domenica – Pensieri in Parole https://www.francescoiacovone.com un blog di Francesco Iacovone Sat, 28 Dec 2019 20:03:10 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 Sundays for future: i negozi aperti la domenica favoriscono i cambiamenti climatici https://www.francescoiacovone.com/sundays-for-future-i-negozi-aperti-la-domenica-favoriscono-i-cambiamenti-climatici/ https://www.francescoiacovone.com/sundays-for-future-i-negozi-aperti-la-domenica-favoriscono-i-cambiamenti-climatici/#respond Tue, 15 Oct 2019 06:32:16 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8007 Sundays for future: lavorare la domenica nel commercio favorisce i cambiamenti climatici. Aumenta la diffusione degli imballi, della plastica, dei rifiuti. Aumenta lo smog prodotto dai mezzi di trasporto della logistica e dei clienti impazziti alla ricerca disperata di un parcheggio. Lo shopping di domenica avvelena anche te: digli di smettere. Basta pensare alla passata domenica: 60mila coglioni si …

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Sundays for future: lavorare la domenica nel commercio favorisce i cambiamenti climatici. Aumenta la diffusione degli imballi, della plastica, dei rifiuti. Aumenta lo smog prodotto dai mezzi di trasporto della logistica e dei clienti impazziti alla ricerca disperata di un parcheggio. Lo shopping di domenica avvelena anche te: digli di smettere.

Basta pensare alla passata domenica: 60mila coglioni si sono imbottigliati all’andata e al ritorno per fare shopping a Castel Romano Outlet. Due ore per fare 500 metri e raggiungere la Pontina, e poi via… a passo d’uomo fino a Roma, verso casa. Una domenica d’inferno per due sconti sui rimasugli delle vecchie collezioni. E così è andata per tutti gli outlet e i centri commerciali del nostro Paese.

Il consumismo è uno dei principali artefici dei cambiamenti climatici e il modificarsi delle abitudini di acquisto, inoculato come un veleno dalle multinazionali, ha portato la domenica ad essere un giorno come un altro. Un giorno che ha lasciato lo spazio dedicato allo sport, alla socialità, al riposo, e si è trasformato nel giorno più inquinante della settimana.

E se da un lato i lavoratori hanno visto degradare le condizioni salariali e i diritti sono ormai disgregati, i cittadini sono complici inconsapevoli di un sistema che li relega a consumatori h24 sette giorni su sette e concorre all’inquinamento globale. Il Governo non può non tenere conto di questo problema e deve scegliere da che parte stare“. E allora “noi, dopo aver sfilato assieme a quell’immensa onda verde per le strade delle nostre città venerdì scorso, lanciamo ‘Sundays for future’: una domenica che rispetti l’ambiente e i lavoratori. Una giornata di consapevolezza che faccia riflettere chi pensa erroneamente che lo shopping sia un diritto e racconti il danno prodotto dalle multinazionali 7 giorni su 7.

E allora non ti far ingannare dalle pubblicità e dalla smania di consumo. Sì, dico proprio a te: dedica i tuoi giorni di festa alla famiglia, alla socialità, allo sport e alla cultura. L’ambiente e i tuoi affetti ti ringrazieranno e sentirai di aver fatto, nel tuo piccolo, un gesto concreto per la collettività.

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Quell’incontro casuale con la giovane commessa https://www.francescoiacovone.com/quellincontro-casuale-con-la-giovane-commessa/ https://www.francescoiacovone.com/quellincontro-casuale-con-la-giovane-commessa/#respond Sat, 12 Oct 2019 04:19:00 +0000 http://www.francescoiacovone.com/quellincontro-casuale-con-la-giovane-commessa/ Cara sconosciuta commessa del negozio di camicie del grande centro commerciale della capitale, una capitale bella e depressa, dove i lavoratori si avvicendano come le auto al pedaggio autostradale, ti scrivo perché gli incontri casuali mi incuriosiscono, a lungo. Grazie a te ho provato, scelto e acquistato una bellissima camicia. Il mio bancomat è passato …

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Cara sconosciuta commessa del negozio di camicie del grande centro commerciale della capitale, una capitale bella e depressa, dove i lavoratori si avvicendano come le auto al pedaggio autostradale, ti scrivo perché gli incontri casuali mi incuriosiscono, a lungo.

Grazie a te ho provato, scelto e acquistato una bellissima camicia. Il mio bancomat è passato liscio come l’olio e la camicia è già ripiegata nel sacchetto griffato. Potresti ringraziarmi e salutarmi, come da protocollo aziendale. E invece no, il negozio è vuoto, la crisi fa sentire i suoi effetti.

Ma non è solo questo. Qualcos’altro ti spinge a parlarmi. Mio nipote. Per tutto il tempo che siamo stati in negozio lo hai osservato e hai notato la sua tranquillità ed educazione, un po’ casuale per un bambino di sette anni, un po’ casuale conoscendo la vivacità di mio nipote.

Allora mi hai parlato delle tue due femminucce che più o meno hanno la stessa età. Rimango sorpreso perché sembri molto giovane, di certo più di me, e te lo dico. Col tuo viso semplice mi sorridi e continui a raccontare. La più grande fa la prima elementare, proprio come mio nipote. L’altra ha quattro anni e per poter vendere queste belle camice, sei costretta a pagare dodici euro l’ora una baby sitter laureata che si occupa di lei.

Sembra quasi che la reputi una fortuna, ma in realtà non hai scelta e nel raccontarlo traspare la tua emozione, i tuoi occhi si fanno lucidi, ma riesci a mascherarlo dietro un sorriso abbozzato. Un sorriso attraverso il quale sembri dirmi: “Mi mancano i miei figli”. Imprigionata nel negozio di camicie del grande centro commerciale della capitale fino alle dieci di sera. Giornate intere lontana da loro. Anche di sabato. Anche di domenica.

Io guardo mio nipote e cerco di immaginare come ti puoi sentire. Penso che tutto ciò non è giusto, che i figli hanno bisogno di una mamma presente e felice, che questa società non ci permette di vivere ma ci lascia appena sopravvivere perché funzionali all’arricchimento di pochi. All’arricchimento del titolare del negozio di camice del grande centro commerciale della capitale.

Continui a parlare, ne hai voglia, forse è la noia del centro commerciale sempre uguale o forse hai solo bisogno di sfogarti. Mi sussurri con un rinnovato imbarazzo che tuo marito è cassaintegrato, che la sua fabbrica ha poche commesse e che gli operai all’estero costano meno. Questo costringe il padre dei tuoi figli a fare qualche lavoretto in nero per tirare a campare e a passare il resto del tempo a cercare un lavoro vero: non può occuparsi delle bambine. Ma non sembra tutto: si intuisce, da come ne parli, che l’amore tra di voi è messo a dura prova da questa crisi, da questa società malata e individualista.

Insomma, un’altra storia di solitudine. Un’altra storia di una donna che non vive il lavoro con dignità, con libertà. Che è costretta a viverlo come una colpa, con la frustrazione di non poter stare accanto ai propri figli. Costretta a sorridere al cliente di turno ingaggiando relazioni esclusivamente mediate dal denaro, assecondando bisogni fasulli, presunti, vani, inutili.

Un attimo, un lunghissimo attimo in cui le nostre anime hanno trovato un contatto che nulla ha a che fare con questo “non luogo”. Un lunghissimo attimo in cui le tue parole hanno spento la musica diffusa dagli altoparlanti del grande centro commerciale della capitale, hanno annullato il vociare insopportabile di tutte quelle famiglie insoddisfatte alla ricerca compulsiva dell’acquisto e hanno rivelato tutta la tua solitudine.

In bocca al lupo di cuore, giovane commessa.

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Morta sulla banchina della metro, di domenica. Morta mentre andava al lavoro https://www.francescoiacovone.com/morta-sulla-banchina-della-metro-di-domenica-morta-mentre-andava-al-lavoro/ https://www.francescoiacovone.com/morta-sulla-banchina-della-metro-di-domenica-morta-mentre-andava-al-lavoro/#comments Tue, 27 Aug 2019 05:35:17 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=7949 La sveglia per Eli suona sempre alle quattro del mattino. La spegne con un gesto lento e poi comincia una vita che nessuno vorrebbe avere. Per raggiungere il bar dove lavora fino a sera ci mette due ore. Quando torna a casa è già notte e i suoi quattro bambini sono stati messi a nanna …

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La sveglia per Eli suona sempre alle quattro del mattino. La spegne con un gesto lento e poi comincia una vita che nessuno vorrebbe avere. Per raggiungere il bar dove lavora fino a sera ci mette due ore. Quando torna a casa è già notte e i suoi quattro bambini sono stati messi a nanna dal papà, suo marito, buono, dolce, disoccupato. Non esistono domeniche né altre feste. Si lavora sempre. Una vita senza scampo, senza sosta, senza diritti. L’unica vita possibile per migliaia di persone come lei che abitano le metropoli del mondo e campano solo per faticare. Eli, interpretata da Isabella Ragonese, che si conferma una delle migliori attrici italiane della nuova generazione, è la protagonista di Sole, cuore, amore di Daniele Vicari, andato in onda su RAI 3 qualche giorno fa. Film che mi ha commosso profondamente. 

Domenica, alle sette del mattino, era morta in silenzio, accasciandosi per un malore sulla banchina della fermata Termini della metropolitana di Roma. Isabella Viola aveva 34 anni e stava andando al lavoro.

