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Lavoratori sfruttati dal lusso

Una ragazza esce disperata dalla sala, in un pianto dirotto. Provo a fermarla ma lei mi risponde: “ho bisogno d’aria”. Oggi a Fiumicino si parla di lavoro e di salute. Oggi a Fiumicino di lavoratori del lusso ce ne sono tanti.

La fame d’aria di quella giovane ragazza, mascherata dalle sue stesse lacrime, è il riassunto più efficace di questa assemblea. Siamo al Best Western Hotel Rome Airport. A parlare dei possibili effetti sulla salute causati dal maledetto rogo all’aeroporto di Fiumicino, sono la Dott.ssa Antonietta Gatti e il dott. Stefano Montanari: esperti di nanoparticelle e connesse patologie. Una relazione inquietante, una sala sconvolta e la dimostrazione pratica che qualcuno pensa che lavoro e salute non ce li meritiamo e vorrebbe che ringraziassimo Dio di avere l’uno o l’altro.

Non nascondo di essere tornato a casa provato: tante giovani vite messe a repentaglio per non fermare la “macchina aeroportuale”. Una cena frugale e un’occhiata distratta alla posta elettronica e…

Caro Amico mio, sono Federica. La nostra amicizia è nata grazie alla mia profonda tristezza, ricordi?

Federica (il nome è di fantasia), è una lavoratrice del lusso, come i tanti che ho incontrato oggi a Fiumicino. Federica è una mamma, ha un compagno ed un figlio adottivo. Federica lavora per una nota multinazionale del settore; di quel particolare segmento del commercio che, tra luci ed ombre, vale oltre 70 miliardi di euro all’anno e dà lavoro a più di 1 milione di persone.

Ma a quale prezzo viene prodotto e commercializzato il lusso? Ascoltando Federica ce ne possiamo fare un’idea:

Avrei voluto un’occasione diversa per intraprendere questa amicizia, ma così non è. Ti scrivo perché ad oggi ho ancora quella sensazione che ti raccontai allora e che mi preme sull’anima: la mia vita gestita da un sistema assurdo, dove esiste un padrone che decide quando e come dedicare il tempo a se stessi e alla propria famiglia.
Ho poco più di trent’anni e un figlio che cresce senza che io me ne renda conto. Gli anni volano e il pensiero di non aver potuto condividere con lui i momenti più belli mi rende insofferente; i primi giorni di scuola, le sue recite, i saggi di fine anno, i compleanni.
Premesso che amo il mio lavoro e riconosco alla mia azienda di avermi dato la possibilità di crescere professionalmente, percepisco con sempre maggior chiarezza che la mia azienda non ha alcun riguardo per me. Che per la multinazionale sono una mera entità numerica, una macchina da sfruttare fino all’osso.
La mattina mi sveglio all’alba per partire, mentre mio figlio dorme ancora; rientro la sera tardi e lui già dorme. Allora mi infilo nel lettone sussurrandogli nell’orecchio che lo amo e che prima o poi qualcosa cambierà. Ho pianto tanto, nascondendomi per non essere vista, e credo che se le cose potessero parlare racconterebbero le mie lacrime, le mie fatiche, la mia tristezza.
Anche il mio compagno mi sta abbandonando sempre più, ogni giorno lo sento più lontano. Lui pensa che io e la mia situazione lavorativa non siano più adatte ad una famiglia “normale”. Sono tanti anni che sto dando l’anima per questa azienda che all’inizio mi trattava come un essere umano. Quest’azienda che oggi promette miglioramenti falsi nel mentre mi prosciuga e mi distrugge.
Caro Francesco, racconto il mio primo giorno di lavoro e con questo concludo: ero una ragazza con un piccolo sogno nel cassetto, quello di entrare a far parte del mondo del lusso; quel cassetto un giorno si è aperto e tutto ciò che da fuori brillava ha iniziato ogni giorno, sempre più, a perdere luce. Non mi sono mai voltata indietro, nonostante avessi abbandonato la mia vecchia vita, il mio vecchio lavoro. Non mi sono mai pentita delle scelte che ho fatto… finché quel “padrone del lusso” ha deciso che io fossi una “cosa” di sua proprietà.
Francesco, ho un cuore, una vita, dei sentimenti, paura dei luoghi chiusi e tanta voglia di vivere questa unica vita che mi è stata regalata.
Saluti, Federica

E’ tardi e mi sento sfinito. Ho la stessa fame d’aria della giovane ragazza di Fiumicino, la stessa paura dei luoghi chiusi di Federica e tanta voglia di provare a cambiare qualcosa insieme a loro, insieme a voi!!

About Francesco Iacovone

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