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Le aziende del lusso e la scoperta dell’acqua calda

Le aziende del lusso sono balzate agli “onori” delle cronache, anche grazie a Milena Gabanelli, giornalista di Report, svelando il loro volto peggiore.

L’inchiesta dal nome azzeccatissimo: “siamo tutte oche”, ci ha mostrato la pratica della “spiumatura”. Oche blindate come in un lager per farci indossare piumini caldi e alla moda. Scene da “pelle d’oca”: poveri animali ai quali vengono strappate le piume, il più veloce possibile, per l’equivalente di 30 centesimi di euro ad animale. Il risultato è: 100% di animali feriti e sanguinanti, il 20% in modo grave con conseguenze letali, dopo lunga agonia.

Qualche giorno prima era divenuta virale la denuncia della fashion blogger 17enne Anniken Jørgensen alla multinazionale H&M (non propriamente azienda di lusso ma che con le aziende del lusso collabora strettamente), che aveva svelato il segreto che segreto non era. Complimenti al suo coraggio e alla sua determinazione, ma tutti noi sappiamo le condizioni dei lavoratori del sud del mondo, tutti noi sappiamo che la globalizzazione li ha spinti finanche a Prato… Tutti noi siamo vittime delle onde elettromagnetiche degli smartphone costruiti in Cina, del colesterolo ingerito dai cibi delle multinazionali o dei veleni dei giocattoli e dei vestiti costruiti a basso costo nei paesi poveri e nello stesso tempo siamo carnefici di quegli schiavi…

Insomma, il lusso ha le sue degenerazioni, animali ed umane. Un mercato che ha subito la crisi meno degli altri e che continua a mietere profitti aggredendo il mercato dei sempre più ricchi, di quelli che dalla crisi stanno traendo vantaggi ed arricchimento personale, sfruttando quella famosa forchetta sociale che in tutto il mondo si divarica a dismisura.

Ma la schizofrenia del capitale è incomprensibile, almeno per me… Le aziende del lusso hanno scoperto che i maggiori acquirenti dei loro prodotti sono cinesi e russi. Ovviamente quei cinesi e quei russi che si sono arricchiti in fretta in paesi dove c’è una povertà dilagante e un disagio sociale inaccettabile.

Ecco che d’incanto, nelle boutique patinate, i posti di venditori sono riservati quasi esclusivamente a chi viene dall’est, a chi ha pochi diritti e tanta voglia di trovare un lavoro che non sia sottopagato o sfruttato. Certo è che chi lavora in queste dorate boutique ha contratti a norma di legge, ma spesso a termine o part- time e guadagna meno dei colleghi di madrelingua italiana.

Insomma, faccio fatica a capire: i lavoratori del sud del mondo che producono in regime di schiavitù, i lavoratori poveri e migranti dei paesi emergenti che vengono sfruttati all’estero per vendere i prodotti di lusso ai pochi ricchi connazionali vacanzieri, e potrei continuare in questo nuovo caos non casuale. Questo caos funzionale al capitale…

Ma l’idea che mi faccio con sempre maggior convinzione è che per colpa di pochi “spiumatori” stiamo divenendo tutte “oche spiumate”.

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