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Domeniche e festivi: parla la commessa di Zara del centro storico di Firenze

Ho fatto quattro chiacchiere con Francesca, commessa di Zara che lavora nel centro storico di Firenze, sulla questione che più appassiona le lavoratrici ed i lavoratori del commercio: l’apertura dei negozi durante le festività. A voi la sua testimonianza:

Tra una piegatura di una maglietta e l’altra, le commesse del centro storico fiorentino ascoltano in silenzio i clienti impegnati a organizzarsi con le proprie famiglie per i ponti di Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, Primo Maggio e due giugno.
In silenzio, le commesse pensano che anche a loro piacerebbe poter scegliere di passare le feste con i propri cari. Ma non possono.
Loro le feste le passeranno sul posto di lavoro perché, si sa, Firenze è una città turistica e, mentre gli Uffizi ed i musei rimarranno probabilmente chiusi, i turisti dovranno avere la percezione di una città aperta. Peccato che, forse, chi viene a Firenze si aspetta, più che i negozi aperti, la possibilità di godere delle meraviglie architettoniche e storiche di questa città. Ma non è così.
Il turista dovrà apprendere che Firenze, medaglia d’oro alla Resistenza, offrirà solo maglie, vestiti, scarpe. E non solo la domenica di San Valentino, ma anche in tutte le festività rosse di calendario. E se ciò non bastasse chi avesse necessità di acquistare questi “beni di prima necessità” potrà approfittare anche della notte bianca a ridosso del 1 Maggio.
Fino a tarda notte le lavoratrici del centro storico saranno sul loro posto di lavoro. Chi sarà più coraggiosa potrà rifiutarsi di lavorare perché, per ora, il CCNL applicato al settore, lo consente. Ma sarà, certamente, rimpiazzato dall’interinale di turno.
Del resto si sa, la politica del consumo e della liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali ha, di fatto, legalizzato il precariato piuttosto che – come ci è stato fatto credere – creato nuovi posti di lavoro.
In compenso, a Pasqua ritornerà l’uguaglianza nei luoghi di lavoro: nessuno potrà astenersi dall’andare a lavorare perché Pasqua è l’unica festa a non esser considerata tale né dal CCNL né dalla legislazione. Non ci si può astenere. Bisogna lavorare con la retribuzione prevista per una qualsiasi domenica.
Fino al 2009 i negozi almeno in queste feste rimanevano chiusi. Con il cambio dell’amministrazione comunale via libera a Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, 1 Maggio affinché non si consideri più il commercio come una realtà diversa e distinta dagli ospedali o dalle ferrovie.
Il commercio, al tempo della crisi, deve essere equiparato ad un Servizio Pubblico Essenziale. Bisogna solo che le commesse si organizzino per arrivare a lavorare perché, mentre negli ospedali il presidio è minimo, nei negozi bisogna avere la massima copertura.  Se poi non si sa come raggiungere il proprio posto di lavoro perché treni e autobus hanno – durante festività e notti multicolore – orari ridotti, poco importa.
Non importa se a mezzanotte chi vive a Prato, Pistoia, Empoli o altrove non può tornare a casa perché non ci sono mezzi pubblici. Bisogna solo pensare ad accogliere i turisti. A qualunque costo.  Se poi proprio ci si volesse opporre alla politica delle aperture selvagge, ad un’altra parte di lavoratrici e lavoratori, non rimane che fare sciopero, salvo poi dover fare i conti per arrivare in fondo al mese.
È davvero questa un’alternativa possibile e plausibile?
Urge, probabilmente, una riflessione da parte delle Istituzioni e sulla scelta della organizzazione sindacale da cui farsi rappresentare: la festività è un diritto (come recita la Corte di Cassazione),o si è trasformata in un privilegio?

About Francesco Iacovone

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7 Comm.

  1. D’accordissimo la festività’ dovrebbe essere un diritto per tutti! Gli Uffizi comunque sono aperti sempre come al solito! Io ci lavoro e lo confermo.

  2. Il problema non è circoscritto ai centri storici di città turistiche purtroppo. E la situazione è anche peggiore. Ho lavorato per due anni e mezzo in un negozio e sebbene fosse prevista una domenica di riposo al mese (da accordi tra negozio e direzione dell’outlet in cui lavoravo) non ne ho mai “saltata” una. Il mio orario era quasi sempre 8.30/18.00 ma poteva protrarsi fino alle 19.00, 20.00. Le ferie non sono mai una scelta del lavoratore e anche quando venivano concesse di solito andavano da lunedì a giovedì, per non intaccare la copertura del weekend.
    Tra pressioni psicologiche, carico di lavoro non proporzionato e mobbing (nei confronti dell’intero staff e per di più tacitamente autorizzato da vertici della direzione) posso assicurarti che la mia esperienza in KIKO è stata terrificante. E chi lavora per altri brand non se la passa di certo meglio.
    Ah, dimenticavo, riposo settimanale sempre coincidente con i giorni d’esame (di modo che non si potesse usufruire di permessi studio).. Giusto per non farsi mancare nulla!

  3. Ciao’ sono d’accordo con Simo, purtroppo il nostro è un settore che allla politica non interessa tutelare, non tutela neanche i cittadini Italiani! La vedo purtroppo una battaglia persa dall’inizio, io sono in una grande cooperativa dove ormai siamo quasi sempre aperti alla domenica,ma per ora le festivita’in rosso no, il giorno di riposo mia figlia è sempre a scuola ,mio marito grazie per lui è in pensione dopo 43 anni di lavoro e non possiamo mai organizzare qualcosa tutti e tre! io mi chiedo in un mondo dove ci sono gia’ crisi di famiglia, come puo’ una coppia che non vive mai in coppia a soppravivere???’ La qualita’ della vita dov’è? in piu’ se ti opponi purtroppo è dura da dire ma ti mettono in condizioni molto disagiate! E i nostri dirigenti con stipendi da ufo a letto e con la loro famiglia!!!!Come sempre famiglie di serieA e di serie B.Scusate lo sfogo. Tantissimi auguri a tutti i lavoratori specialmente chi lavora nelle festivita’ in rosso!!!!

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