Come ci raccontava all’epoca dei fatti l’Huffington Post, Isabella era una giovane mamma di 4 figli, casa a Torvaianica e lavoro in via Nocera Umbra, nel quartiere Appio Tuscolano,a Roma. Cinquanta chilometri di strada. Un autobus, due metropolitane, e un tratto a piedi da percorrere ogni giorno per mettersi dietro al bancone del piccolo bar dove lavorava. Ogni giorno, sveglia alle 4 del mattino e rientro a tarda sera.

La storia di Isabella è passata inosservata tra le brevi di cronaca dei quotidiani capitolini e in poco tempo è stata dimenticata. Una morte troppo “pulita” per guadagnarsi spazio tra la cronaca nera. Un semplice malore di una donna che da tempo riferiva di non sentirsi bene. E che però, puntualmente, si adoperava per non perdere neanche una giornata di lavoro.

A una settimana di distanza Laura Bogliolo sul Messaggero, raccontando la storia di Isabella, ha trovato un piccolo frammento di Paese. Una donna come tante, divise tra lavoro e famiglia e abituate a macinare chilometri ogni giorno. A volte – come in questo caso – impegnate anche a farsi carico dei propri mariti, rimasti senza lavoro.

Le spalle curve per il peso dello zainetto, il cappuccio per proteggersi dal freddo, il volto basso a nascondere occhi grintosi e la penombra di un dolce sorriso. Abitava davanti al mare, a Torvaianica, ma non c’era tempo e neanche luce per vederlo. Quando partiva da casa per raggiungere Roma dove gestiva un bar era ancora buio. Buio anche quando tornava. «Il mare? – diceva con ironia ai suoi affezionati clienti – È da mesi che non lo vedo».

Il giorno seguente, Massimo Gramellini su “La Stampa”, ha ripreso il racconto della giornalista del Messaggero

Dentro quella donna c’è tutto (…) C’è la mamma di quattro figli che sulla sua pagina Facebook scrive: «Una donna il suo gioiello più prezioso non lo indossa, lo mette al mondo». C’è la sognatrice che fantastica di aprire un forno tutto suo per le brioche. C’è la sgobbona di cuore che risparmia per i regali di Natale dei ragazzini e si agita per trovare casa a tre cani randagi. C’è la malata che da tempo non si sente bene, ma non può smettere di alzarsi alle 4 – a Torvaianica, in faccia a un mare che non vede mai – per prendere un bus e due linee di metropolitana fino al bar del Tuscolano. C’è una vita dura. E una persona vera, completa.

La storia di Isabella, mamma e moglie come tante, ha commosso un intero quartiere, che si è mobilitato per aiutare il marito e i figli della donna.

Ecco, la storia di Isabella è la storia di molti. E’ quel mondo del lavoro con il quale faccio i conti ogni giorno e che non ha pietà per nessuno. Neanche per la vita. Neanche per la morte.

Clicca qui e guarda il film

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Primo Maggio: il dolore della commessa https://www.francescoiacovone.com/primo-maggio-il-dolore-della-commessa/ https://www.francescoiacovone.com/primo-maggio-il-dolore-della-commessa/#comments Fri, 26 Apr 2019 13:00:17 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=7749 Verso il Primo Maggio: questa è la e-mail disperata di Samantha, commessa in uno dei tanti marchi della GDO. Sembrerebbe tutto assurdo, se non fosse vero e sempre più frequente. Ed è sempre più necessario riprenderci la dignità che quel Primo Maggio ci consegnò e che avremmo dovuto custodire meglio. Vi lascio alle sue parole: …

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Verso il Primo Maggio: questa è la e-mail disperata di Samantha, commessa in uno dei tanti marchi della GDO. Sembrerebbe tutto assurdo, se non fosse vero e sempre più frequente. Ed è sempre più necessario riprenderci la dignità che quel Primo Maggio ci consegnò e che avremmo dovuto custodire meglio. Vi lascio alle sue parole:

Buonasera Francesco,

Innanzitutto merita un applauso a mille mani per tutti i commenti e le pubblicazioni a difesa di tutti i lavoratori… Grazie!!!

Non saprei neanche da dove cominciare…

Mi presento ho 42 anni e sono mamma di due bambini di 5 e 6 anni, ho un compagno che lavora su turni compreso il turno di notte a 50 km dalla nostra città; io lavoro in una multinazionale dal 2011 a circa 23 km da casa ovviamente nella GDO!!!

Nel 2012 e poi 2013 ho avuto i miei meravigliosi bambini, quindi rientrata dalle due gravidanze mi è stata fatta la proposta di fare un part time. Premetto: prima della nascita dei miei figli lavoravo full-time;

Sembrava mi avessero letto nel pensiero in quanto per potermi dedicare alla famiglia e desiderosa di vederli crescere mi sembrò la soluzione migliore…!!!

Le cose non andarono proprio così in quanto ad oggi lotto ancora tutti i giorni per una turnazione a rotazione per occuparmi della mia famiglia.

Lavoravo nella GDO a 10 km da casa con turni basati esclusivamente su esigenze aziendali…

Per un anno non feci mai una domenica o un festivo in famiglia (nonostante il team ruotasse a turnazione con una domenica libera). A me, lavorando part time,  veniva sottolineato che non ne avevo diritto in quanto avevo già un orario agevolato… Agevolato per chi?

Ma tutto sommato lavoravo 5 gg a settimana e la restante parte la trascorrevo a casa!!

Non mi  sembrò giusta questa non parità così chiesi di beneficiare anch’io di una domenica libera accodandomi ai colleghi ( n team composto da 7 persone me compresa), ovviamente mi misi in discussione e mi venne concesso il sabato compatibile con il riposo del mio compagno…

Si susseguì poi una dequalificazione del mio ruolo e dopo poco mi trasferirono a 50 km da casa in un negozio del centro storico  che prevedeva la chiusura in pausa pranzo di 3 h!!!

I miei bambini non frequentarono l’asilo nido e in nostra assenza la persona che si occupa di loro è la nonna materna.

Dopo l’intervento di un avvocato ottenni la possibilità di restare nel negozio più vicino a casa fino al compimento del 3 anno di vita del mio bambino ed un ORARIO DEPOSITATO  con turni alternati mattina/pomeriggio dal martedì al venerdì , il sabato giornata intera e domenica mattina al lavoro.

Il giorno dopo il terzo compleanno di mio figlio mi trasferirono… stravolsi di nuovo la mia vita familiare , cambiarono il personale nel Punto Vendita , poi lo store manager e poi l’area manager!!!

Ci fu il caos!!!

Trascorsero quasi 2 anni e con l’arrivo di un nuovo area e store manager buttarono di nuovo tutto a monte!!!

L’area  manager strappò i miei orari depositati dicendomi con ironia che avevo firmato la clausola flessibilità quindi non valevano nulla.

E così  ricominciai a lottare. Perché ora quegli orari depositati in un tribunale in presenza di un giudice del lavoro non hanno più valore??? E poi perché ora viene a galla la clausola flessibilità???

Non sapevo come difendermi… come spiegare ancora ai miei piccoli bambini che la mamma non c’era … non poteva andare a prenderli alla materna… non poteva accompagnarli … non poteva trascorrere del tempo con loro pur facendo un part time!!!

Andai in tilt… lavoravo con l’ansia… subivo vessazioni dalla mia store manager e ad ogni errore anche banale che commettevo lei scriveva mail all’area manager… ero alla frutta… tormentata… depressa… triste…

Finché un giorno mentre lavoravo…

il battito cardiaco iniziò ad aumentare a dismisura ,mi tremavano le gambe, mi accasciai sulla sedia e inizia a respirare affannosamente… avevo le mani gelide pensai ad un infarto e credetti di morire… lei mi guardo’ stupefatta e fui ancora ad urlare di chiamare un dottore…

Arrivò l’ambulanza e mi portarono in ospedale dopo vari accertamenti l’esito fu :

“Attacco di panico”!!!

In ospedale mi chiesero se in passato avessi mai avuto altri episodi simili e io risposi con sincerità: ”NO” !!!

Stetti a casa dal lavoro quasi un mese…

Feci una cura che mi diede la psichiatria…

Ero spenta.. spaventata al solo pensiero che mi potesse capitare ancora!!

Sconsolata davanti agli occhi dei miei bambini!

Lottavo tutti i giorni per ottenere il solo diritto di potermi dedicare un po’ a loro… ma poi… poi il crollo… !!!

Rientrai al lavoro .. non avevo scelta!!!

Mi fecero fare tutta l’estate a sostituire colleghi assenti per ferie, malattia, in trasferta in altri punti vendita…!!!

Finché finalmente ad ottobre 2018 mi trasferirono in un altro Punto vendita a 22 km da casa in un altro centro commerciale…!!!

Ne fui felice perché ritrovai una collega con cui lavorai in passato e una store manager che già conoscevo e di cui avevo stima!!

Peccato che l’area manager è lo stesso e quindi pur essendo in un ambiente accogliente le regole per me non sono cambiate …

Ma è possibile che debba lavorare 6 giorni su sette???

Ma è possibile che debba fare 5 chiusure a settimana???

Significa vedere i miei bambini 2 giorni alla settimana…

Rincasare 5 giorni a settimana alle 21.00 equivale a fare un full time..???

Siamo schiavi… senza diritti… senza umanità!!!

Ad oggi continuo a vedere la mia psichiatra l’unica valvola di sfogo che mi rimane!!!

Ora chiedo a lei sig. Francesco cosa dovrei fare…!!!???

Mi mancano i miei bambini!!

Grazie per avermi ascoltata

Buona Primo Maggio

Io lo passerò a lavorare fino alla chiusura.

