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discoteca giovane muore sabato sera

In discoteca si muore per mancanza di sogni

Ancora Mdma, alcol o un incidente stradale, ancora giovanissimi che si giocano la vita per una dose di qualcosa, per provare ancora una volta l’effetto che fa, per il brivido di guidare alterati. Ma è tutta loro la colpa?

Oggi voglio indossare i panni di un giovane; un po’ per curiosità, ma soprattutto per invidia di una fase della vita che ho sorpassato già da tempo. Affinché gli adulti possano riflettere sul mondo che hanno creato per i propri figli.

Quegli adulti che si dicono preoccupati per i giovani che non hanno futuro nel lavoro, nella società e che non possono avere speranze di rendersi autonomi al fine di trovare una propria strada; gli stessi adulti che nel frattempo li isolano e li confinano fuori dall’universo del lavoro, senza nessuna concessione, frustrandone creatività e voglia di rischiare con l’indifferenza e la solitudine.

Oggi sono un giovane, uno di quei tanti giovani che affollano le discoteche il sabato sera per trovare sollievo alla solitudine. Uno di quei giovani a cui avete rubato il futuro… anzi… a cui state rubando finanche il presente.
Il mio tempo lo avete letteralmente svenduto per consentire al mercato di smaltire un’iperproduzione di beni e servizi che le altre generazioni non hanno più il tempo (gli adulti) o l’abitudine (gli anziani) di acquistare. Sono un prodotto che non può permettersi di produrre e che, se produce, lo fa per due soldi; lo fa da precario.
Sono un giovane “parcheggiato” in infiniti anni di studi, con difficoltà a elaborare un progetto di lavoro o di famiglia, sono un giovane che l’unica ambizione che può permettersi è quella di simulare la vita.
E’ vero, posso navigare… ma senza viaggiare. Posso giocare a pallone… su una consolle… posso dialogare… senza mai incontrare l’interlocutore. A voi faceva comodo così, mi avete insegnato così perché parcheggiarmi era più comodo, meno impegnativo.
I miei lavori sono saltuari, precari, sottopagati e in competizione con gli altri giovani. La capacità di stringere legami non mi è concessa, sarebbe di ostacolo al vostro costo del lavoro. Il collega è un nemico, il capo un dittatore e la mia dignità un lusso troppo costoso.
Le mie relazioni sono frugali, non mi avete insegnato a creare legami stabili. Lo sballo, l’uscita dopo la discoteca, un po’ di sesso e si ricomincia… Senza progettare, senza conoscere davvero, con l’incapacità di creare empatia.
I miei progetti impossibili. Nessuno mai mi concederà la possibilità di costruirmi un futuro, di possedere un alloggio, non avrò mai un lavoro stabile e costruirmi una famiglia sarebbe un lusso che non potrò mai permettermi.
Sono uno di quei tanti giovani che sta bruciando l’età che avrebbe una missione precisa: la scoperta della mia identità e del mio talento. Tutto lo spazio che mi circonda è saturo, è impermeabile ad esigenze di gioco ed espressività, è popolato e normato da adulti che non cedono il passo alla mia generazione.
Sono un giovane vittima dell’umiliazione: nei colloqui di lavoro, nella considerazione di cosa ho studiato, nella gratuità di tutto quello che dovrei fare, nelle mansioni a me affidate, negli abusi di potere che devo subire. E senza lavoro, quello con la elle maiuscola, quello che hai conosciuto tu, non c’è futuro.
Oggi sono un giovane, uno di quei tanti giovani che affollano le discoteche il sabato sera e si sballa per non pensare a tutto ciò, per immaginare un futuro che non c’è. Sono un giovane, uno di quei giovani che a volte non vedono la domenica mattina, che non riabbracciano più i propri cari.
Sono un giovane che sorride mentre tu ti interroghi se chiudere la discoteca sia la soluzione, senza pensare che forse avrei solo bisogno di ideali, di relazioni profonde e di spazi per sognare.

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About Francesco Iacovone

Mi occupo di tutela collettiva dei diritti dei lavoratori. A me piace definirmi un lavoratore prestato al sindacato, anche se formalmente faccio parte dell’Esecutivo Nazionale Cobas [Read more]

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