lavoro – Pensieri in Parole https://www.francescoiacovone.com un blog di Francesco Iacovone Thu, 24 Sep 2020 07:35:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.1 Crolla il tetto del supermercato Carrefour: strage sfiorata – video https://www.francescoiacovone.com/crolla-il-tetto-del-supermercato-carrefour-strage-sfiorata-video/ https://www.francescoiacovone.com/crolla-il-tetto-del-supermercato-carrefour-strage-sfiorata-video/#respond Thu, 24 Sep 2020 07:26:12 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8451 Crolla il tetto di un supermercato Carrefour ad Ardea, molto probabilmente a causa del violento nubifragio che si è abbattuto sul Lazio. Nel video si vedono i dipendenti del supermercato correre fuori lo stabile per cercare riparo, mentre l’acqua continua a scendere dal soffitto. Secondo quanto si apprende, al momento del crollo non erano presenti …

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Crolla il tetto di un supermercato Carrefour ad Ardea, molto probabilmente a causa del violento nubifragio che si è abbattuto sul Lazio.

Nel video si vedono i dipendenti del supermercato correre fuori lo stabile per cercare riparo, mentre l’acqua continua a scendere dal soffitto. Secondo quanto si apprende, al momento del crollo non erano presenti clienti che stavano facendo la spesa e non ci sarebbero feriti. I dipendenti, infatti, sono riusciti prontamente a fuggire e mettersi in salvo mentre l’acqua entrava e pezzi di soffitto continuavano a cadere in terra. La Protezione Civile aveva emanato un bollettino di allerta gialla per le condizioni metereologiche.

Un episodio inquietante che ripropone con forza il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

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Blocco licenziamenti Decreto Agosto: come funziona? https://www.francescoiacovone.com/blocco-licenziamenti-decreto-agosto-come-funziona/ https://www.francescoiacovone.com/blocco-licenziamenti-decreto-agosto-come-funziona/#respond Tue, 01 Sep 2020 07:17:14 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8436 Come funziona il nuovo blocco dei licenziamenti a decorrere dal 18 agosto? Cos’è cambiato rispetto alla normativa precedente? Il Decreto legge n. 104 del 14 agosto 2020 (cosiddetto Decreto agosto) ha disposto la proroga del divieto di licenziamento per ragioni economiche introdotto dal “Cura Italia” (D.l. n. 18/2020 convertito in Legge n. 27/2020). Il blocco, …

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Come funziona il nuovo blocco dei licenziamenti a decorrere dal 18 agosto? Cos’è cambiato rispetto alla normativa precedente?

Il Decreto legge n. 104 del 14 agosto 2020 (cosiddetto Decreto agosto) ha disposto la proroga del divieto di licenziamento per ragioni economiche introdotto dal “Cura Italia” (D.l. n. 18/2020 convertito in Legge n. 27/2020).

Il blocco, tuttavia, opera con tempistiche diverse perché legato a:

  • Esaurimento delle 18 settimane di ammortizzatori sociali richiedibili dal 13 luglio al 31 dicembre 2020;
  • Esaurimento dell’esonero contributivo introdotto dal “Decreto Agosto” in alternativa all’utilizzo degli ammortizzatori sociali.

Di conseguenza, in caso di ricorso agli ammortizzatori sociali il divieto di licenziamento si applica fino all’esaurimento delle 18 settimane di Cassa ovvero, per le aziende che non chiedono gli ammortizzatori, fino al 31 dicembre 2020.

Nella seconda ipotesi (esonero contributivo), la fine del blocco dev’essere calcolata con riferimento al doppio delle ore di integrazione salariale richieste con causale “COVID-19” per i mesi di maggio e giugno 2020. In tutti gli altri casi il termine è fissato per il 31 dicembre 2020.

Blocco licenziamenti Decreto Agosto: quali interessa

Il “Decreto Agosto” dispone il blocco fino al 31 dicembre 2020 dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e sospende le procedure eventualmente già in corso.

