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Esselunga chiusa la domenica: non è l’unica bufala

Su Twitter e Facebook è un delirio: la foto virale di un volantino annuncia la (finta) svolta della catena di supermercati Esselunga: «approfittate della domenica per riscoprire i valori della famiglia». E i lavoratori del commercio sperano che ci sia una vera inversione di tendenza.

I social network rimbalzano senza tregua un insolito volantino, in cui la catena di supermercati Esselunga annuncerebbe un cambiamento negli orari di apertura: serrande abbassate di domenica e nei festivi «per migliorare la qualità della vita dei dipendenti».

L’Esselunga dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio? No, una bufala bella e buona, di qualche buontempone, che sta facendo il giro del web raccogliendo parecchi consensi e mettendo in crisi i fanatici dello shopping domenicale e festivo.

Ma basta andare sul sito dell’azienda di Caprotti e verificare gli orari dei singoli punti vendita (io l’ho fatto): qualche riposo domenicale c’è, ma della rivoluzione copernicana delle chiusure domenicali e festive non vi è traccia.

E’ quella la vera bufala che ha obbligato milioni di donne e di uomini a rinunciare alla propria socialità per votare la propria esistenza alle aziende del commercio? Ovviamente no e ovviamente la stampa glissa sulla bufala che ha aperto la strada a questa nuova forma di schiavitù.

Ovviamente, parlo del decreto del governo Monti, noto come “salva Italia”, che ha offerto su un piatto d’argento la possibilità degli esercizi commerciali e dei grandi ipermercati di tenere aperto sempre, anche durante le domeniche e i festivi.

Le aperture e la liberalizzazione degli orari hanno disatteso completamente le mirabolanti promesse di crescita occupazionale all’indomani del decreto Monti e si stanno traducendo in chiusure di migliaia di imprese piccole e grandi, in licenziamenti di massa e hanno aperto le frontiere ad una nuova guerra tra poveri che si offrono sul mercato del lavoro a condizioni da fame.

Insomma, quella stessa stampa che ha accompagnato le liberalizzazioni senza mai assumere una posizione critica, sollecita i nostri pruriti distogliendo l’attenzione dal vero problema e focalizzando la nostra attenzione su qualche giocherellone che ora se la starà ridendo.

Purtroppo non c’è molto da ridere… La vera bufala ha creato grandissime sofferenze sui lavoratori del commercio, già logori dai processi subiti ante Monti che avevano come punto di arrivo il massimo della flessibilità e della precarietà. Quel maledetto decreto ha soltanto chiuso un cerchio costruito negli anni, ha spazzato via quel poco tempo rimasto per la cura della famiglia e per la socialità.

Insomma, questa bufala illuminata ad arte non è quella giusta. La bufala vera, d’altronde, è meglio tacerla: “la vuole l’Europa”…

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