Tornando a casa immaginerò come sarebbe stato bello poter trascorrere almeno  una di queste giornate di festa con i miei cuccioli e rincasando mi rattristerò quando  li troverò addormentati!!!

Samantha

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Lavoro domenicale: il medico dalla parte dei commessi https://www.francescoiacovone.com/lavoro-domenicale-il-medico-dalla-parte-dei-commessi/ https://www.francescoiacovone.com/lavoro-domenicale-il-medico-dalla-parte-dei-commessi/#comments Sun, 20 Jan 2019 06:19:49 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=7601 “Io sono un medico però sono anche dalla parte dei commessi”. Ecco, questo commento di un medico su Facebook in poche righe riassume il pensiero di tanti… Per me non ha minimamente senso fare questo paragone. Noi medici facciamo i festivi a turni, i commessi invece sono praticamente sempre gli stessi e poi il motivo …

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“Io sono un medico però sono anche dalla parte dei commessi”.

Ecco, questo commento di un medico su Facebook in poche righe riassume il pensiero di tanti…

Per me non ha minimamente senso fare questo paragone. Noi medici facciamo i festivi a turni, i commessi invece sono praticamente sempre gli stessi e poi il motivo per cui un medico deve lavorare di domenica, oppure il giorno di Natale, è ben diverso. Ovvio che anche ai medici farebbe piacere stare il giorno di Natale con la propria famiglia, però stare vicino alla gente che soffre dà anche una grande soddisfazione, invece vendere la pasta oppure le mutande a tutti i deficienti che vanno a fare compere il giorno di festa, a livello psichico è proprio devastante per il commesso. Poi anche il paragone con le pasticcerie oppure i ristoranti, ma queste sono attività che offrono un servizio per il tempo libero, per me possono anche chiudere nei giorni di festa però poi falliranno subito! Per me tutti i negozi, supermercati, centri commerciali devono essere chiusi nei giorni di festa e, onestamente, secondo me credo che sarebbe giusto che fossero chiusi anche di sabato pomeriggio.

medico facebook domenica commessi

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Festività nel contratto commercio: è un diritto dei lavoratori https://www.francescoiacovone.com/festivita-nel-contratto-commercio-e-un-diritto-dei-lavoratori/ https://www.francescoiacovone.com/festivita-nel-contratto-commercio-e-un-diritto-dei-lavoratori/#comments Sun, 09 Dec 2018 09:13:41 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=7386 Quali sono le festività nel contratto commercio e quali sono i diritti dei lavoratori? Da Natale a capodanno, dalla Festa dei lavoratori del 1° maggio al 2 giugno, da Ferragosto a Pasqua, anche i lavoratori del commercio hanno il sacrosanto diritto a godere delle festività nazionali e infrasettimanali. E se c’è il lavoro festivo il …

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Quali sono le festività nel contratto commercio e quali sono i diritti dei lavoratori?

Da Natale a capodanno, dalla Festa dei lavoratori del 1° maggio al 2 giugno, da Ferragosto a Pasqua, anche i lavoratori del commercio hanno il sacrosanto diritto a godere delle festività nazionali e infrasettimanali. E se c’è il lavoro festivo il diritto alla maggiorazione del 30%. Le Festività nel contratto del commercio sono disciplinate dall’art. 142 che chiarisce anche cosa spetta in caso di festività coincidente con la domenica e come si calcola la festività nella busta paga (art. 143).

L’art. 142 del contratto del commercio fa l’elenco di tutte le giornate di festività spettanti per le quali il lavoratore ha diritto all’assenza da lavoro e alla retribuzione, mentre l’art. 143 tratta i casi in cui il lavoratore viene chiamato a lavorare durante la festività e per tale prestazione lavorativa ha diritto ad una retribuzione maggiorata.

I lavoratori del commercio sono spesso chiamati a lavorare durante la domenica, i festivi e qualche volta anche durante il riposo settimanale. In tutti questi casi il lavoratore ha diritto ad una retribuzione maggiorata in quanto, come tutti i lavoratori italiani, c’è il diritto per legge al riposo accompagnato dal diritto alla retribuzione.

Ma quali sono le festività nel contratto del commercio e quali sono i diritti dei lavoratori?

Festività – articolo 142 del contratto commercio

Il Contratto Nazionale per i dipendenti delle aziende del terziario della distribuzione e dei servizi (CCNL Terziario Confcommercio) stabilisce testualmente: “Le festività che dovranno essere retribuite sono quelle sotto indicate:

Festività nazionali

1) 25 aprile – Ricorrenza della Liberazione

2) l° maggio – Festa dei lavoratori

3) 2 giugno – Festa della Repubblica (tale festività è stata rispristinata dalla legge 29 novembre 2000, n. 336. La modifica decorre dal 1°giugno 2001

Festività infrasettimanali

1) il 1° giorno dell’anno

2) l’Epifania

3) il giorno di lunedì dopo Pasqua

4) il 15 agosto – Festa dell’Assunzione

5) il 1° novembre – Ognissanti

6) l’8 dicembre – Immacolata Concezione

7) il 25 dicembre – Natale

8) il 26 dicembre – S. Stefano

9) la solennità del Patrono del luogo ove si svolge il lavoro”.

Festività contratto commercio: diritto al riposo e retribuzione

L’articolo 142 prosegue: “In relazione alla norma di cui al primo comma del presente articolo, nessuna riduzione o trattenuta sarà operata sulla retribuzione di fatto ai lavoratori in conseguenza della mancata prestazione di lavoro nei giorni sopra indicati, sempre ché non si tratti di prestazioni saltuarie ed occasionali senza carattere di continuità”.

Ciò significa che il lavoratore ha diritto all’assenza da lavoro durante la giornata di festività maturando normale retribuzione spettante secondo il contratto collettivo, ovvero una giornata retribuita calcolata secondo il CCNL.

La normale retribuzione è pari allo stipendio minimo o paga base + indennità di contingenza + EDR ed eventuali scatti di anzianità. Siccome nel caso della festività il diritto è pari ad una giornata di lavoro retribuita, o per meglio dire, alla retribuzione senza decurtare alcuna giornata di retribuzione, in busta paga il lavoratore o la lavoratrice troverà indicata come retribuita una giornata a titolo di festività.

Festività coincidente con la domenica nel commercio: spetta una giornata pagata in più

Abbiamo visto che al lavoratore spetta la normale retribuzione anche in assenza da lavoro per il godimento della festività. Per fare un altro esempio, ad un impiegato nel settore commercio spetterà sempre il normale stipendio, anche se si è assentato per una festività. In busta paga troverà pagato lo stipendio normale distribuito in 25 giornate lavorate + 1 giornata di festività goduta.

Ma ci sono alcuni casi in cui al lavoratore spetta una giornata pagata in più. E’ il caso della festività coincidente di domenica,come previsto dall’art. 142 del CCNL Terziario Confcommercio che stabilisce: “In caso di coincidenza di una delle festività sopra elencate con una domenica, in aggiunta alla retribuzione mensile sarà corrisposto ai lavoratori un ulteriore importo pari alla quota giornaliera della retribuzione di fatto di cui all’art. 195”.

Calcolo retribuzione festività nel contratto commercio

L’art. 195 citato per il calcolo della retribuzione della festività pagata in più fa riferimento alla retribuzione di fatto, che “è costituita dalle voci di cui al precedente art. 193 nonché da tutti gli altri elementi retributivi aventi carattere continuativo ad esclusione dei rimborsi di spese, dei compensi per lavoro straordinario, delle gratificazioni straordinarie o una tantum, e di ogni elemento espressamente escluso dalle parti dal calcolo di singoli istituti contrattuali ovvero esclusi dall’imponibile contributivo a norma di legge”.

L’art. 193 stabilisce invece la normale retribuzione del lavoratore che è costituita dalle seguenti voci:

a) paga base nazionale conglobata;

b) indennità di contingenza;

c) terzi elementi nazionali o provinciali ove esistenti;

d) eventuali scatti di anzianità per gli aventi diritto ai sensi del precedente art.192;

e) altri elementi derivanti dalla contrattazione collettiva.

Ebbene, il contratto collettivo del commercio dice che per calcolare la giornata retribuita in più bisogna considerare le voci retributive fisse e continuative, generalmente indicate nella parte alta del cedolino (minimo di stipendio, indennità di contingenza, edr, eventuali superminimi e scatti di anzianità) e dividerle per il divisore giornaliero che è pari a 26.Si ottiene così l’ammontare della retribuzione spettante per la giornata di festività coincidente con la domenica che dà diritto quindi ad una giornata pagata in più.

Festività de 4 novembre: spetta una giornata pagata in più

Lo stesso discorso vale per la festività civile del 4 novembre. Il CCNL prevede che “Per la festività civile del 4 novembre la cui celebrazione è stata spostata alla prima domenica del mese, ai sensi dell’art.1, secondo comma, della legge 5 marzo 1977, n. 54, il lavoratore beneficerà del trattamento previsto per le festività che coincidono con la domenica”.

Quando la festività non è pagata

Ci sono dei casi in cui il contratto collettivo esonera il datore di lavoro dal pagamento della retribuzione per la festività. Li prevede l’art. 142: “Nulla è dovuto ad alcun titolo al prestatore d’opera – qualunque sia la misura ed il sistema di retribuzione – nel caso che la festività ricorra in un periodo di sospensione dalla retribuzione e dal servizio in conseguenza di provvedimenti disciplinari o di assenza ingiustificata e comunque derivante da ogni altra causa imputabile al lavoratore stesso”.

