitività, produttività ed efficienza organizzativa delle aziende del settore, potranno essere concordate modalità di attuazione del riposo settimanale di cui all’art. 9, comma 3 del d.lgs. 66/2003, che, tenuto conto della disponibilità espressa dai lavoratori, individui modalità idonee a garantire una equa distribuzione dei carichi di lavoro e delle presenze comprendendo tutto il personale.Vista la particolare disciplina che regola il lavoro domenicale previsto dal CCNL del terziario e dalle norme di legge vigenti, le Parti concordano che tale materia sia oggetto di contrattazione di 2° livello. In tale ambito, territoriale o aziendale, le parti dovranno disporre del calendario delle aperture previsto dalle disposizioni normative in materia per l’anno di riferimento. In attesa della realizzazione di quanto previsto ai commi 1 e 2, le Parti convengono, fermo restando le eventuali intese territoriali o aziendali successive all’entrata in vigore del CCNL 18 luglio 2008, di applicare la disciplina di cui ai commi successivi […].

Insomma, Mario Monti è uno dei responsabili del disagio vissuto dai lavoratori del commercio, ma non certo l’unico. E io personalmente ritengo che le responsabilità di chi per statuto dovrebbe tutelare i lavoratori, sono di certo maggiori ed in palese contrasto con gli scopi di un’organizzazione sindacale.

Riflettiamoci, riflettiamoci a lungo…

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