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La commessa: la fatica, il lavoro festivo e quei figli un po’ diversi

Comincia un nuovo week end di svago per molti e di lavoro per chi si guadagna da vivere in un centro commerciale, in un supermercato o in un negozio del centro città. E la commessa sarà ancora la protagonista, suo malgrado, di questa follia consumistica: alle prese con la fatica, quella fisica, e con la frustrazione di dover sballottare i suoi figli dai nonni o con la tata.

Ecco, nell’augurarvi buon fine settimana, vi lascio a due commenti rubati dal web che rappresentano il quadro impietoso di chi si vede sottrarre la vita in cambio di un lavoro spesso precario, mal pagato, che non lascia alcuno spazio sociale e ostacola la cura della famiglia.

Queste le parole di Viviana:

 “Ho i calli nelle mani, le braccia piene di graffi dagli scatoloni, le unghie distrutte, dalle ginocchia in giù ho i lividi da carrelli dei clienti distratti, i piedi con le antinfortunistiche sono inguardabili e doloranti, mi fanno male le spalle, la schiena e la cervicale… e poi mi sento dire beata te che fai la commessa e non fai un cazzo.”

E poi ci sono I figli delle commesse raccontati da Raffaella:

“Quei figli un po’ diversi. Forse speciali, forse peggiori, di sicuro un po’ diversi. Vanno sempre di corsa, come le loro mamme. Si spostano in macchina per fare prima, veloci salgono, veloci scendono. Hanno più di una casa e chiedono tutti i giorni: oggi con chi sto?

Perché il sabato e la domenica sono i giorni dello shopping, ma qualcuno questi shops dovrà tenerli aperti no? Saltano feste, attività, sport; perché in altri lavori i genitori alle 17 sono a casa, le mamme commesse alle 17 stanno riandando al lavoro. I figli delle commesse non dormono il pomeriggio per stare un po’ con la mamma, fanno i compiti da soli, non vanno a letto alle 21 perché alle 21 sta tornando la mamma.

I figli delle commesse hanno i bisogni di tutti gli altri bambini, ma si adattano con amore, capiscono la stanchezza, piangono quando esci e guardano se ai piedi hai le scarpe o le ciabatte e se hai le ciabatte sorridono felici. Ti corrono incontro quando rientri e ti abbracciano e li capisci che non ti odiano per la tua assenza.

Ti dicono frasi come ”non andare al lavoro”, vedono pochi negozi perché non ti sogneresti mai di passare del tempo con loro nello stesso covo ostile che vi separa. I figli delle commesse non sono più ricchi. Per loro un lunedì o un martedì o un giovedì possono essere domenica perché la loro mamma è a casa per un giorno a settimana, e allora è festa!

Non piangono all’asilo, non si sentono abbandonati, sono abituati al distacco. Hanno il grembiule sgualcito e avvisi non firmati. Fanno foto con i nonni, imparano nuove cose dai nonni, prendono lo sciroppo dai nonni. I figli delle commesse di sicuro saranno adulti col profondo senso del lavoro, ma io spero più furbi!”

Ora aspetto i vostri di commenti, le vostre osservazioni e la vostra incazzatura…

About Francesco Iacovone

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12 Comm.

  1. Non capisco tutto questo clamore per una donna che fa la commessa e lavora nei fine settimana, non sono le uniche, anche per le donne infermiere, poliziotte, militari e tanti altri lavori che si svolgono nei weekend per loro nessuna parola? Anche loro hanno gli stessi problemi, ma non ho mai sentito chiudiamo gli ospedali, le caserme o i ristoranti le chiese i conventi è tutto ciò che aperto, meditiamo

  2. Con l’unica differenza che la turnistica dei commessi è completamente diversa, che ha preso ad esempio settori indispensabili per la salute e la sicurezza della gente, che la maggior parte dei commessi sono sottopagati e precari.. Che per infermieri, poliziotti e quant’altro viene portato rispetto per la professione che svolgono. E soprattutto non posso decidere di non stare male un week end.. Posso però decidere di comprare un maglione il lunedì anziché la domenica

  3. Ascolti, il poliziotto, l’infermiera, il medico lavorano anche la domenica e nei festivi ma hanno una turnazione, una domenica si ed una no al massimo. Il personale dei negozi lavora tutte le domeniche e per tutti i festivi. Non si può assolutamente paragonare la tutela che le due categorie hanno a prescindere dall’importanza dei due servizi, ben più importanti i primi e lo stipendio dei commessi moltissime volte sotto pagati rispetto le ore lavorate

    • È verissimo… sono 13 anni che lavoro in un centro commerciale. ed ho lavorato tutte le domeniche, ovviamente senza alcuna tutela lavorativa

  4. Io lavoro nel settore aeroportuale, e si i riposi sono a scalare ma le domeniche nn sono una si e una no, anzi…. Mia figlia da quando ha un anno nn ha mai passato un natale con mamma e papà xché gli aerei devono volare anche nei giorni di festa e magari sono le stesse persone che si lamentano del lavoro a prendere il volo. Siamo in un mondo consumistico e queste sono le conseguenze, le commesse che si lamentano nn sono le uniche in quest’Italia ad essere sottopagate e a dover sacrificare la famiglia

  5. Paragonare un impiego statale pagato come tale con turnazione e garanzie al seguito ad un impiego da commessa è quantomai folle e privo di ogni logica. A meno di non volere per forza scrivere qualcosa….

  6. buongiorno a tutti,
    l’unica cosa che mi sento di scrivere è che non è vero che alle 17 i genitori sono a casa…guadagno forse meno di una commessa per molte più ore a settimana e sono fuori di casa 12 ore al giorno, ogni lavoro ha le sue…chiuderei anche io i centri commerciali la domenica e nelle feste…
    LA MAMMA DEVE ESSERE TUTELATA…questo è quanto grazie

  7. Le mamme lavoratrici dovrebbero essere tutelate! Sia nel commercio che nei lavori con turnazioni e condizioni di lavoro assurde. Non c è più dignità. In nome della scarsità di lavoro, bisogna accettare tutto e senza fiatare

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