Inoltre, per le aziende “grandi” (quelle con più di 15 dipendenti) è disposto lo stop all’avvio di procedure di licenziamento collettivo. Sono poi sospese:

  • Le procedure di licenziamento collettivo in corso;
  • Le procedure di licenziamento collettivo pendenti avviate in data successiva al 23 febbraio 2020.

Fanno eccezione i licenziamenti intimati al personale già impegnato in appalto in caso di subentro di un nuovo appaltatore in base alla legge, al CCNL applicato ovvero ad una clausola del contratto di appalto.

Alle imprese è concesso di revocare nel 2020 i licenziamenti per GMO a patto che richiedano contestualmente un trattamento di integrazione salariale, decorrente dalla data di efficacia del recesso. In queste ipotesi il rapporto di lavoro si considera ripristinato senza alcuno stacco temporale.

Deroghe alla disciplina

Rispetto alla disciplina “ante 18 agosto” il nuovo blocco dei licenziamenti non opera in maniera assoluta. Esistono infatti una serie di casistiche in cui all’azienda è concesso di recedere dal rapporto:

  • Licenziamenti derivanti dalla cessazione definitiva dell’azienda;
  • Licenziamenti conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, qualora nel corso della procedura non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano realizzare un trasferimento d’azienda o di un ramo della stessa;
  • Accordo aziendale stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale in cui si incentiva la risoluzione del contratto, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al suddetto accordo (cui viene comunque riconosciuta la NASPI);
  • Licenziamenti intimati a seguito di fallimento dell’azienda, nei casi in cui non vi sia o cessi l’esercizio provvisorio d’impresa.

Blocco dei licenziamenti fino al 17 agosto

Il governo, con la finalità di tutelare i posti di lavoro di fronte agli effetti economici preoccupanti causati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, ha previsto all’articolo 46 del Decreto legge n. 18/2020 (convertito poi in Legge n. 27/2020) il blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (GMO) per un periodo di 60 giorni a decorrere dal 17 marzo (data fine il 16 maggio 2020).

In particolare nel periodo citato è stato disposto lo stop:

  • ai recessi da parte delle aziende a mezzo licenziamento individuale per GMO,
  • nonché l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo e la sospensione di quelle pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020.

Successivamente, il Decreto legge n. 34/2020 (cosiddetto “Decreto Rilancio”) entrato in vigore il 19 maggio ha esteso l’efficacia del blocco fino al 17 agosto 2020, lasciando scoperte le giornate del 17 e 18 maggio in cui non era appunto vigente il divieto di licenziamento.

Con specifico riguardo ai licenziamenti collettivi lo stop ha riguardato le procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della Legge n. 223/91:

Azienda in CIGS che non sia in grado di rioccupare tutti i dipendenti sospesi e non possa altresì ricorrere a misure alternative;

  • Aziende che a causa di una riduzione o trasformazione dell’attività intendono effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni in ciascuna unità produttiva o in più unità site nella stessa provincia.

Inoltre, per effetto di una modifica intervenuta in sede di conversione del “Decreto Cura Italia” in Legge n. 27/2020 il blocco non ha riguardato i licenziamenti intimati al personale già impiegato in appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, in forza di legge, contratto collettivo o clausola del contratto di appalto.

Ammortizzatori sociali per 18 settimane

L’articolo 1 del “Decreto Agosto” introduce 9 settimane di ammortizzatori sociali per il periodo 13 luglio – 31 dicembre 2020, da richiedere con causale “COVID-19”, cui se ne aggiungono altrettante soggette tuttavia al pagamento di un contributo addizionale pari a:

  • Al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per  le  ore  di  lavoro  non  prestate  durante i periodi di Cassa, in caso di aziende che abbiano subito un calo del fatturato inferiore al 20% nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019;
  • Al 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al dipendente per  le  ore  di  lavoro  non  prestate  durante i periodi di Cassa, per le imprese che non hanno avuto cali di fatturato.

Il contributo non è dovuto per le aziende che hanno totalizzato una diminuzione del fatturato pari o superiore al 20% ovvero per chi ha iniziato l’attività d’impresa dopo il 1° gennaio 2019.