Lavoro durante la festività: maggiorazione del 30% per il lavoro festivo

Può capitare, e nel settore del commercio capita spesso, che il lavoratore lavori durante una delle festività nazionali o infrasettimanali. Si pensi soprattutto al periodo di Natale, dove i lavoratori sono spesso chiamati a lavorare durante la festività.

Ebbene in caso di lavoro festivo il lavoratore ha diritto aduna maggiorazione per lavoro festivo diurno del 30%. La maggiorazione può salire al 35% in caso di lavoro supplementare prestato da un lavoratore part-time durante una delle festività previste dalla legge e dal CCNL.

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La commessa parla ai clienti della domenica https://www.francescoiacovone.com/la-commessa-parla-ai-clienti-della-domenica/ https://www.francescoiacovone.com/la-commessa-parla-ai-clienti-della-domenica/#respond Mon, 24 Sep 2018 05:08:14 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=7242 Ieri mi ha scritto in privato Maria Pia Nicoletta. Ieri era domenica e lei, ex commessa, mi ha consegnato il suo messaggio per i clienti che in un giorno di festa affollano negozi e centri commerciali: Io ricordo… Io ricordo le volte in cui non potevo sedermi nonostante avessi dietro di me una sedia, io ricordo …

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Ieri mi ha scritto in privato Maria Pia Nicoletta. Ieri era domenica e lei, ex commessa, mi ha consegnato il suo messaggio per i clienti che in un giorno di festa affollano negozi e centri commerciali:

Io ricordo…
Io ricordo le volte in cui non potevo sedermi nonostante avessi dietro di me una sedia,
io ricordo le volte in cui non potevo bere acqua davanti i clienti,
io ricordo quelle volte in cui senza la pausa non potevo riposare neanche 5 minuti,
io ricordo quando chiusa in bagno facevo la mia pausa pranzo di nascosto,
io ricordo quando in chiusura contavo la cassa e dovevo essere ogni giorno sempre più veloce,
io ricordo quando il mio trucco doveva essere in un certo modo,
io ricordo che i miei capelli potevano essere solo raccolti,
io ricordo che il mio viso doveva essere sempre sorridente,
io ricordo che non potevo ricevere chiamate dai miei familiari durante l’orario di lavoro,
io ricordo le mie gambe gonfie e stanche,
io ricordo quelle volte in cui dovevo contare più di 250 magliette a tempi record,
io ricordo quelle volte in cui dovevo rispettare gli standard aziendali,
io ricordo quel Natale passato da sola, lontano dalla mia famiglia,
io ricordo quella volta in cui mi è stato chiesto in sede di colloquio se fossi sposata e se volessi dei figli,
io ricordo tutti quei weekend non trascorsi con i miei amici al mare,
io ora per fortuna ho soltanto il ricordo di tutto questo e molto altro ancora, ma ora ricordatevene voi quando entrate in un negozio e fate i vostri acquisti.
Ricordatelo!!!
Buona domenica!

Ora Maria Pia Nicoletta lavora altrove, ma ancora ricorda le domeniche infernali del commercio ed è solidale con i suoi ex colleghi.

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Annapaola: lavoro di domenica e devo lasciare mia figlia disabile https://www.francescoiacovone.com/annapaola-lavoro-di-domenica-e-devo-lasciare-mia-figlia-disabile/ https://www.francescoiacovone.com/annapaola-lavoro-di-domenica-e-devo-lasciare-mia-figlia-disabile/#respond Mon, 17 Sep 2018 15:30:09 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=7231 Domenica Annapaola Benassi si è alzata di buon mattino: dalle 8.00 alle 14.00 era in turno alla Coop di Fiuggi. Ha salutato Robertina, le ha preparato la colazione ed è uscita per andare al lavoro. Con lei una troupe di La7 – L’aria che tira – che l’ha seguirà per tutta la giornata. Una giornata in …

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Domenica Annapaola Benassi si è alzata di buon mattino: dalle 8.00 alle 14.00 era in turno alla Coop di Fiuggi. Ha salutato Robertina, le ha preparato la colazione ed è uscita per andare al lavoro. Con lei una troupe di La7 – L’aria che tira – che l’ha seguirà per tutta la giornata. Una giornata in cui non funzionano le scuole né i servizi sociali e che dovrebbe essere dedicata alla famiglia. Dovrebbe essere dedicata a Robertina. Ecco, la puntata è andata in onda oggi e vi consiglio di rivederla per capire davvero la battaglia di chi si vuole riappropriare del proprio tempo e della proprietà libertà. Perché ormai gli esercizi commerciali sono prigioni!!

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Liberalizzazione degli orari del commercio: si “saldi” chi può! https://www.francescoiacovone.com/lavoro-domenicale-e-festivo-si-saldi-chi-puo/ https://www.francescoiacovone.com/lavoro-domenicale-e-festivo-si-saldi-chi-puo/#comments Tue, 03 Jul 2018 05:30:48 +0000 http://www.francescoiacovone.com/?p=3744 Siamo alle soglie delle vacanze e in questi giorni iniziano i saldi estivi in quasi tutte le città.  Tuttavia “la data di inizio dei saldi è puramente formale e simbolica e oramai non trova alcun riscontro con la realtà”. A metterlo in evidenza fu il Codacons un paio di anni fa, segnalando che un negozio su tre …

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Siamo alle soglie delle vacanze e in questi giorni iniziano i saldi estivi in quasi tutte le città.  Tuttavia “la data di inizio dei saldi è puramente formale e simbolica e oramai non trova alcun riscontro con la realtà”. A metterlo in evidenza fu il Codacons un paio di anni fa, segnalando che un negozio su tre si preparava ad anticipare i saldi.

Insomma, c’è chi si prepara a trascorrere le vacanze al mare con con la propria famiglia e chi è costretto a scegliere i “Monti”. Siamo ad oltre 7 anni dall’approvazione del decreto del governo Monti, noto come “salva Italia”: una vera e propria sciagura che sta producendo i suoi effetti nefasti ed evidenziando le sue contraddizioni.

Molti italiani si preparano a trascorrere queste giornate dentro un centro commerciale, rincoglioniti dalla musica diffusa dagli altoparlanti e dal vociare insopportabile di tutte quelle famiglie insoddisfatte, alla ricerca compulsiva dell’acquisto.

Orde di consumatori a passeggio nei templi dello shopping, insensibili alla solitudine che si cela dietro i sorrisi abbozzati delle tante donne e dei tanti uomini che non conoscono i giorni rossi del calendario; dei tanti lavoratori il cui calendario è fatto di soli giorni bianchi.

Mi sono andato a rivedere l’analisi fatta qualche tempo fa, subito dopo l’approvazione del decreto. Se aggiungiamo le grandi crisi occupazionali degli ultimi anni, dalla Indesit all’Auchan, di Carrefour, dalle grandi Coop a MediaWorld, fino ad arrivare all’IKEA, possiamo toccare con mano quante bugie hanno accompagnato l’approvazione di quelle nefaste liberalizzazioni:

LA FESTA DEL CONSUMO E LE SUE CONTRADDIZIONI
La possibilità degli esercizi commerciali e dei grandi ipermercati di tenere aperto sempre, anche durante le domeniche e i festivi, è stata recepita subito da tutti i soggetti interessati, creando un vantaggio e una comodità apparenti per “l’homo consumens” e, nel contempo, gravissimi problemi per i lavoratori, che non hanno più tempo per se stessi e per le proprie famiglie, aggiungendo un ennesimo tassello al puzzle di precarietà, basso salario, difficoltà nella vita di relazione e degli ormai pochissimi diritti per oltre due milioni addetti del settore.
La crisi del commercio non ha nessun collegamento con le aperture e la liberalizzazione degli orari ma nasce dalla mancanza di reddito diretto ed indiretto dei consumatori, ed ecco una prima contraddizione evidente. Le mirabolanti promesse di crescita occupazionale all’indomani del decreto Monti si stanno traducendo oggi in chiusure di migliaia di imprese piccole e grandi, che non reggono la concorrenza. Le nuove assunzioni nella Grande Distribuzione Organizzata sono rimaste lettera morta e si sono tradotte in aumento di carichi di lavoro degli occupati e già precarizzati lavoratori dei centri commerciali.
Il suddetto aumento dei carichi di lavoro e quello del nastro orario per far fronte alle liberalizzazioni, e siamo alla seconda contraddizione, non si è tradotto in stabilizzazione dei rapporti precari o in crescita salariale. I lavoratori della GDO hanno visto aumentare la flessibilità e la precarietà e nel contempo le aziende ed i sindacati concertativi hanno “limato” le maggiorazioni festive e domenicali attraverso machiavellici accordi a perdere. Insomma, lavorare di più per guadagnare di meno.
In un paese che fa i suoi continui richiami alla “sacralità” della famiglia e dove i servizi pubblici non sono attivi spesso neanche il sabato, ed in un settore dove l’80% degli occupati sono di sesso femminile, si evidenzia una terza forte contraddizione. Come può una donna che lavora nel commercio – dove la flessibilità è un elemento imprescindibile e straordinari, festivi obbligatori, orari che cambiano ogni giorno, ferie non concordate sono la normalità – rendere conciliabili i tempi di vita e di cura della famiglia con il proprio lavoro?
La contraddizione più manifesta, però, è quella evidenziata dalle confederazioni sindacali concertative che raccolgono firme con la mano destra e contrattano le aperture con la mano sinistra. Assistiamo a campagne mediatiche, creazione di jingle ad hoc e moltissime dichiarazioni di facciata, ma in realtà i sindacati confederali hanno da tempo svenduto le vite dei lavoratori del commercio sull’altare dello shopping ed hanno, nei fatti, accompagnato i processi di liberalizzazione degli orari, rendendo impossibile l’esistenza dei lavoratori di queste nuove “fabbriche metropolitane”.
Finanche il problema del reddito ne esce sconfitto. Le grandi centrali di acquisto che riforniscono le catene della Grande Distribuzione Organizzata dovrebbero fungere da strumento di «razionalizzazione e programmazione delle forniture», in realtà sono un vero e proprio cartello che scarica i suoi effetti sui prezzi al consumo. Le offerte reclamizzate dai volantini pubblicitari danno un grande risalto a prodotti “civetta” per indurre il consumatore a visitare fisicamente il punto vendita e ad effettuare altri acquisti; il risultato finale spesso è molto meno conveniente di quanto si possa immaginare.
Per ultimo torniamo “all’homo consumens”. I centri commerciali hanno ridisegnato, in pochi anni, i costumi sociali, le condizioni di lavoro e la struttura architettonica della nostre città. Hanno di fatto sostituito le piazze attraverso le quali si connetteva il tessuto sociale di un quartiere disgregando le relazioni umane e la protezione sociale che una piazza favorisce. Nell’antica Grecia la piazza – Agorà – era il luogo simbolo della democrazia del paese, dove si riuniva l’assemblea della polis per discutere e prendere le decisioni politiche. I centri commerciali sostituiscono il senso delle piazze con una traduzione consumistica priva di qualsiasi scambio umano che non sia mediato dal denaro. Si tratta di autentici non luoghi dove i soggetti sociali si incontrano senza interagire, dove il prossimo è visto come colui che ti sottrae un parcheggio o ti scavalca nella fila alla cassa, dove vigono regole non scritte che trasformano questi ecomostri in strane “repubbliche” del consumo, video sorvegliate, transennate, con guardie private armate ad ogni angolo e dove ogni cittadino può ingannevolmente sentirsi ricco, ma dove in realtà è prigioniero inconsapevole.

