Raccontami la folle vigilia di Natale del commesso: #LaMiaVigiliaDiNatale

E’ l’antivigilia di Natale, siamo a Roma e la giornata è mite, figlia di un inverno ancora timido. Ma Roma è anche stordita dal traffico di tipico di questi giorni. Cittadini impazziti alla ricerca compulsiva dell’ultimo regalo di Natale e intenti a riempire i carrelli della spesa di ogni ben di Dio per il cenone della vigilia.

Orde di consumatori che corrono sul Raccordo Anulare calpestando metro per metro ogni centro commerciale della città. Le vie dello shopping sono vestite a festa e la crisi, che ancora morde, non ferma questa lucida follia: un mare di regali inutili e cibi che per la maggior parte finiranno nel cestino dei rifiuti.

Schiacciati da questo manicomio, ci sono gli invisibili lavoratori del commercio che non hanno scelta. Non possono decidere cosa fare. Non possono decidere come trascorrere una giornata prefestiva che per sua natura è dedicata alla socialità, al riposo, alla riflessione, alla cultura, allo sport. Oltre tre milioni di uomini e donne condannati dal decreto del governo Monti, noto come “salva Italia”, a trascorrere i giorni di festa al lavoro, spesso dentro un centro commerciale.

Storie di festività violate ne ho ascoltate molte, ma troppe restano invisibili; proprio come i lavoratori che le raccontano. Oggi mi piacerebbe utilizzare questo spazio per ascoltare la tua storia e renderla un po’ meno invisibile. Ma soprattutto per far emergere un problema che ai più sembra secondario, ma che in realtà rappresenta la degenerazione del modello sociale che ci vogliono imporre attraverso lo sfarzo e le luci dei centri commerciali. Un grande inganno in favore dei profitti delle grandi multinazionali del commercio e un danno per i lavoratori, i consumatori e la società.

Allora dai! raccontami la tua vigilia di Natale, il tuo turno alla cassa o dietro il banco della gastronomia. La tua giornata dentro un negozio a piegar magliette e sopportare clienti isterici. Il tuo contratto precario o il capo che ti vessa. Un tweet, un post, un commento sul Blog e l’hashtag #LaMiaVigiliaDiNatale. Per gridare in faccia a tutti che i lavoratori del commercio non sono invisibili e hanno ancora dei diritti.

About Francesco Iacovone

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3 Comm.

  1. Sono figlio di commerciante che dalla prima vera crisi è stato fagocitato era il 1991 la guerra del golfo la minimum tax colpiva i piccoli commercianti come mio padre che era l’unico impiegato nel negozio. Nulla come il suo vivere mi ha aperto gli occhi sulla vita dei commessi, che ancorché non proprietari e quindi non spinti dalla “proprietà”, hanno una vita massacrante.
    L’unica via di uscita per rendere la vita dignitosa ai commessi è proprio il cambio di paradigma di vita del consumatore che dovrebbe avere la voglia di non andare la domenica al centro commerciale per passare il tempo magari senza spendere soldi,, ma ritrovare la voglia di vivere al di fuori dalla logica del mercato.
    Purtroppo chi gira di domenica appartiene a quella parte di popolazione che ha diritti ancora umani, tipo statali parastatali comunali che non sanno quale vita devono fare i commessi e assimilati.

  2. La mia vigilia di natale inizia alle 11.30 del mattino dopo aver lavorato il giorno prima dalle 12 alle 23, arrivo nel mio reparto pescheria e vedo un muro di gente davanti al banco. I colleghi che hanno preparato le ordinazioni hanno già alle spalle 11 ore e mezza di lavoro e la giornata si prospetta lunga, mi raccontano che abbiamo aperto mezz’ora prima del previsto perché c’era troppa gente. Inizio e in un attimo si fanno le 14.30 quando in un momento di calma decido di anticipare la mia pausa, mangio un’insalata e un po’ di carne al volo e via si ricomincia. Quando guardo di nuovo l’orologio sono le 18 e vedo il mio ragazzo arrivare, la giornata sta per giungere al termine. Spumante e panettone con i colleghi e alle 19 saluto tutti. Torno a casa con i piedi gonfi e senza sensibilità alle piante dei piedi, ora due giorni a casa

  3. Benvenuti nel mondo del CCNL del commercio

    Per Natale ho deciso di fare un regalo a tutte le persone che ad oggi subiscono o hanno subito quanto segue:

    A Febbraio del 2010 dopo già 15 anni di servizio ricevo la prima comunicazione di trasferta su altra filiale che si protrae per circa un anno con la durata una dall’altra che variava da 15gg a un mese.
    Da qui è iniziata una serie di spostamenti che non hanno più avuto fine e sempre più distanti oltre che in alcuni casi tornare su filiali dove ero già stata
    In particolare mi torna in mente una proroga fatta nell’anno 2013 che mi vedeva ferma sulla stessa fililale per un altro anno che di fatto si è interrotta  a Marzo dello stesso anno per  vedermi spostata presso un altro punto vendita dove sono rimasta fino a Dicembre 2013 per poi essere spostata di nuovo su una filiale dove sono rimasta ferma fino a Febbraio 2016 ( qualche mese prima avevo annullato i permessi legge 104 che fruivo per una parente…)  per poi essere di nuovo in trasferta su una filiale che dopo due anni ha chiuso ed era la filiale dove già ero stata mandata nell’anno 2011/2013…

    Ricordo ancora la sentenza del giudice che nel merito di un articolo 700 scrisse: ” Non si tratta ne di trasferta ne di trasferimento ma semplice spostamento di luogo di lavoro lecito al datore di lavoro per giunta di carattere momentaneo e sulla stessa piazza di Roma”
    ALLA FACCIA DEL “MOMENTANEO” SONO PASSATI 9 ANNI e non ho mai fatto rientro sulla mia filiale dove sono stata assunta nell’anno 1995… e non è ancora finita…
    Dopo la chiusura del punto vendita di cui parlavo sopra e dopo mille ripensamenti avvenuti in sede DTL a Roma… vengo ricollocata all’interno di un ccl luogo in cui avevo gia lavorato e che ben sapevano il disagio che mi avrebbe creato la distanza ( 63km da casa) qui, sono rimasta per circa due mesi ed ecco arrivare un trasferimento definitivo a 70 km da casa su una filiale con orari di lavoro che precedono la MORTE e non solo… su quest’ultima addirittura il ticket pasto è inferiore a quello che fruiscono tutte le colleghe su altre filiali e soprattutto è una filiale situata in un posto dove per consumare un pasto decente occorrono 15/20€ al gg ( oltre la beffa il danno)

    Posso assicurare che è solo una minima parte di quanto ancora ho da raccontare compreso le “motivazioni tecnico organizzative produttive e tentativi vari messi in atto (con la collaborazione di alcune store manager) per arrivare al licenziamento” e spero di trovare una strada per poter fare uscire tutta questa feccia allo scoperto e soprattutto che la LEGGE  faccia bene il suo corso… sapete com’è… alla fine non sbagliavo quando al giudice feci presente che  dietro tutto questo si celeva un trasferimento definitivo… ET VOILÀ!

    MOBBING? PERSECUZIONE? ATTI DISCRIMINATORI O COSA?

    BUON NATALE AI NOSTRI CARI POLITICI CHE HANNO TOLTO DIRITTI, DIGNITÀ E VITE UMANE… GIÀ, PERCHÉ ALCUNE PERSONE TUTTO QUESTO LO PAGANO CON LA SALUTE E RELATIVE CONSEGUENZE!

     

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