Eventuali periodi di Cassa già richiesti ricadenti anche parzialmente in periodi posteriori al 12 luglio 2020 sono imputati, se autorizzati, alle prime nove settimane.

Il nuovo esonero contributivo

Strettamente legato, come si è visto, al divieto di licenziamento è il nuovo esonero contributivo introdotto dal “Decreto Agosto”:

  • per le aziende che non facciano ricorso agli ammortizzatori sociali per COVID-19;
  • e che abbiano usufruito degli ammortizzatori sociali per COVID-19 nei mesi di maggio e giugno 2020.

L’agevolazione, esonera i datori di lavoro dal versamento dei contributi INPS a loro carico:

  • fruibile per un massimo di 4 mesi e comunque non oltre il 31 dicembre 2020
  • sono esclusi i premi INAIL
  • e nel limite del doppio delle ore di ammortizzatori sociali fruite a maggio e giugno 2020.

Rientrano nella platea dei beneficiari anche coloro che hanno richiesto periodi di Cassa ai sensi del “Decreto Cura Italia” collocati, anche solo parzialmente, in periodi successivi il 12 luglio 2020.

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La commessa subisce violenza e si sfoga su Facebook https://www.francescoiacovone.com/la-commessa-subisce-violenza-e-si-sfoga-su-facebook/ https://www.francescoiacovone.com/la-commessa-subisce-violenza-e-si-sfoga-su-facebook/#respond Thu, 09 Jul 2020 09:32:08 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8385 Elisabetta è una commessa di un negozio di telefonia e il suo sconcerto lo lascia impresso su un post Facebook nel gruppo “Le commesse Sante subito”. A qualcuno potrebbe sembrare surreale, ma chi conosce il settore sa bene che questo vergognoso episodio è solo la punta di un iceberg che viene celato, vuoi per paura …

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Elisabetta è una commessa di un negozio di telefonia e il suo sconcerto lo lascia impresso su un post Facebook nel gruppo “Le commesse Sante subito”. A qualcuno potrebbe sembrare surreale, ma chi conosce il settore sa bene che questo vergognoso episodio è solo la punta di un iceberg che viene celato, vuoi per paura di perdere il lavoro o vuoi per pudore, e che ben descrive il clima di violenza quotidiana al quale sono sottoposte queste lavoratrici.

“Io mi scuso da subito per l’argomento, ma sono scioccata”.

Comincia così il racconto di Elisabetta, incredula delle parole che le sono cadute addosso con inaudita violenza. Tanto da sentirsi in dovere di scusarsi per il solo fatto di averle rese pubbliche.

“Entra un cliente, visto più volte, ma mi trova sola in negozio. Mentre faccio la pratica necessaria (telefonia) lui si mette a parlare. Mi racconta di quando aveva le figlie piccole ed andava al mare con loro, mi dice che noi donne oramai ci depiliamo tutto e che così facendo siamo meno attraenti, che il vedo e non vedo è meglio. Infatti mi dice che mentre era con le figlie, una tipa prendeva il sole a gambe larghe e si vedeva la peluria pubica, ma lui preferiva un’altra tipa che passava con il vestitino trasparente.”

Elisabetta prosegue nel suo racconto e dalle sue parole traspare ben chiaro lo schifo che prova, un tentativo di esorcizzare questa violenza subita attraverso il suo sfogo pubblico .

Questa lo ha eccitato a tal punto, mi dice, da dover andare a masturbarsi. Mi guarda e prosegue: ‘Anche come sei vestita tu oggi è molto intrigante (salopette di lino morbida e coprente, per la cronaca), e sono felice di essere venuto qui da te!’. Io ho ringraziato il cielo di avere la mascherina e così aver potuto nascondere la mia faccia. Sono schifata e scioccata. Ma dove siamo arrivati”.

Cara Elisabetta, non è la tua faccia a doversi nascondere, ma quella di quello schifoso, che dal tuo racconto si evince essere anche un padre di famiglia, che usa violenza contro una donna. Senza farsi scrupolo alcuno.