Insomma, riprendiamoci le nostre vite, di lavoratori e di cittadini. Trascorriamo le feste favorendo la socialità, il riposo, la riflessione, la cultura, lo sport; facciamolo creando le giuste alleanze tra “consumatore inconsapevole” e “lavoratore consumato”. Il modello sociale che ci vogliono imporre attraverso lo sfarzo e le luci dei centri commerciali è soltanto un inganno in favore dei profitti delle grandi multinazionali del commercio ed un danno per i lavoratori, i consumatori ed i cittadini… Si “saldi” chi può!!

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Le 10 cose da non dire mai ad una commessa, specie se è domenica https://www.francescoiacovone.com/le-10-cose-da-non-dire-mai-ad-una-commessa-specie-se-e-domenica/ https://www.francescoiacovone.com/le-10-cose-da-non-dire-mai-ad-una-commessa-specie-se-e-domenica/#comments Mon, 25 Jun 2018 13:02:11 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=7076 Quanto accaduto ieri, domenica di lavoro per la commessa protagonista dell’assurdo episodio, mi ha fatto riflettere sulle frasi che le irritano le commesse e ne ho selezionate una decina. Ma torniamo a ieri: tra lo spiegazzamento compulsivo di una camicia e una t-shirt (appena piegate 😩), una cliente si gira verso la commessa ed esclama: …

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Quanto accaduto ieri, domenica di lavoro per la commessa protagonista dell’assurdo episodio, mi ha fatto riflettere sulle frasi che le irritano le commesse e ne ho selezionate una decina. Ma torniamo a ieri: tra lo spiegazzamento compulsivo di una camicia e una t-shirt (appena piegate 😩), una cliente si gira verso la commessa ed esclama: “Deve essere difficile venire al lavoro e lasciare il compagno o marito a casa la domenica… chissà quante corna!“. Ecco, le corna te le farà tuo marito mentre fai shopping alla domenica, cara signora. E tu ti sei meritata il premio Nobel per la maleducazione.

Vediamo altre frasi “tipo” che mandano in bestia queste donne, divise tra un lavoro totalizzante e la gestione dei propri tempi di vita e di cura della famiglia. Sempre di corsa e immerse in un girone dantesco senza uscita:

  1. “Anch’io ho un negozio”. E parte la ramanzina su come Lui/Lei lo avrebbe fatto o detto meglio.
  2. “Ma state già chiudendo?” A meno di cinque minuti dalla chiusura. Pensi stiamo oleando le serrande per farle correre di più?
  3. “Ma poveri vi fanno lavorare anche oggi che è domenica? Mi spiace. Mi dai un quattro rosette?” Vai al parco, sarebbe meglio per tutti.
  4. “Lei non sa chi sono io!” Sei un cliente, come tutti, e sei anche irritante. Mettiti a cuccia.
  5. “Do solo un’occhiata” E come ti distrai ha messo tutto a soqquadro. E qualcuno poi deve rimettere a posto, maleducato.
  6. “No, non mi Serve fattura.” E perché insisti di pagare con la carta aziendale se io non la posso accettare?.
  7. “………………..”. Ricordate che quando la commessa vi saluta è buona educazione rispondere. Credo sia un tema che avere affrontato anche nell’infanzia, a scuola e con i vostri genitori.
  8. “Come funziona questa offerta?” Se ci sono promozioni, perdete 5 minuti per capire come funzionano. Se ve le vogliono spiegare non liquidate la commessa per poi passare mezz’ora a brontolare in cassa.
  9. ”È chiuso?” Se le serrande sono abbassate, potrebbe significare che il negozio è chiuso. Chiedere è inutile, ti potresti sentir rispondere: “Ma no!! Stiamo impartendo lezioni di Zumba”
  10. “Eh ma era esposto talmente male che era ovvio dovesse cadere. Anzi! La colpa è vostra, avrei potuto anche farmi male!” Se qualcosa cade perché un cliente lo ha maneggiato non è mai colpa sua.

Se trovate altre frasi da aggiungere al mio piccolo “campionario” lasciate un commento. La gentile clientela, invece, ne faccia tesoro e la domenica la spenda fuori da negozi e centri commerciali.

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Sembra il mare, ma è domenica e faccio la commessa al centro commerciale https://www.francescoiacovone.com/sembra-il-mare-ma-e-domenica-e-faccio-la-commessa-al-centro-commerciale/ https://www.francescoiacovone.com/sembra-il-mare-ma-e-domenica-e-faccio-la-commessa-al-centro-commerciale/#respond Sun, 10 Jun 2018 10:08:36 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=7020 Il mare, che sia estate o inverno, mattina o sera, all’alba o al tramonto, che ci siano gli scogli o una lunga distesa di sabbia, non smette mai di stupire chi lo guarda. Ma io oggi non lo passo guardare. È domenica, sono una commessa e devo lavorare a centro commerciale. La via Cristoforo Colombo, …

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Il mare, che sia estate o inverno, mattina o sera, all’alba o al tramonto, che ci siano gli scogli o una lunga distesa di sabbia, non smette mai di stupire chi lo guarda. Ma io oggi non lo passo guardare. È domenica, sono una commessa e devo lavorare a centro commerciale.

La via Cristoforo Colombo, che per i romani è la via che porta al mare, è piena di auto in coda. Anche io sono in coda, ma la mia fermata è il parcheggio di Euroma2, un mega mostro di cemento a ridosso del Raccordo Anulare. Un’architettura che ricorda vagamente il Titanic, sfarzoso e pieno zeppo di fanatici dello shopping e curiosi passeggiatori che non acquisteranno nulla ma avranno trovato il modo di buttare una domenica delle tante.

E allora cerco un antidoto alla depressione, all’idea di passare un’intera giornata dentro quelle quattro mura sempre uguali, a sentire i rimbrotti del capo mentre assecondo le richieste più assurde e mi difendo dall’ignoranza di molti clienti.

Mentre parcheggio al livello -1 ― colore giallo ― fila 13, mi immagino di essere arrivata a Ostia, allo stabilimento di quando ero bambina. E la colonna accanto alla mia panda si trasforma in una duna di macchia mediterranea. Scendo dall’auto e prendo il mio porta pranzo. Sì, lo so, dentro c’è una scatoletta di tonno e qualche fagiolino condito, ma per me oggi si trasformeranno in pomodori al riso e anguria fresca.

Mi dirigo negli spogliatoi, che nella realtà sono una lunga fila di armadietti d’acciaio, ma oggi li vedo come fossero una fila di cabine di uno stabilimento balneare, bianche e azzurre. Il camice che indosso è un bel costume pastello e le pesanti scarpe antinfortunistiche sono delle infradito colorate.

E corro, corro verso il mio ombrellone. È quello più vicino al mare, che se ti sdrai sul lettino gli spruzzi delle onde ti rinfrescano il viso. Mi chiama il bagnino a gran voce, “Comunicazione di servizio: Sonia C. è attesa in cassa 4”.

Tutto intorno a me mi parla del mare: i bimbi in fila con le mamme costruiscono castelli di sabbia, il vociare della gente si mischia col suono delle onde e la grande luce a led che illumina il centro commerciale sembra scottare, come il sole.

Avrei quasi voglia di farmi il bagno, di vedere mio figlio che nuota, mentre mio marito che si rilassa con gli amici. L’odore dello iodio mi pervade e l’orizzonte sembra non finire mai… Ma… poi… acc… “Sonia, il resto. Hai sbagliato con il resto e il signore si è venuto a lamentare”…

Poi torno alla realtà, non siamo al mare: è domenica, faccio la commessa e sono prigioniera di un centro commerciale.

