libro incipit iacovone

Incipit

L’incipit del libro che forse non scriverò mai:

Ero in fila alla cassa, il cuore batteva più veloce dei pensieri, lei era lì che passava i prodotti sullo scanner, con il suo volto d’angelo ed i suoi capelli biondi e cotonati, in perfetto stile anni ottanta. Era l’autunno del 1989, Madonna cantava “Like a Prayer” mentre cadeva il muro di Berlino ed io provavo ad abbattere il muro della mia timidezza. Era il 1989, quella primavera, durante le protesta di piazza Tienanmen, uno studente, da solo e completamente disarmato, si parò davanti a una colonna di carri armati per fermarli; io mi apprestavo inconsapevole a seguire il suo stesso destino.
Ma il caso non esiste. Da qualche parte ho letto che: “se una tartaruga decidesse di venire a galla in pieno oceano e finisse con la testa in un salvagente abbandonato in mare da qualche imbarcazione, ebbene, ciò non succederebbe per caso ma per qualche profonda ragione”. Questa suggestione mi rimbalza nei pensieri e mi fa ripercorrere le scelte che hanno determinato il mio destino.
Cresciuto nei primi anni 80 nelle assemblee dello storico Istituto Tecnico Industriale Giuseppe Armellini di Roma, nel centro del quartiere San Paolo, dove ancora si insegnava aggiustaggio, si facevano parallelepipedi perfetti con la lima e si usava il tornio, in una società che era già postindustriale, ma soprattutto in una città priva di fabbriche, scelsi il corso di informatica, nato pochi anni prima in concomitanza con la storica occupazione dell’istituto del 1975, che aveva sostituito quello di ottica. L’informatica si affacciava nelle scuole, per il resto elettrotecnica e meccanica con prospettive zero. Era l’alba del cambiamento dei rapporti sociali, la fine dell’operaio massa e l’aumento dei giovani disoccupati, avanzavano i valori di una destra liberista con la Milano da bere, il Craxismo e poi il Berlusconismo, l’inizio della fine della solidarietà e del concetto di classe.
Subito dopo il diploma l’iscrizione all’Università la Sapienza, facoltà di matematica; di lì a poco la mia prima scelta adulta. La chiamata alla naja stravolge i miei piani: rinviare e laurearmi o partire per riprendere gli studi in seguito? Neanche il tempo di pensarci poi tanto ed ero su di un traghetto delle Ferrovie dello Stato, destinazione Macomer. Un anno pesante in terra di Sardegna, il mio primo confronto con una istituzione totale, una caserma. Tagliato fuori dalla società, ho trascorso questo tempo con altri miei coetanei in un regime chiuso e formalmente amministrato, all’interno del quale avvertivo un forte senso di disagio e di oppressione. Insomma, la tartaruga inconsapevole nuotava in direzione del salvagente che la attendeva sulla superficie dell’oceano…

About Francesco Iacovone

About Francesco Iacovone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.