I commessi: rischiamo il contagio e tanti colleghi muoiono – video TV

Nei supermercati si lavora senza sosta da febbraio 2020. “Sono rimasti sempre aperti”, ricorda Francesco Iacovone del Cobas. “Sabato domenica e festivi, Natale e Pasqua compresi nonostante il lockdown: è davvero come un ospedale in questo senso. I medici hanno scelto una professione di emergenza, i commessi del commercio non si sarebbero mai immaginati una situazione di questo tipo. E vivono nel terrore del contagio”. Leonardo, dipendente Coop del centro commerciale Casilino, a Roma, non può dire con certezza di aver contratto il virus in negozio, “ma quello che so è che nei supermercati nessuno rispetta le regole”, racconta. “È come se la pandemia non fosse mai esistita e noi, da indispensabili, siamo diventati invisibili”. Lui è in isolamento da 20 giorni, in attesa di un tampone negativo. “In casa ci siamo ammalati tutti, mia moglie è stata molto male: è terribile essere la causa di un contagio in famiglia”.

Nel suo negozio i casi di Covid tra i lavoratori sono stati 15 su 160 dipendenti. Ma sui numeri dei contagi c’è molto riserbo: “Le aziende hanno protocolli anti Covid che pretendono la riservatezza, come se ammalarsi fosse una colpa”, racconta ancora Iacovone. I Cobas hanno analizzato i dati di alcuni negozi di Unicoop Tirreno nel Lazio dove sono nel comitato Covid. “Si va dal 27% di addetti contagiati alla Coop di Campagnano al 14% di Vetralla all’8% dell’Ipercoop Euroma2. E la situazione di questa azienda non è tra le peggiori: siamo preoccupati per i tanti supermercati che tengono nascosti i dati”. I contagi però ci sono, ovunque.

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