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Lettera dal figlio della commessa https://www.francescoiacovone.com/lettera-dal-figlio-della-commessa/ https://www.francescoiacovone.com/lettera-dal-figlio-della-commessa/#comments Tue, 22 May 2018 05:12:11 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=6935 Caro Francesco, ti scrivo. Caro Francesco, sono il figlio della commessa. Caro Francesco, vorrei un consiglio da te: ho provato a comportarmi bene, ma a volte ho fallito in modo spettacolare. Ho anche provato a fare quello che mi veniva detto dalla mamma, ma spesso ho trovato gioia nel fare l’esatto opposto. Però ho un …

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Caro Francesco, ti scrivo. Caro Francesco, sono il figlio della commessa.

Caro Francesco, vorrei un consiglio da te: ho provato a comportarmi bene, ma a volte ho fallito in modo spettacolare. Ho anche provato a fare quello che mi veniva detto dalla mamma, ma spesso ho trovato gioia nel fare l’esatto opposto. Però ho un grande desiderio da realizzare e spero di essere stato bravo abbastanza per meritarlo.

No, non si tratta del giocattolo più bello o del viaggio a Disneyland, che forse è una chimera se penso al lavoro della mia mamma. Si tratta di un regalo che ha a che fare con il tempo e con la libertà.

Vedi, caro Francesco, io la mia mamma non riesco a vederla quasi mai. A volta apro gli occhi al mattino e lei è già al lavoro, e quando esco di scuola lei è in pausa pranzo. La sera non sempre riesce a leggermi le favole, sai, il centro commerciale chiude alle 22.00. E così ogni giorno, fino alla domenica.

Si, perché almeno la domenica la vorrei passare insieme a lei, ma raramente ci riesco. Sai, la mamma dice che è normale, che è la legge del mercato, che la colpa è della concorrenza, ma io non le credo; perché la vedo soffrire, quanto me. A volte torna la sera, stanca, e sento le sue mani carezzarmi delicate, quasi con colpa e con la paura di svegliarmi. Altre volte le vedo gli occhi umidi che nascondono tanta rabbia e frustrazione.

Potrei continuare a lungo a raccontarti quanti momenti abbiamo perso, quante carezze mi sono mancate e quanti baci in più potevano scaldare il mio cuore; ma lo so, sei tanto occupato. Quindi, caro Francesco, quello che voglio dire è…

…è che… beh! … si… ecco… quest’anno vorrei per regalo del tempo e della libertà per la mia mamma, così da poter trascorrere la domenica e le feste con lei e con il mio papà, tutti e tre assieme. Almeno per una volta

Con affetto, il figlio della commessa.

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Esselunga: sul lavoro domenicale firmato un pessimo accordo https://www.francescoiacovone.com/esselunga-sul-lavoro-domenicale-firmato-un-pessimo-accordo/ https://www.francescoiacovone.com/esselunga-sul-lavoro-domenicale-firmato-un-pessimo-accordo/#respond Fri, 18 May 2018 09:23:54 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=6921 Ci risiamo, alla Esselunga un altro pessimo accordo sul lavoro domenicale viene fatto passare come “miracoloso”. E chi paga sono quelle lavoratrici e quei lavoratori che la domenica la passano al lavoro e quasi mai con i propri cari. Una giornata di festa che diventa una corsa a ostacoli Insomma, una altro di quegli accordi …

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Ci risiamo, alla Esselunga un altro pessimo accordo sul lavoro domenicale viene fatto passare come “miracoloso”. E chi paga sono quelle lavoratrici e quei lavoratori che la domenica la passano al lavoro e quasi mai con i propri cari. Una giornata di festa che diventa una corsa a ostacoli Insomma, una altro di quegli accordi che rendono sempre più esigibile il lavoro domenicale e tolgono ogni paletto in nome del profitto.

A sentire i proclami dei sindacati sembrerebbe un accordo che riduce il lavoro domenicale, ma andando a vedere tra le pieghe della legge e dei contratti, è soltanto una grande bufala. E vediamo il perché.

Quei sindacati sempre pronti allo slogan facile, al jingle contro il lavoro domenicale e festivo, alle dichiarazioni d’intento sul diritto alienabile della malattia, ma soprattutto sempre pronti a firmare contratti che rendono obbligatorio lo stesso lavoro domenicale e, di fatto, concorrono al pesante attacco alla tutela della malattia. Basta leggere il CCNL del commercio per averne una prova:

CCNL del Commercio – Art. 141 – Lavoro Domenicale
[…] Ferma restando l’applicazione delle maggiorazioni e dei trattamenti economici, anche su quanto previsto dal presente comma, previsti dalla contrattazione integrativa territoriale o aziendale sul lavoro domenicale, le aziende – al fine di garantire lo svolgimento del servizio in relazione alle modalità organizzative – hanno facoltà di organizzare per ciascun lavoratore a tempo pieno che abbia il riposo settimanale normalmente coincidente con la domenica, lo svolgimento dell’attività lavorativa nella misura complessiva pari alla somma delle domeniche di apertura originariamente previste dal d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114 e del 30% delle ulteriori aperture domenicali previste a livello territoriale. […]

Al netto delle virgole, le domeniche obbligatori per i lavoratori del commercio sono 25 in un anno. Ma spesso le aziende fanno firmare contratti individuali che impegnano tutte le domeniche del calendario. Allora i tre moschettieri corrono in soccorso dei lavoratori Esselunga e firmano un accordo che a prima vista sembrerebbe migliorare la situazione: Ai full time ne verranno garantite cinque libere l’anno, mentre per i part time verticali saranno tre.

Ma vediamo se questo corrisponde al vero o ha messo una pietra tombale sulla possibilità di migliorare sensibilmente il contratto individuale: andiamoci a leggere il codice civile:

art. 2077 del codice civile:
“Efficacia del contratto collettivo sul contratto individuale. Le clausole difformi dei contratti individuali, preesistenti o successivi al contratto collettivo, sono sostituite di diritto da quelle del contratto collettivo, salvo che contengano speciali condizioni più favorevoli ai prestatori di lavoro”.

Insomma, un sindacato con la S maiuscola avrebbe informato i lavoratori che avevano firmato il contratto individuale capestro (con tutte le domeniche obbligatorie), che era possibile rivendicare l’applicazione del contratto collettivo. Lo stesso sindacato avrebbe poi avrebbe supportato i lavoratori in questa vertenza. Invece l’accordo a perdere firmato alla Esselunga, ormai, è collettivo e non vale più il principio sancito dall’art. 2077 del codice civile, con il risultato che i lavoratori invece di godere 27 domeniche all’anno ne riposano soltanto 5. Alla faccia del bell’accordo.

Ricordate, sapere è potere. Informatevi, leggete il contratto e soprattutto affidatevi ad un sindacato che vi rende partecipi e non vi prende in giro.

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La commessa: il mobbing, la domenica e la festa della mamma https://www.francescoiacovone.com/la-commessa-il-mobbing-la-domenica-e-la-festa-della-mamma/ https://www.francescoiacovone.com/la-commessa-il-mobbing-la-domenica-e-la-festa-della-mamma/#respond Sun, 13 May 2018 05:12:51 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=6910 Mi chiamo Matilde e faccio la commessa. Oggi è domenica, quella domenica che coincide con la festa della mamma, e anche oggi sarà un giorno di ordinario mobbing. Ecco che mi metto a piangere. Non mi sopporto! Non dipende da me o forse sì. Non riesco a trattenerle queste lacrime. Fra poco singhiozzo pure! Che idiota che sono! …

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Mi chiamo Matilde e faccio la commessa. Oggi è domenica, quella domenica che coincide con la festa della mamma, e anche oggi sarà un giorno di ordinario mobbing.

Ecco che mi metto a piangere. Non mi sopporto! Non dipende da me o forse sì. Non riesco a trattenerle queste lacrime. Fra poco singhiozzo pure! Che idiota che sono! Mi vedranno dal finestrino. Che figura! Una tipa che guida e piange. Che idiota!

Mi basterebbe così poco per smettere! Tornare da Claudio che piangeva, anche lui. Non posso mai promettergli nulla. Anche oggi non è domenica, non c’è parco, non c’è sole, non c’è allegria. Non per me. L’ho lasciato con la nonna. Ma lui non smetteva. Sono scappata come una ladra colta in fallo.

“Si che ti voglio bene!” ma gliel’ho quasi urlato mentre uscivo. Cos’avrà capito? Ha solo tre anni.

Lascio il lavoro, mi licenzio, bimbo mio. Ci tolgono tutto, non ci manca niente tranne il tempo per noi. La vita insomma! Potessi farlo!

Mi hanno calibrato ogni turno, ogni mio passo, ogni azione, intorno alla mia vita e così anche alla tua. Un cappio e via! Fin quanto duro. La crudeltà distillata a gocce.

Ha pure un nome, una faccia e una voce l’aguzzina! Per quattrocento euro in più. Ma forse lo farebbe anche gratis per quanto gusto ne ricava. Vomita la sua prepotenza primordiale.

Va a scuola di danza due volte alla settimana, ama il teatro, dice, ama scrivere dice, si fa grande di ogni sua cosa. La magniloquenza della capo reparto di un centro commerciale. C’entrassi qualcosa nelle sue frustrazioni! Arriva con le sue gambe snelli, il suo viso bello se non parla e mette in scena il suo teatro. Scimmiotta la gran dama girandomi intorno, la sua faccia si deforma mentre mi schernisce e sghignazza.

Potrei non considerarla affatto. L’ignoranza è da scavalcare, è solo viscere e niente cervello. Ricordalo Claudio.