La condizione femminile nei luoghi di lavoro del commercio va cambiata. Non c’è più tempo. E per farlo è necessario denunciare, trovare il coraggio di raccontare e raccontarsi. Perché un mondo così fa schifo. Ma schifo davvero!

Un abbraccio a Elisabetta e a tutte quelle che questa violenza la subiscono. Ogni giorno. Durante ogni turno di lavoro.

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Lavoro nel commercio: tutti i miei diritti in un solo post https://www.francescoiacovone.com/lavoro-nel-commercio-tutti-i-miei-diritti-in-un-solo-post/ https://www.francescoiacovone.com/lavoro-nel-commercio-tutti-i-miei-diritti-in-un-solo-post/#respond Sun, 28 Jun 2020 12:20:25 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8368 Ho cercato di condensare in un solo post tutti i principali diritti sul lavoro degli addetti del commercio: ferie, permessi, malattia, busta paga, livello d’inquadramento, ammortizzatori sociali, facoltatività del lavoro festivo, preavviso per dimissioni o licenziamento, orario di lavoro, TFR, part time, clausole flessibili ed elastiche, permessi legge 104. Insomma, un piccolo Bignami dei diritti …

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Ho cercato di condensare in un solo post tutti i principali diritti sul lavoro degli addetti del commercio: ferie, permessi, malattia, busta paga, livello d’inquadramento, ammortizzatori sociali, facoltatività del lavoro festivo, preavviso per dimissioni o licenziamento, orario di lavoro, TFR, part time, clausole flessibili ed elastiche, permessi legge 104. Insomma, un piccolo Bignami dei diritti che spero vi possa essere utile.

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Proposta shock alla commessa: 380 euro per 65 ore di lavoro a settimana https://www.francescoiacovone.com/proposta-shock-alla-commessa-380-euro-per-65-ore-di-lavoro-a-settimana/ https://www.francescoiacovone.com/proposta-shock-alla-commessa-380-euro-per-65-ore-di-lavoro-a-settimana/#respond Sun, 21 Jun 2020 10:24:56 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8354 La commessa sbotta su Facebook e denuncia una proposta di lavoro terrificante, testimoniata dagli screen shot dei messaggi che questa pseudo imprenditrice le ha inviato in privato: “…potrei avere più informazioni?” “Certo Chiara. Per gli orari dalle 9 alle 19 continuato, il sabato solo dalle 9 alle 13 e la domenica dalle 9 alle 20. …

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La commessa sbotta su Facebook e denuncia una proposta di lavoro terrificante, testimoniata dagli screen shot dei messaggi che questa pseudo imprenditrice le ha inviato in privato:

“…potrei avere più informazioni?”

“Certo Chiara. Per gli orari dalle 9 alle 19 continuato, il sabato solo dalle 9 alle 13 e la domenica dalle 9 alle 20. E’ un full-time. Il primo mese è di prova, purtroppo non rimborsiamo gli spostamenti. Poi successivamente sono 380 euro mensili.”

“Full time 380 euro mensili? Ne è sicura?”

“Sì, sei interessata?”

“Sono 65 ore settimanali… neanche 0,17 centesimi l’ora. No, guardi non sono interessata.

Sei una ragazza giovane, dovevo capire che non hai voglia di lavorare. Ho perso tempo. Ciao.”

“Ma uno la voglia di lavorare ce l’ha pure… è la voglia di fare la schiava che manca.”

La paga oraria calcolata dalla commessa è approssimativa, ma non cambia la sostanza. Qui non siamo più allo sfruttamento, ma siamo oltre lo schiavismo. Io vi invito a denunciare in ogni modo questi furfanti che vi sfruttano e nello stesso tempo evadono gli oneri contributivi (sia previdenziali che assistenziali) e fiscali.

