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In un mondo migliore

In un mondo migliore non ci sarebbero migliaia di migranti resi schiavi negli agrumeti, carne da macello al prezzo di un euro l’ora come accade a Rosarno in Calabria o a Nardò in Puglia.

In un mondo migliore non si sfrutterebbero i lavoratori della logistica, soprattutto migranti, impiegati da aziende cooperative alle quali le catene della Grande Distribuzione Organizzata appaltano il lavoro nei propri magazzini. I lavoratori di queste cooperative (spesso false coop), non si vedono. Nell’ombra fanno funzionare la grande distribuzione. Il problema è che nell’ombra succede di tutto: salari decurtati, zero diritti, zero sicurezza e chi sciopera viene licenziato.

In un mondo migliore le cooperative non lascerebbero a casa lavoratrici che hanno raggiunto il requisito di legge per l’assunzione, come Catia Bottoni, o per le quali la magistratura ha per ben tre volte disposto il reintegro, come Lucia Di Maio.

In un mondo migliore non ci sarebbero la strage di Prato, quella della ThyssenKrupp e i tanti anonimi omicidi sul lavoro quotidiani, donne e uomini sacrificati sull’altare del profitto.

In un mondo migliore l’opposizione Parlamentare avrebbe l’opportunità di discutere in aula sui provvedimenti assunti dalla maggioranza, non ci sarebbero ghigliottine o sganassoni… Sganassoni di un uomo ai danni di una donna.

In un mondo migliore, appunto, non ci sarebbe la violenza di genere, violenza che spesso si consuma nel “rassicurante” ambiente domestico o lavorativo ad opera di persone conosciute: mariti, fidanzati, amanti, padri, fratelli, amici e colleghi.

In un mondo migliore la scuola, la sanità, i trasporti, i beni comuni sarebbero patrimonio della collettività e non preda dei capitali.

Ma noi non siamo in un mondo migliore…

Da noi i migranti nelle campagne restano schiavi nell’indifferenza.

Da noi i facchini della logistica se protestano contro l’illegalità che subiscono vengono trasformati dalle cooperative che li sfruttano e dai politici amici delle stesse in criminali perché fuori dalla legge, quella stessa legge che le cooperative non rispettano per Catia e Lucia.

Da noi le leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro si possono eludere e uomini e donne continuano ad uscire di casa al mattino per andare al lavoro e non fanno più ritorno dalle mogli, dai i mariti, dai figli.

Da noi il Parlamento non discute più e chi prende ceffoni è dalla parte del torto.

Da noi la violenza di genere fa notizia ogni 25 novembre, il resto dell’anno: “aveva la gonna corta, in fondo se l’è cercata”.

Da noi la scuola, la sanità, i beni comuni stanno diventando l’osso attorno al quale i capitali affilano i denti mentre noi perdiamo il diritto all’istruzione, alla salute, all’acqua pubblica, alla mobilità…

Da noi non è un mondo migliore…

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