E sia! Che parli, che mi insulti davanti ai colleghi complici, davanti ai clienti. E sia! Una grossa e grassa risata sulla mia pelle e anche sulla tua. Potrei riderne anch’io della mia grossezza, della vita larga, dei seni grandi e degli occhi sempre rossi. Ma alle minacce! Le azioni punitive! Come si fa?

Siamo già a due lettere di richiamo per inadempienze mai commesse. E’ da quando sono tornata, dopo che sei nato, che non ho più domeniche, cambio mansione ogni due mesi, non c’è permesso che mi venga accordato se non differito di settimane, non ci sono ferie che non siano interrotte per presunti picchi lavorativi.

Voglio portarti al mare Claudio. Voglio seguire i riflessi delle onde nei tuoi occhi mentre giochi sulla riva.

Quanti castelli di sabbia da costruire senza che nessuno li possa abbattere! E non ti dico nemmeno che ti voglio bene. Ti abbraccio e rido! Ecco, ti abbraccio e ridiamo.

  • Sei arrivata? Gesù! Mettiti su una faccia migliore che non ti si può guardare. Scusa, davvero, non hai una bella cera. Oggi sei al rifornimento scaffali.-
  • Ma non ci sono mai stata.-
  • E allora è il giorno buono. Devi sostituire Giuseppe. A proposito, mi serve che resti un’ora in più. Un paio di persone sono in malattia oggi. –
  • Ma …-
  • Senti Matilde, non ho tempo da perdere. Lo sai che siamo sempre in emergenza la domenica. Se arrivavi prima ne parlavamo ..-
  • Ma sono in orario.-
  • Si certo, spacchi il minuto. Abbondi di impegno tu! La relazione fra voi colleghi è importante. Migliora il lavoro di tutti. Se arrivate sempre ai cambi di turno… Dove vai?-
  • Stavo ancora parlando. –
  • Non volevo farti perdere tempo.-
  • Fai pure la spiritosa.-
  • Ma no ..-
  • Hai solo “ma” nel tuo vocabolario? Ricco direi! –
  • Sonia, basta!.
  • Basta cosa?-
  • .A..S..T.A! –
  • Ma perché stai urlando? Era solo una battuta.-

Oddio! Mi manca l’aria. Ma non voglio darle certo questa soddisfazione! Ma non ce la faccio. Sono stanca, troppo stanca. Chiudo gli occhi. Un attimo, un attimo solo. Non voglio vederla.

  • Matilde!-

Che ci fa Giuseppe qui? Non dovevo sostituirlo?

  • Giuseppe, che vuoi tu?-

Giuseppe mi guarda. Non capisco.

  • Non vado più via. Mi sento meglio. Puoi lasciare Matilde in cassa.-

Vorrei dirgli grazie. Ma non riesco a parlare. Mi siedo solo un attimo qui fuori sugli scalini. Non riesco a crederci. Cosa succede?

  • Non ci penso proprio. Non è un bel vedere oggi. Insomma in cassa non posso proprio lasciarla.-
  • Esageri Sonia.-
  • Che?-
  • Lasciala stare.-
  • Altrimenti che succede? Stai attento!-
  • Basta Sonia!-
  • Maria? Ma cos’è una congiura? –

Anche Maria. La più silenziosa, la più mite di tutti? Carlo? Patrizia? Ma arrivano tutti?

  • Puoi licenziare anche me se è questo quello che pensi di fare. Dai Sonia! Minacciami!-
  • Licenzia anche me-
  • Anche me-
  • Si certo licenziaci tutti-
  • E ti faremo una bella causa.-
  • Si certo. Vediamo chi vince.-
  • E che pensate di fare? Ora vado dal direttore.-
  • Non vai da nessuna parte.-
  • E chi me lo vieta? Pensate che il direttore ascolti voi?-
  • Un avvocato ascolterà noi tutti.-
  • Si tutti.-
  • E anche un sindacato.-
  • E anche la stampa.-
  • E anche l’Ispettorato del lavoro.-
  • Lascia perdere Sonia. Vattene nel tuo ufficio.-
  • Ma siete impazziti tutti?-
  • Ecco brava, vattene.-
  • Matilde come ti senti?-

Grazie Maria! Ma non riesco a parlare. Sorrido e piango. Sorrido e piango mentre Giuseppe mi aiuta a rimettermi in piedi.

  • Vai a casa. Il tuo turno oggi lo copriamo noi. Vai a casa, riposati.-

Queste le parole che ho sentito in fine. La voce di Giuseppe che ancora mi suonava calda, accogliente quando è avvenuto lo scontro. Di caldo c’era solo il mio sangue. Ho battuto la testa ma mi sono solo spaccato un sopracciglio. Niente di grave.

Ora Claudio dovrei andare al centro antimobbing, mi sottoporranno a dei test e poi ad una psicoterapia. Non vorrei andarci.

E se bastasse un muro di civiltà per abbattere la bruttura di Sonia?

“Storie” di Biagia Todino

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Commessa tedesca: in Germania domenica e festivi a casa https://www.francescoiacovone.com/commessa-tedesca-in-germania-domenica-e-festivi-a-casa/ https://www.francescoiacovone.com/commessa-tedesca-in-germania-domenica-e-festivi-a-casa/#comments Sat, 05 May 2018 10:54:11 +0000 http://www.francescoiacovone.com/?p=6892 La commessa tedesca irrompe su uno dei tanti gruppi Facebook che raccolgono gli sfoghi degli addetti del settore e lancia il sasso: domenica e festivi noi stiamo a casa. Audrey Glück Salve ragazze sono nuova in questo gruppo, grazie per avermi accettato… io lavoro in Germania e qui la domenica i negozi ed i centri …

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La commessa tedesca irrompe su uno dei tanti gruppi Facebook che raccolgono gli sfoghi degli addetti del settore e lancia il sasso: domenica e festivi noi stiamo a casa.

Audrey Glück
Salve ragazze sono nuova in questo gruppo, grazie per avermi accettato… io lavoro in Germania e qui la domenica i negozi ed i centri commerciali sono chiusi! In più per tutte le festività le attività rimangono chiuse e i giorni festivi per eccellenza, tipo il 24 dicembre il 30 dicembre, sempre se non cadono di domenica (in quel caso sarebbero chiusi), si lavora fino alle 14.00 del pomeriggio…  senza se e senza ma. L’orario dei negozi? Dalle 10.00 alle 19.00, alcuni fino alle 20.00. I commessi sono tutti regolarmente pagati secondo il tariffario. Nel Bayer funziona così. 

Eccole le menzogne del decrteto Monti, e i commenti che seguono, ne riporto solo alcuni, confermano quanto già sapevamo:

Graziella Ugolini
Quando sono stata a Berlino è la prima cosa che avevo notato 😭😭😭😭

Claudia Calcagno
Alla faccia di chi dice: è così in tutti i paesi del Mondo… è così nei paesi civili. All’estero sono aperti anche di notte… seeee come no!

Marica Capacchione
Così anche in Austria… Addirittura alle 20.00 sono già tutti chiusi. A Innsbruk, il centro commerciale Dez, il sabato chiude alle 18.00. Domenica chiuso e durante la settimana alle 19.00 e così anche gli altri centri commerciali.

Susanna Susina
Anche in Danimarca 

Insomma, il decreto del governo Monti noto come “salva Italia”, non ha affatto favorito incrementi occupazionali e migliori condizioni lavorative. Ma la triste realtà è sotto gli occhi di tutti: l’unico vero incremento è quello relativo alle domeniche e i festivi lavorati; e la merce di scambio è minor occupazione, minor salario e minor diritti. E di certo non lo vuole l’Europa.

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Pasqua, parla la commessa: “Domenica a casa? Non la vivo dal 2007” https://www.francescoiacovone.com/pasqua-parla-la-commessa-domenica-a-casa-non-la-vivo-dal-2007/ https://www.francescoiacovone.com/pasqua-parla-la-commessa-domenica-a-casa-non-la-vivo-dal-2007/#respond Fri, 30 Mar 2018 10:06:03 +0000 http://www.francescoiacovone.com/?p=6703 Maria Sarsale lavora come commessa part time in un centro commerciale di Roma: “Domenica a casa? Non la vivo dal 2007”. La domenica ormai viene considerata come lavoro ordinario, finanche la domenica di Pasqua. In un video di 2 minuti Maria spiega in maniera impeccabile le condizioni di milioni di lavoratori del commercio.

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Maria Sarsale lavora come commessa part time in un centro commerciale di Roma: “Domenica a casa? Non la vivo dal 2007”. La domenica ormai viene considerata come lavoro ordinario, finanche la domenica di Pasqua. In un video di 2 minuti Maria spiega in maniera impeccabile le condizioni di milioni di lavoratori del commercio.

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Io sarei pure felice, ma lavoro in un centro commerciale https://www.francescoiacovone.com/io-sarei-pure-felice-ma-lavoro-in-un-centro-commerciale/ https://www.francescoiacovone.com/io-sarei-pure-felice-ma-lavoro-in-un-centro-commerciale/#respond Sun, 11 Mar 2018 11:12:32 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=6596 Io sarei pure felice, ma sono un po’ depresso! Io sarei pure felice, ma lavoro in un centro commerciale. Andrei anche da uno psicologo. Forse potrei migliorare questo tono basso della mia voce, questo poca reattività dei miei sguardi, questa andatura stanca e strascicata che mi ritrovo. Non alimento le vendite. Poco appetibile sono! Mi …

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Io sarei pure felice, ma sono un po’ depresso! Io sarei pure felice, ma lavoro in un centro commerciale. Andrei anche da uno psicologo. Forse potrei migliorare questo tono basso della mia voce, questo poca reattività dei miei sguardi, questa andatura stanca e strascicata che mi ritrovo. Non alimento le vendite. Poco appetibile sono! Mi hanno spostato al magazzino.