Questa testimonianza è uno storytelling contro lo storytelling del piacere di fare gli acquisti. Racconta che vuol dire fare shopping a spese di chi lavora nel commercio. Sono episodi non tanto di denuncia, piuttosto sono testimonianze in presa diretta sulla la vita, le difficoltà, i desideri, i soprusi, le speranze, le umiliazioni di quella categoria di lavoratori che sembra destinata a un posto nell’antropologia postindustriale: le commesse, ma anche i commessi, i fattorini, le cassiere, come sacerdoti del tempio del consumo, una religione di cui tutti dovremmo essere non solo praticanti, ma addirittura bigotti, per non dire veri e propri integralisti, altrimenti “l’economia non gira”.

L’artificio della narrazione in terza persona che uso, non è stato solo un espediente per proteggere l’identità dei lavoratori che raccontano la loro vita lavorativa – che già questo la direbbe lunga sul clima d’intimidazione cui sono soggetti i protagonisti delle storie che qui appaiono – in realtà, questo modo di raccontare ha trovato una sintesi tra vicende umane e vertenze sindacali.

Perché questa, come le altre pagine, aprono una nuova prospettiva che raccoglie il senso profondo dell’inchiesta politica e sindacale sulla situazione dei lavoratori del commercio in Italia, “I consumati”, per candidarsi a essere una nuova modalità di relazione con i soggetti sociali sottoposti alle moderne angherie dello sfruttamento del lavoro salariato. L’inchiesta non è quella che producono i talk show, e che diventa chiacchiera nei salotti televisivi, nei quali invitare “esperti” in cerca di pubblico, politici in cerca di voti e sindacalisti in cerca di autocompiacimento. Quella è la paccottiglia del main stream. Qui l’inchiesta è scoperta, condivisione e solidarietà, umana, prima ancora che sindacale.

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Ammortizzatori sociali senza assegni familiari: i Cobas scrivono a Conte e Catalfo il Primo Maggio https://www.francescoiacovone.com/ammortizzatori-sociali-senza-assegni-familiari-i-cobas-scrivono-a-conte-e-catalfo-il-primo-maggio/ https://www.francescoiacovone.com/ammortizzatori-sociali-senza-assegni-familiari-i-cobas-scrivono-a-conte-e-catalfo-il-primo-maggio/#respond Fri, 01 May 2020 09:26:43 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8296 Oggi Primo Maggio è stata inviata una lettera al Presidente del Consiglio e alla Ministra del lavoro nella quale denunciamo una discriminante interpretazione dell’INPS che nega il pagamento degli assegni familiari ad una parte dei lavoratori che fruiscono degli ammortizzatori sociali per affermare la necessità di garantire un uguale trattamento ai lavoratori in difficoltà che …

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Oggi Primo Maggio è stata inviata una lettera al Presidente del Consiglio e alla Ministra del lavoro nella quale denunciamo una discriminante interpretazione dell’INPS che nega il pagamento degli assegni familiari ad una parte dei lavoratori che fruiscono degli ammortizzatori sociali per affermare la necessità di garantire un uguale trattamento ai lavoratori in difficoltà che “subiscono” gli ammortizzatori sociali».

Il fatto che nel Decreto del 2016 non venga espressamente prevista l’erogazione degli Assegni familiari per il FIS (Fondo d’integrazione salariale) non comporta automaticamente l’esclusione di tale diritto.

L’interpretazione da parte dell’INPS, si basa su un decreto interministeriale e non prende in considerazione il decreto legge 148 del 2015 che afferma che a tutti lavoratori beneficiari dei trattamenti di integrazione salariale spetta l’assegno per il nucleo familiare.

Il risultato è un’odiosa discriminazione nei confronti dei soli lavoratori che percepiscono l’assegno FIS rispetto agli altri lavoratori beneficiari della Cassa integrazione, e questa disparità diventa ancora più insopportabile per chi, oltre ad essere colpito da una riduzione salariale e da questa drammatica pandemia, non ha la possibilità di scegliere l’ammortizzatore sociale di cui beneficiare.

