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L’altra domenica: centri commerciali e sfruttamento? Non bastano le polemiche

Esiste un posto a Canelli dove il Tempo non è mai entrato. É l’emporio dei fratelli Pistone, un piccolo market sul ponte che scavalca il fiume Belbo. Dai Pistone si trova di tutto come in un moderno supermercato, ma qui per fare la spesa non bisogna avere fretta, ci si deve adattare alle regole del Tempo immobile.

Comincia così il delizioso racconto di un’economia che non c’è più. Il racconto che riesce a farmi tornare indietro con la memoria alla mia adolescenza. La deliziosa descrizione fatta da Anita Franzon ci catapulta nell’epoca in cui la spesa la portava a casa il “cascherino”, le olive verdi si compravano raccolte in un cartoccio di carta oleata e, oltre al pane e al latte, in emporio potevi trovare anche un po’ di umanità a costo zero.

Le noci arrivano fresche di raccolta il venerdì pomeriggio, l’orzo perlato lo portano il lunedì, le caramelle sono quelle che tenevano le nonne nel vassoio appoggiato su un centrino ricamato.
Il carrello non esiste, il conto viene calcolato a mano e per vedere se è corretto, i fratelli sono tra i pochi a ricordarsi le regole della prova del nove; sanno elencare con incredibile sapienza enciclopedica tutte le proprietà di qualsiasi prodotto che vendono, consigliano il cliente trattandolo come un vecchio amico.
Il retro del negozio è un labirinto, dove solo i fratelli possono addentrarsi lasciando il bancone scoperto. Non importa quanta fila ci sia, loro con il sorriso si allontanano e con il sorriso tornano con il prodotto che stavi cercando.
I cartellini e i prezzi sono tutti scritti rigorosamente a mano, i cataloghi anche: pagine e pagine ordinatissime con liste di prodotti di ogni genere.
I fratelli Pistone erano tre maschi e una sorella che non si faceva mai vedere: Marcello, Piero, Giovanni e Mariuccia.
Oggi sono rimasti in tre, ma Giovanni è sempre lì, in fotografia, dietro il lungo bancone in legno dove ha passato tutta la vita.
Si vestono sempre in maniera impeccabile, hanno un camice beige lungo da lavoro, capelli bianchi, alti, magri, portamento elegante, rughe che solcano mani e volto, sono scapoli e inseparabili.
Qui il Tempo, dicevo, non è mai entrato.
Chi frequenta l’emporio, indipendentemente dall’età, vorrebbe essere un loro nipote cresciuto tra gli scaffali, ricordarsi di aver trascorso da bambino tutto il pomeriggio dopo la scuola in negozio ad aiutarli, aver imparato a fare i calcoli da loro, essersi smarrito in mezzo agli scatoloni, aver fatto i compiti in un angolo del bancone.
I fratelli Pistone conoscono tutti e di tutti sanno la storia, si ricordano di mio nonno, sono anziani e aggiornatissimi, scherzano con i vendemmiatori stranieri, capiscono tutte le lingue, offrono caramelle ad adulti e bambini, non sono nostalgici perché non possono provare il dolore per il ritorno di un altro tempo che non è mai andato via.

Oggi non è più così, oggi di umanità non se ne trova neanche a pagarla oro e la filiera della GDO è spietata con i lavoratori e noncurante della buona alimentazione dei consumatori. Dai contadini ai braccianti, dai lavoratori dei trasporti a quelli della logistica fino ad arrivare alle donne e gli uomini dei centri commerciali, tutti sfruttati e malpagati per servire il cibo spazzatura delle multinazionali del commercio a tutti noi.

Di come combattere tutto questo se ne parlerà domenica 25 settembre alle ore 10.00, alla Città dell’Altra Economia a Roma ( Largo Dino Frisullo), mentre in contemporanea si svolgerà la prima Assemblea Nazionale dei Braccianti a Venosa, Potenza.

Io parteciperò… per un cibo più sano, frutto di un lavoro senza sfruttamento, e voi?

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