Il Sales Manager ha ragione: i clienti vogliono sorrisi, un paroliere che li abbindoli e li convinca, un venditore di sogni. Ogni articolo, si sa, non è un semplice articolo! È un mondo, una fantasia, una visione, un miraggio: venite, comprate! Avrete e sarete!

C’ho mica niente io da comprare? Appena l’affitto, le sigarette, quel poco che mangio, le bollette, e le ricariche per il cellulare. Però c’avessi pure i soldi! Però, però… li darei mica allo psicologo!

“Caro dottore, – gli direi – avrei voluto pagarla, venire settimanalmente da lei per un’ora. È sempre piacevole parlare con qualcuno disposto ad ascoltare. Tuttavia, dottore, tuttavia… la depressione l’ho lasciata al Sales Manager. Quella, la depressione, si vende per così poco. Il Sales Manager le ha dato un’altra opportunità. È stato bravo non crede? No, no… della mia famiglia c’ho poco da dire, della mia infanzia pure… magari le mando il Sales Manager. Ce ne ha mica pochi di problemi lui ora? Se le è comprate tutte le depressioni, le angosce, le preoccupazioni.

Non gli vanno più bene le vendite! S’è lasciato contagiare! La merce si accatasta senza ordine. Passa dalla cassa, alla faccia del cliente, agli scaffali, alla faccia del cliente, al magazzino e torna indietro. Lui, il cliente, attende invano. Eppure bisogna ammetterlo! Dal lunedì’ al venerdì, anche il sabato e la domenica, li fa tutti lui i turni. Corre e si muove con affanno e i suoi occhi vanno in tutte le direzioni come ad arrivare prima delle braccia e delle mani a prendere la merce. Fa tutto quello che può per vendere.”

“Storie” di Biagia Todino

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L’amore al centro commerciale non arriva a fine mese https://www.francescoiacovone.com/lamore-al-centro-commerciale-non-arriva-a-fine-mese/ https://www.francescoiacovone.com/lamore-al-centro-commerciale-non-arriva-a-fine-mese/#respond Sun, 04 Mar 2018 07:33:08 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=6585 LA CERBIATTA Uno spillo dagli occhi di cerbiatta! Questo devo pensare, nient’altro. Gesù! Che emozione!  Lo ha detto ad occhi bassi e anch’io li ho abbassati i miei occhi da cerbiatta. Che mi importa che le quaranta ore settimanali sono diventate venti? No, a questo non devo pensare! Mi piace lui. Gli piaccio io. Questo …

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LA CERBIATTA

Uno spillo dagli occhi di cerbiatta! Questo devo pensare, nient’altro. Gesù! Che emozione!  Lo ha detto ad occhi bassi e anch’io li ho abbassati i miei occhi da cerbiatta. Che mi importa che le quaranta ore settimanali sono diventate venti? No, a questo non devo pensare! Mi piace lui. Gli piaccio io. Questo solo importa. Ma come faccio quando arrivo al centro commerciale? Stacca dal lavoro, mi raggiunge e vuole offrire sempre lui ed io non voglio. Non credo guadagni molto neanche lui ma lui non dice e io non chiedo.

Lo devo fare anche oggi che è domenica! Concentrarmi solo su quel suo sorriso che mi riempie il cuore, l’anima, la vita mia, l’aria che mi è intorno. Gesù divento rossa solo a pensarlo. Ma senti come sono calda!  Ho le guance in fiamme.

Se andiamo al McDonald’s, sei o sette euro, se ne va quasi un’ora intera di lavoro; da Spizzico anche, ma a lui piace andare al ristorante che hanno aperto adesso proprio accanto al mio negozio di intimo. Magari fosse mio! Ci lavoro solo. Il ristorante non è caro, certo, ma mi costa due ore di lavoro. E che cavolo!  Perché poi abbassarmi le ore?

Da due, abbastanza felici a quaranta ore con contratto trimestrale, siamo diventate quattro infelici a venti ore per i prossimi tre mesi. Turniamo tre giorni su sette, quattro, cinque giorni su sette, sette su sette,  secondo la fantasia e la creatività della Store manager. Tre ore sabato e due domenica e nemmeno questo fine settimana posso partire con lui. “La casa dei miei fuori Roma. Non spenderemo nulla vedrai!” ha insistito.

Ho una vita bloccata ad ore. Lavoro e non lavoro. Vivo e non vivo.

Ma lui, Daniele!

Glielo dirò “Ho quasi 29 anni. Vivo ancora con i miei genitori. Sono imprigionata in questo lavoro e non ne trovo un altro. Vorrei vivere d’aria, librarmi in volo. Partiamo domani?”

“Storie” di Biagia Todino

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San Valentino: chi lavora al centro commerciale non fa l’amore https://www.francescoiacovone.com/san-valentino-chi-lavora-al-centro-commerciale-non-fa-lamore/ https://www.francescoiacovone.com/san-valentino-chi-lavora-al-centro-commerciale-non-fa-lamore/#respond Wed, 14 Feb 2018 06:34:19 +0000 http://www.francescoiacovone.com/?p=5000 Oggi è San Valentino. Il santo che viene ricordato come il protettore degli innamorati. A lui sono legate molte leggende antiche che raccontano delle sue gesta, ma nella realtà questa giornata di festa è stata trasformata, come le altre, in una giornata di consumo. Insomma, le grandi multinazionali del commercio sono riuscite a mercificare finanche …

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Oggi è San Valentino. Il santo che viene ricordato come il protettore degli innamorati. A lui sono legate molte leggende antiche che raccontano delle sue gesta, ma nella realtà questa giornata di festa è stata trasformata, come le altre, in una giornata di consumo. Insomma, le grandi multinazionali del commercio sono riuscite a mercificare finanche l’amore.

Io credo che il caso sia una premeditata coincidenza e proprio alla vigilia di San Valentino sulla Pagina Facebook NOT 4 $AL€  — ha scritto Valentina, giovane commessa innamorata (a giudicare dal suo profilo sul social network). Valentina è stanca di passare le domeniche e i festivi dentro un centro commerciale a servire quella clientela insoddisfatta che inconsapevolmente si rovina una giornata di festa, al ritmo della musica scadente diffusa dagli altoparlanti della grigia struttura e annebbiata dalle luci al neon.

Oggi è San Valentino, l’onomastico di Valentina. Oggi è San Valentino, un giorno che Valentina dovrebbe passare con il suo ragazzo, magari sotto il piumone a fare l’amore. E invece no, Valentina passerà anche oggi l’intera giornata dentro un centro commerciale, a fare da guarnizione al finto sfarzo che inganna i tanti compulsivi dell’acquisto.

Beh, io questo San Valentino lo voglio dedicare proprio a te Valentina, alle tante Valentina che oggi subiranno la tua stessa sorte. Grazie per il tuo bellissimo messaggio e per le tue parole di speranza. Hai ragione Valentina, è arrivata l’ora di urlare ancora più forte contro questa ingiustizia!!

Ciao! Sono Valentina, una ragazza di 25 anni che lavora da 6 come commessa… Ho scoperto la tua pagina Facebook un po’ per caso e ne sono rimasta colpita!!
Scorrendo la mia bacheca Facebook non trovo molti post sull’argomento. Non so se per omertà oppure per paura. Non so se invece le persone pensano che i centri commerciali sempre aperti salvino dalla “noia” domenicale.
Vorrei potermi annoiare anche io la domenica e i giorni di festa… Invece di sorridere a persone che potrebbero trascorrere il proprio tempo con la famiglia piuttosto che andare a buttare i loro soldi in COSE della quale si stancheranno dopo pochi mesi.
Nella tua pagina ho ritrovato una piccola speranza e forse un giorno ci sarà il tempo di annoiarsi per tutti. Oppure saremo liberi DAVVERO di poter scegliere, senza ripercussioni, di non lavorare sempre, anche le domeniche e i festivi.
Ti ringrazio a nome di tutta la categoria e URLIAMO ANCORA PIU FORTE!
Buona giornata, Valentina.

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Il grido dei commessi: partecipa al sondaggio https://www.francescoiacovone.com/il-grido-dei-commessi-partecipa-al-sondaggio/ https://www.francescoiacovone.com/il-grido-dei-commessi-partecipa-al-sondaggio/#comments Mon, 12 Feb 2018 16:01:31 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=6525 Cara lavoratrice, caro lavoratore, le aziende del commercio effettuano i sondaggi solo sulla soddisfazione dei clienti. Questo sondaggio(*), compilato già da 953 lavoratori del settore, rappresenta una fotografia abbastanza realistica che vede il 98,2% dei lavoratori del commercio contrario al lavoro domenicale e festivo; l’81,7 % che non riesce a conciliare i tempi di vita …

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Cara lavoratrice, caro lavoratore,
le aziende del commercio effettuano i sondaggi solo sulla soddisfazione dei clienti. Questo sondaggio(*), compilato già da 953 lavoratori del settore, rappresenta una fotografia abbastanza realistica che vede il 98,2% dei lavoratori del commercio contrario al lavoro domenicale e festivo; l’81,7 % che non riesce a conciliare i tempi di vita con il lavoro; il 99,6% che trova questo lavoro stressante, ma per l’87,1% è importante o molto importante. Nel sondaggio c’è molto di più: aspetto anche le tue risposte.

* Il questionario NON vuole avere alcun valore statistico (non si tratta di dati basati su metodi di rilevazione scientifica applicati ad un campione)

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