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Non ringraziare Dio se lavori!

No, non ringraziare Dio se lavori perché il lavoro è un tuo diritto

E’ l’alba del mio compleanno, Margot ha intrapreso la sua guerra personale contro il gatto dei vicini che, impertinente, tutte le notti viene a cacciare nel nostro giardino ed io, anche stamane, sorseggio il mio solito caffè sotto una luna tanto piena da illuminare il cielo a giorno.

E’ l’alba del mio compleanno e, come sarà capitato anche a te, mi piego un po’ su me stesso, favorito dal silenzio della notte che sta velocemente cedendo il posto al giorno, e provo a fare il bilancio del tempo passato in vista dell’imminente futuro. Un viaggio in cui ci si racconta la storia di tutta una vita; un momento in cui si richiamano i ricordi i quali, a loro volta, richiamano emozioni.

Non starò ad annoiarti con le mie con le mie elucubrazioni personali, con i miei rimpianti o la memoria dei miei giorni felici, ma una cosa te la voglio dire: non ringraziare Dio se lavori. Si, perché quella frase, ripetuta ossessivamente come un mantra, proprio non mi va giù e mi scatena una rabbia che a fatica riesco a contenere.  E poi quale Dio? Quello del denaro? Quello del profitto? E’ una manipolazione bella e buona, un grande inganno degno del miglior Machiavelli: trasformare il diritto in una concessione divina.

D’altronde, come potrebbe ringraziare Dio, anche se e lo volesse, una maestra precaria a caccia di uno straccio di contratto per poter sopravvivere? O una cassiera che, per un misero salario, consegna la propria vita ad una multinazionale, soffocata da un lavoro totalizzante che non molla la presa neanche la domenica, neanche nei giorni di festa?

Come potrebbero ringraziare Dio quei lavoratori aeroportuali costretti a respirare diossina? Quei dipendenti Alitalia, quegli addetti alle pulizie, quei commessi, quei vigili del fuoco o quei poliziotti che, a loro insaputa, hanno inalato sostanze tossiche all’interno del terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino, per consentire il profitto di pochi?

Come potrebbe ringraziare Dio quel lavoratore che esce di casa e non vi fa più ritorno perché la sicurezza sul lavoro è un costo da tagliare? O chi è costretto a lavorare in nero, senza tutele; ormai alla mercé di imprenditori senza più scrupolo alcuno? Come potrebbero ringraziarlo i familiari delle vittime della Thyssenkrupp dopo la recente sentenza?

Come potrebbe ringraziare Dio quell’operaio che si è visto sparire la fabbrica sotto il naso, magari al rientro dalle meritate ferie, per vederla magicamente ricomparire in Polonia, in Romania, in Albania, dove il lavoro è più a buon mercato? O quell’operatore di call-center che è stato licenziato perché il Jobs Act lo ha reso troppo “caro”? O quel migrante che, se non è affondato insieme ai propri sogni in mezzo al mar Mediterraneo, viene sfruttato fino all’osso da caporali sempre più impuniti? O quel lavoratore che ha deciso di farla finita perché la paura della disoccupazione l’ha spinto al coraggio di chi non ha più coraggio?

Insomma, pur di far profitto si ricorre al senso di colpa del peccato originale. Si strumentalizza la religione al fine di fiaccare la resistenza dei lavoratori, sempre più deboli e meno organizzati. Nulla di nuovo sotto al cielo: lo stesso avviene per le guerre: giustificate tutte o quasi da motivi religiosi. Ma che c’entra Dio con una guerra? Con la morte di tanti innocenti, di tanti bambini? Nulla, come nulla a che vedere con il nostro lavoro!

Certo, l’operazione machiavellica è andata a buon fine. La gran parte dei lavoratori ha introiettato questo mantra, tanto che mi capita sempre più spesso di assistere, sui vari gruppi di facebook dedicati al lavoro, a vere e proprie risse verbali tra i tanti “religiosi” e i pochi “laici”. Un’operazione geniale, nulla da dire. Ma a te, se sei arrivato fin qui, una cosa la voglio dire:

Non ringraziare Dio se lavori, perché il lavoro è un diritto, ma ancor prima un bisogno… Non ringraziare Dio se lavori, perché il tuo lavoro concorre a creare il loro profitto… Non ringraziare Dio se lavori, perché il tuo lavoro è spesso sottopagato… Non ringraziare Dio se lavori, perché i tuoi diritti si stanno assottigliando sempre più… No, non ringraziare Dio se lavori: organizzati, lotta e migliora il tuo futuro!

Beh, la luna ha lasciato il posto al sole, si è fatta l’ora di telefonare a quella donna che, la notte di tanti anni fa, mi ha regalato la mia prima alba…

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