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La commessa: “non ringrazio certo Dio se lavoro”

“C’è gente che pagherebbe per fare il vostro lavoro” (il lavoro in questione è la commessa eh).

L’Italia (e il mondo) va a rotoli perché c’è gente che inverte la logica del lavoro fino a questo punto. Fino a distorcere una realtà che è già abbastanza problematica: quella per cui cedi il tuo tempo, tempo limitato e irrecuperabile, solo ed esclusivamente in cambio di denaro.

Non basta però dare la vita, serve darla e sentirsi fortunati di farlo. Serve convincersi che la gavetta è cosa buona e giusta. Serve credere con entusiasmo di fare uno stage per la propria formazione quando invece si viene sfruttati per 4 euro l’ora e gettati dopo sei mesi come calzini bucati. Serve dimenticare che sei costretta a lavorare a orari improbabili la domenica e i festivi.

Serve ringraziare e financo “PAGARE per lavorare”, espressione paradossale, certo, ma esemplificativa del pensiero malato che inquina le menti di questa gente, della loro visione alterata e completamente asservita a motti pseudomotivanti, vuoti come i gusci dei paguri morti.

Fortunatamente il mio gruppo di lavoro è costituito da persone intelligenti molte delle quali sono state messe a dura prova da malattie, difficoltà economiche, dipartite di cari, esperienze che hanno permesso loro di sviluppare una comprensione della vita più profonda.

Gli affetti le hanno, ci hanno, salvate.

Siamo consapevoli che sono i legami profondi che siamo stati in grado di stringere tra di noi, a proteggerci ogni giorno dalla miseria di parole come quelle che ho riportato. La nostra enorme forza deriva dal nutrimento che danno gli abbracci, i figli, i cani, i mariti, i compagni e magari un caffè nel termos passato di soppiatto alle cinque di pomeriggio dell’ennesima giornata lavorativa sfiancante, accompagnato dalle parole dolcissime “C’è poco zucchero: l’ho fatto per te”.

Questa vita, intima e preziosa, sconosciuta a chi passa la propria a calcolare produttività e obiettivi economici, pulsa nei nostri occhi, anima le nostre risate e ci rende impermeabili ai vostri diktat.

Per questo, mie care manager da quattro soldi, noi vi guardiamo e proviamo pena per voi.

About Francesco Iacovone

Mi occupo di tutela collettiva dei diritti dei lavoratori. A me piace definirmi un lavoratore prestato al sindacato, anche se formalmente faccio parte dell’Esecutivo Nazionale Cobas [Read more]

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