Questa interpretazione dell’INPS si pone in forte contrasto con l’art. 3 della Costituzione che, giova ricordarlo, garantisce pari dignità ed assoluta equità di fronte alla legge ad ogni cittadino, pertanto abbiamo inoltrato al Presidente Conte a alla Ministra Catalfo una formale e urgente richiesta di rettifica dell’indirizzo interpretativo operato dall’INPS nell’imminente “Decreto Aprile”.

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Commessi: lettera aperta al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte https://www.francescoiacovone.com/commessi-lettera-aperta-al-presidente-del-consiglio-giuseppe-conte/ https://www.francescoiacovone.com/commessi-lettera-aperta-al-presidente-del-consiglio-giuseppe-conte/#comments Sat, 18 Apr 2020 14:29:04 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8274 Gentile Presidente, mi rivolgo a Lei nell’ora più buia per il nostro Paese. Mi rivolgo a Lei a nome dei lavoratori del commercio, per chiederLe di fare presto. Mi rivolgo a Lei, che li ha ringraziati in diretta TV, perché non c’è un minuto in più da aspettare per mettere al sicuro la loro salute …

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Gentile Presidente, mi rivolgo a Lei nell’ora più buia per il nostro Paese. Mi rivolgo a Lei a nome dei lavoratori del commercio, per chiederLe di fare presto.

Mi rivolgo a Lei, che li ha ringraziati in diretta TV, perché non c’è un minuto in più da aspettare per mettere al sicuro la loro salute e la loro sicurezza. I loro salari e i loro diritti.

Mi rivolgo a Lei, prima che inizi la ‘fase due’, perché queste donne e questi uomini la fase uno l’hanno saltata a piedi pari. E con coraggio e dedizione hanno contribuito a tenere insieme i cittadini di questo Paese.

Mi rivolgo a Lei e alla sua sensibilità perché questo sacrifico, alcune volte finanche della vita, segni un momento di svolta e riconsegni quella dignità violata che i lavoratori di questa filiera hanno impressa nella carne e nel sangue. Attraverso il ricatto quotidiano, l’azzeramento dei tempi di vita e di cura della famiglia, i bassi salari, la precarietà diffusa, la violenza di genere, il deterioramento dello stato di salute psico fisica e l’azzeramento di ogni momento di festa. Sia essa nazionale che domenicale.

Mi rivolgo a Lei affinché metta in atto misure urgenti e armonizzate a tutela di questi eroi un po’ per caso. Lavoratrici e lavoratori che, oltre ad essere esposti a un rischio altissimo, non sono preparati psicologicamente ad affrontare tutto questo. Non hanno il “pelo sullo stomaco” degli eroi della sanità. Non hanno le giuste protezioni e la paura vincerà sulla loro psiche già troppo provata.

Mi rivolgo a Lei perché stavolta non ho una soluzione, mi sento fragile anche io. Devo ripensare questa nuova condizione. Ma so che non ce la faranno a reggere per troppo tempo. Non sanno come abbracciare i propri figli al rientro a casa, a baciare le mogli e i mariti. Sempre in tensione per sperare in una distanza che non c’è mai. Sempre attenti a non togliere una mascherina che non ti protegge affatto perché logora e non a norma, quando c’è. Ecco, io non so come finirà tutta questa storia, ma loro – eroi per puro caso – ne usciranno a pezzi. Se ne usciranno. Se ne usciremo.

Mi rivolgo a Lei e faccio mie le parole di Walter Ricciardi, membro dell’esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e consigliere del Suo ministro della Salute Roberto Speranza: «Vostro lavoro importantissimo, grazie», scriveva su Twitter. «Sarebbe il momento che anche le insegne dei supermercati ringrazino davvero i propri “eroi delle corsie”, e pure i consumatori che stanno garantendo loro extra profitti, non soltanto permettendo che si possa fare la spesa ed operare nei punti vendita in completa sicurezza (è il minimo), ma compiendo un investimento importante perché un servizio essenziale sia garantito nel migliore dei modi e nel rispetto della salute fisica e mentale del personale. Un ringraziamento non a parole, ma nei fatti. Vale la pena che governo e sindacati lo suggeriscano ai Big della distribuzione.»

