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Femminicidio: tra falsi mostri e voyeurismo

Occorre fare una premessa: è sconvolgente pensare a come un uomo possa prendere un coltello e, dopo aver colpito alle spalle la moglie, possa uccidere senza pietà la figlia di 5 anni e il figlio di 20 mesi; è sconvolgente pensare che questo atroce gesto è compiuto nell’intervallo tra un momento di passione coniugale e l’esultanza per una partita di calcio, ma analogamente mi sconvolge il taglio che i media stanno dando a questa notizia. Siamo a Motta Visconti… Purtroppo non è una novità.

La storia è sempre la stessa, dal delitto di via Poma fino a quello di Andrea Cristina Zamfir, crocifissa sotto un ponte a Firenze, passando per Elisa Claps, Chiara Poggi, Melania Rea, solo per citarne alcune. Uomini che uccidono le donne, che le bramano fino al gesto estremo pur di averle o di non perderle. Storie crude di donne che soccombono ai propri carnefici, di uomini che commettono atti di violenza verso le proprie mogli, amanti, compagne, finanche verso le proprie figlie.

Ma chi è l’uomo che commette questi delitti, che maltratta, violenta, uccide? I mass media cercano di pacificare le nostre coscienze scosse sbattendo il mostro in prima pagina, parlando di lucida follia, di gesto folle, di strage annunciata. Tutto questo è consolatorio, il gesto di un folle non ha bisogno di spiegazioni, di analisi, non contempla il mettere in discussione l’humus nel quale queste stragi prendono forma.

In realtà non siamo in presenza di mostri ma di uomini comuni, con vite regolari, anche colti e benestanti, soggetti differenti per storie sociali e personali che, nel rapporto di coppia, hanno saputo anche mostrarsi amanti affettuosi, padri esemplari, gratificanti compagni di vita. Questi sono i veri attori di un dramma che scuote le nostre coscienze, di un dramma del quale si parla poco e male.

Ma i media non si limitano a questo, i media hanno a cuore il profitto e seguono la regola delle tre esse: sangue, sesso e soldi. Nel femminicidio la norma universale che rende appetibile una notizia è rispettata per eccesso, almeno due degli elementi ci sono di sicuro: il sangue ed il sesso. Per questo tanto accanimento nell’andare a scovare i particolari che più stuzzicano il voyeurismo, la curiosità morbosa. L’italidiota, si sa, è sempre pronto a sbirciare dal buco della serratura e non sono certo se mi ripugna di più il teatrino messo in piedi dalla stragrande maggioranza di giornali e trasmissioni televisive o piuttosto constatare che ci si interessa alla condizione femminile solo di fronte a casi di cronaca violenti.

Molto spesso l’eccessiva attenzione rivolta dai media alle vittime regala ai carnefici un ruolo secondario mentre, a mio avviso, occorre agire sulla domanda. Occorre spostare l’attenzione sulle componenti e le cause culturali del fenomeno della violenza di genere. Non basteranno le leggi ad arginare il femminicidio, nonostante sia assolutamente necessario prendere dei provvedimenti che puntino ad evitarlo e non solo a punirlo. Serve un cambiamento culturale, a partire dall’educazione. I mass media sono uno degli strumenti più efficaci per educare e formare le culture. Le coscienze degli uomini cambiano in virtù dei messaggi che ricevono e la crescita è spesso per emulazione e imitazione dei modelli che ci vengono dalle fonti di informazione.

Insomma, i media devono scegliere da che parte stare, ci devono dire se hanno intenzione di agire sul fronte del cambiamento culturale o se vogliono continuare a speculare sulle vittime di genere, rendendole vittime ancora una volta.

About Francesco Iacovone

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