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Lavoro festivo: la commessa e gli psicofarmaci per andare avanti

Siamo alla vigilia della corsa a ostacoli che i commessi sono costretti ad affrontare nel periodo invernale, uno slalom tra il lavoro festivo, quello domenicale e carichi sempre più usuranti. Riposi pochi, salari bassi e diritti ormai inesistenti. Si comincia dal primo di novembre e a scrivermi è una commessa che vuole restare anonima, voi sapete il perché…

Ogni tanto Riopangel per lo stomaco, Contramal per l’emicrania, Tavor per gli attacchi di panico il mio equilibrio è sempre più precario.

“Buonasera, lavoro per una notissima catena commerciale, di quelle che fanno la pubblicità in TV e non posso scrivere direttamente sulla pagina Facebook, sappiamo benissimo come funziona. Volevo solo avvisare che oggi abbiamo saputo l’orario del primo novembre, sarà il solito venerdì feriale, 7,30-21. Nessuno ha considerato che potesse essere festivo per noi, ad agosto sono state chieste le disponibilità, con i soliti “ricattini”. Dove lavoro io, poi, la capo cassiera è una vera esperta in questo, e se non cedi inizia a farti fare figure di merda davanti a clienti e colleghi, perciò ancora una volta per vivere tranquilli sono state date le disponibilità.

Poi ci è stato fatto notare che bisogna seguire il turno scrupolosamente e a una mia rimostranza mi è stato detto – davanti ai clienti – che sembro una bambina scema e che se ancora non ho imparato i turni non è colpa loro. Ma nella realtà il primo novembre è un giorno festivo, si parla di disponibilità non di obbligo. Io nel contratto non ho i festivi ed ecco la risposta: “se ognuno facesse ciò che vuole dovremmo tenere chiuso”.

Non mi posso permettere di perdere il lavoro, non a quasi cinquant’anni, e allora si manda giù e si va avanti, ma poi scoprire che l’orario non è quello della domenica, ma il feriale e questo mi ha buttato giù, perché loro sapevano, hanno messo in condizioni di accettare e hanno tenuto nascosti gli orari fino ad oggi. Come ho detto prima si butta giù tutto e si tira avanti, senza più motivazioni, cercando uno strano equilibrio per sopravvivere cercando di non farsi un esaurimento nervoso.

Siamo noi stupide cassiere a non capire, e allora giù con gli psicofarmaci

Tra permessi per visite mediche negati, ferie confermate (senza mai uno scritto) e poi rinnegate perché siamo noi stupide cassiere a non capire, domeniche lavorate senza avere il giorno di riposo chiesto ma quello che viene comodo a loro. Siamo un po’ tutti al limite. Ogni tanto Riopangel per lo stomaco, Contramal per l’emicrania, Tavor per gli attacchi di panico il mio equilibrio è sempre più precario.

Scusi lo sfogo, so di non essere la sola in queste condizioni, mi espongo anche per difendere le colleghe. Faccio le domeniche, senza averle nel contratto, per permettere a chi dovrebbe fare giornata per forza di avere ogni tanto una domenica con mezzo turno, eppure mi sento sempre fuori posto, sempre più inutile in un sistema che ci sta distruggendo. Grazie di tutto.”

About Francesco Iacovone

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2 Comm.

  1. Buonasera! Avrei bisogno di un’informazione.
    Lavoro in un centro commerciale ed a breve rientrerò a lavoro dopo una maternità ed ho richiesto la riduzione oraria del mio contratto da 40h a 24h.
    La bimba ha 9 mesi, quindi posso rifiutarmi di lavorare domeniche e festivi anche se il mio contratto diventerà part time? Grazie!

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