Mi rivolgo a Lei e alla sua sensibilità e cerco in Lei un alleato leale per realizzare il sogno di milioni di nostri concittadini che tanto hanno donato a questo Paese, perché è arrivato il momento della riconoscenza. Quella vera. Quella che li tolga dall’ombra e li renda finalmente visibili in tutta la loro forza, la loro fierezza e la loro dignità.

Caro Presidente, ringraziando fin d’ora per la cortese attenzione che vorrà accordare a me e a questi milioni di lavoratori Le porgo cordiali saluti.

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Lavoro: tutto quello che c’è da sapere sulle norme previste dal decreto Cura Italia https://www.francescoiacovone.com/lavoro-tutto-quello-che-ce-da-sapere-sulle-norme-previste-dal-decreto-cura-italia/ https://www.francescoiacovone.com/lavoro-tutto-quello-che-ce-da-sapere-sulle-norme-previste-dal-decreto-cura-italia/#respond Thu, 02 Apr 2020 17:12:55 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8255 E’ indispensabile usufruire di ferie/permessi per poter accedere agli ammortizzatori sociali? 1. Cassa Integrazione Ordinaria / FISnon esiste in linea generale un obbligo di far smaltire le ferie prima della CIGO/FIS.La circolare Inps n. 139/2016 precisa che:a) in caso di sospensione totale dall’attività lavorativa «l’esercizio del diritto di godimento delle ferie, sia con riferimento alle ferie già maturate …

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E’ indispensabile usufruire di ferie/permessi per poter accedere agli ammortizzatori sociali?

1. Cassa Integrazione Ordinaria / FISnon esiste in linea generale un obbligo di far smaltire le ferie prima della CIGO/FIS.La circolare Inps n. 139/2016 precisa che:a) in caso di sospensione totale dall’attività lavorativa «l’esercizio del diritto di godimento delle ferie, sia con riferimento alle ferie già maturate sia riguardo a quelle infra annuali in corso di maturazione, può essere posticipato al momento della cessazione dell’evento sospensivo coincidente con la ripresa dell’attività produttiva».b) in caso di sospensione parziale dell’attività lavorativa il godimento delle ferie non può essere posticipato in quanto deve essere garantito il ristoro psico-fisico correlato all’attività svolta, anche in misura ridotta.

2. Cassa Integrazione in Deroga

Per quanto attiene invece agli ammortizzatori sociali in deroga, l’obbligo di preventivo smaltimento delle ferie arretrate è stato espressamente previsto dal Dm Lavoro (di concerto con il Mef) n. 83473 del 1° agosto 2014 e da una successiva e connessa circolare Inps (n. 107 del 27 maggio 2015). In particolare, è previsto che «allo scopo di fruire dei trattamenti di integrazione salariale in deroga l’impresa deve avere preventivamente utilizzato gli strumenti ordinari di flessibilità, ivi inclusa la fruizione delle ferie residue».Il Decreto Cura Italia ha demandato alle Regioni e alle Provincie Autonome l’individuazione dei criteri di fruizione di tale ammortizzatore; è quindi consigliabile verificare cosa previsto nell’accordo regionale che in alcuni casi (come quello della Regione Lazio) per l’accesso alla cassa integrazione in deroga non richiede  il previo utilizzo di ferie e permessi.

NOTE

Nonostante non sia imposto, lo smaltimento preventivo delle ferie (e dei permessi) ha costituito in questi anni una sorta di “buona pratica”, spesso prevista dagli stessi accordi sindacali. Il decreto 8 marzo 2020 sull’emergenza  Coronavirus non configura alcun obbligo   ma raccomanda «durante il periodo di efficacia del presente decreto, la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario e di ferie”Resta sempre possibile invece concordare con l’azienda l’utilizzo preventivo dei giorni di permesso per salvaguardare le ferie maturate nel corso dell’anno. Il preventivo utilizzo di ferie/permessi maturati, risponde anche a una esigenza di tutela del reddito del lavoratore poiché l’integrazione salariale non copre l’intera retribuzione, è soggetta ad un tetto massimo, e può trascorrere un lasso di tempo tra la sospensione dal lavoro e l’effettivo percepimento del trattamento.

