Home / Lavoro / Raccontami la folle vigilia di Natale del commesso: #LaMiaVigiliaDiNatale

Raccontami la folle vigilia di Natale del commesso: #LaMiaVigiliaDiNatale

E’ l’antivigilia di Natale, siamo a Roma e la giornata è mite, figlia di un inverno ancora timido. Ma Roma è anche stordita dal traffico di tipico di questi giorni. Cittadini impazziti alla ricerca compulsiva dell’ultimo regalo di Natale e intenti a riempire i carrelli della spesa di ogni ben di Dio per il cenone della vigilia.

Orde di consumatori che corrono sul Raccordo Anulare calpestando metro per metro ogni centro commerciale della città. Le vie dello shopping sono vestite a festa e la crisi, che ancora morde, non ferma questa lucida follia: un mare di regali inutili e cibi che per la maggior parte finiranno nel cestino dei rifiuti.

Schiacciati da questo manicomio, ci sono gli invisibili lavoratori del commercio che non hanno scelta. Non possono decidere cosa fare. Non possono decidere come trascorrere una giornata prefestiva che per sua natura è dedicata alla socialità, al riposo, alla riflessione, alla cultura, allo sport. Oltre tre milioni di uomini e donne condannati dal decreto del governo Monti, noto come “salva Italia”, a trascorrere i giorni di festa al lavoro, spesso dentro un centro commerciale.

Storie di festività violate ne ho ascoltate molte, ma troppe restano invisibili; proprio come i lavoratori che le raccontano. Oggi mi piacerebbe utilizzare questo spazio per ascoltare la tua storia e renderla un po’ meno invisibile. Ma soprattutto per far emergere un problema che ai più sembra secondario, ma che in realtà rappresenta la degenerazione del modello sociale che ci vogliono imporre attraverso lo sfarzo e le luci dei centri commerciali. Un grande inganno in favore dei profitti delle grandi multinazionali del commercio e un danno per i lavoratori, i consumatori e la società.

Allora dai! raccontami la tua vigilia di Natale, il tuo turno alla cassa o dietro il banco della gastronomia. La tua giornata dentro un negozio a piegar magliette e sopportare clienti isterici. Il tuo contratto precario o il capo che ti vessa. Un tweet, un post, un commento sul Blog e l’hashtag #LaMiaVigiliaDiNatale. Per gridare in faccia a tutti che i lavoratori del commercio non sono invisibili e hanno ancora dei diritti.

Segui Not 4 $al€ su Facebook

About Francesco Iacovone

Mi occupo di tutela collettiva dei diritti dei lavoratori. A me piace definirmi un lavoratore prestato al sindacato, anche se formalmente faccio parte dell’Esecutivo Nazionale Cobas [Read more]

Leggi anche

stazione termini commessa pipì

Centro Commerciale della Stazione Termini: la commessa e l’odissea della pipì

La Stazione Termini di Roma è anche un grande centro commerciale aperto 24 ore su …

2 Comm.

  1. Sono figlio di commerciante che dalla prima vera crisi è stato fagocitato era il 1991 la guerra del golfo la minimum tax colpiva i piccoli commercianti come mio padre che era l’unico impiegato nel negozio. Nulla come il suo vivere mi ha aperto gli occhi sulla vita dei commessi, che ancorché non proprietari e quindi non spinti dalla “proprietà”, hanno una vita massacrante.
    L’unica via di uscita per rendere la vita dignitosa ai commessi è proprio il cambio di paradigma di vita del consumatore che dovrebbe avere la voglia di non andare la domenica al centro commerciale per passare il tempo magari senza spendere soldi,, ma ritrovare la voglia di vivere al di fuori dalla logica del mercato.
    Purtroppo chi gira di domenica appartiene a quella parte di popolazione che ha diritti ancora umani, tipo statali parastatali comunali che non sanno quale vita devono fare i commessi e assimilati.

  2. La mia vigilia di natale inizia alle 11.30 del mattino dopo aver lavorato il giorno prima dalle 12 alle 23, arrivo nel mio reparto pescheria e vedo un muro di gente davanti al banco. I colleghi che hanno preparato le ordinazioni hanno già alle spalle 11 ore e mezza di lavoro e la giornata si prospetta lunga, mi raccontano che abbiamo aperto mezz’ora prima del previsto perché c’era troppa gente. Inizio e in un attimo si fanno le 14.30 quando in un momento di calma decido di anticipare la mia pausa, mangio un’insalata e un po’ di carne al volo e via si ricomincia. Quando guardo di nuovo l’orologio sono le 18 e vedo il mio ragazzo arrivare, la giornata sta per giungere al termine. Spumante e panettone con i colleghi e alle 19 saluto tutti. Torno a casa con i piedi gonfi e senza sensibilità alle piante dei piedi, ora due giorni a casa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.