commessa lavoro commercio

Proposta shock alla commessa: 380 euro per 65 ore di lavoro a settimana

La commessa sbotta su Facebook e denuncia una proposta di lavoro terrificante, testimoniata dagli screen shot dei messaggi che questa pseudo imprenditrice le ha inviato in privato:

“…potrei avere più informazioni?”

“Certo Chiara. Per gli orari dalle 9 alle 19 continuato, il sabato solo dalle 9 alle 13 e la domenica dalle 9 alle 20. E’ un full-time. Il primo mese è di prova, purtroppo non rimborsiamo gli spostamenti. Poi successivamente sono 380 euro mensili.”

“Full time 380 euro mensili? Ne è sicura?”

“Sì, sei interessata?”

“Sono 65 ore settimanali… neanche 0,17 centesimi l’ora. No, guardi non sono interessata.

Sei una ragazza giovane, dovevo capire che non hai voglia di lavorare. Ho perso tempo. Ciao.”

“Ma uno la voglia di lavorare ce l’ha pure… è la voglia di fare la schiava che manca.”

La paga oraria calcolata dalla commessa è approssimativa, ma non cambia la sostanza. Qui non siamo più allo sfruttamento, ma siamo oltre lo schiavismo. Io vi invito a denunciare in ogni modo questi furfanti che vi sfruttano e nello stesso tempo evadono gli oneri contributivi (sia previdenziali che assistenziali) e fiscali.

Questa testimonianza è uno storytelling contro lo storytelling del piacere di fare gli acquisti. Racconta che vuol dire fare shopping a spese di chi lavora nel commercio. Sono episodi non tanto di denuncia, piuttosto sono testimonianze in presa diretta sulla la vita, le difficoltà, i desideri, i soprusi, le speranze, le umiliazioni di quella categoria di lavoratori che sembra destinata a un posto nell’antropologia postindustriale: le commesse, ma anche i commessi, i fattorini, le cassiere, come sacerdoti del tempio del consumo, una religione di cui tutti dovremmo essere non solo praticanti, ma addirittura bigotti, per non dire veri e propri integralisti, altrimenti “l’economia non gira”.

L’artificio della narrazione in terza persona che uso, non è stato solo un espediente per proteggere l’identità dei lavoratori che raccontano la loro vita lavorativa – che già questo la direbbe lunga sul clima d’intimidazione cui sono soggetti i protagonisti delle storie che qui appaiono – in realtà, questo modo di raccontare ha trovato una sintesi tra vicende umane e vertenze sindacali.

Perché questa, come le altre pagine, aprono una nuova prospettiva che raccoglie il senso profondo dell’inchiesta politica e sindacale sulla situazione dei lavoratori del commercio in Italia, “I consumati”, per candidarsi a essere una nuova modalità di relazione con i soggetti sociali sottoposti alle moderne angherie dello sfruttamento del lavoro salariato. L’inchiesta non è quella che producono i talk show, e che diventa chiacchiera nei salotti televisivi, nei quali invitare “esperti” in cerca di pubblico, politici in cerca di voti e sindacalisti in cerca di autocompiacimento. Quella è la paccottiglia del main stream. Qui l’inchiesta è scoperta, condivisione e solidarietà, umana, prima ancora che sindacale.

About Francesco Iacovone

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