L’AZIENDA PUO’ OBBLIGARMI AD USARE FERIE?

I provvedimenti emanati per far fronte all’emergenza Coronavirus non hanno attribuito al datore il potere di imporre unilateralmente al lavoratore il godimento delle ferie, ma le FAQ aggiornate del Governo (http://www.governo.it/it/faq-iorestoacasa) chiariscono che per i dipendenti privati che non possono svolgere la prestazione in modalità agile, esistono due casistiche:

1. In caso di disponibilità di ferie pregresse, salvo eventuali attività indifferibili da rendere in presenza, il datore di lavoro privato può, anche a prescindere da qualsiasi preventiva programmazione, disporre l’utilizzo delle ferie riferite all’anno precedente.

2. In caso di indisponibilità di ferie pregresse il datore di lavoro potrà valutare la possibilità di riconoscere a tali lavoratori forme di flessibilità oraria o di modifica transitoria dell’articolazione dell’orario di lavoro limitatamente al periodo di durata dell’emergenza ovvero il ricorso ad altri strumenti di flessibilità comunemente previsti dalla contrattazione collettiva (ad. esempio banca ore) ovvero la concessione di permessi straordinari.

NOTE

Il preventivo utilizzo di ferie/permessi maturati (che prevedono  il riconoscimento della retribuzione piena) risponde anche a una esigenza di tutela del reddito del lavoratore poiché l’integrazione salariale non copre l’intera retribuzione, è soggetta ad un tetto massimo, e può trascorrere un lasso di tempo tra la sospensione dal lavoro e l’effettivo percepimento del trattamento.

SE LA MIA ZIENDA HA FATTO RICORSO AGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI, QUANTO PERCEPIRO’ DI STIPENDIO?

Tutti gli ammortizzatori sociali previsti dal Decreto Cura Italia determinano un’integrazione salariale corrispondente all’80% della Retribuzione Contrattuale (cioè la retribuzione che il CCNL prevede per la propria categoria e qualifica) più i ratei mensili di 13ma e – ove prevista dal CCNL di appartenenza – di 14ma mensilità. Fa parte della Retribuzione Contrattuale un eventuale superminimo, ma sono escluse tutte le voci accessorie come straordinari, rimborsi spesi, premi, una tantum, ecc., ecc.A tale somma và però applicato un tetto massimo che l’inps, con circolare n. 20 del 10/2/2020, per quest’anno ha stabilito essere di: Retribuzione (euro) Tetto Importo (euro)Inferiore o uguale a 2.159,48939,89 Superiore a 2.159,481129,66 Questi importi devono essere riparametrati nel caso di lavoratori Part Time.

NOTE

Esempio: un lavoratore in Cigo a zero ore che percepisce una Retribuzione Contrattuale di 1200 euro mensili, a cui si aggiunge il rateo di 13ma mensilità, per un totale di 1300 euro lordi non avrà un’integrazione salariale di 1300×80%=1,040 euro perché la sua retribuzione (1300 euro) è inferiore a 2.159,48; quindi avrà un’integrazione salariale di 939,89 euro lordi perché gli sarà applicato il corrispondente tetto massimo. 

L’INTEGRAZIONE SALARIALE MI SARA’ PAGATA DAL DATORE O DALL’INPS?

Il messaggio Inps n. 1287 del 20/3/2020 ha fornito specifiche relative agli ammortizzatori sociali riferiti all’emergenza Covid. Ad eccezione della Cassa Integrazione in Deroga che prevede obbligatoriamente il pagamento diretto da parte dell’Inps, in tutti gli altri casi l’istituto chiarisce che oltre all’ordinaria modalità di erogazione delle prestazioni tramite anticipo da parte del datore, sarà possibile per l’impresa richiedere il pagamento diretto da parte dell’Inps, senza che il datore di lavoro debba comprovare le proprie difficoltà finanziarie.

NOTE

L’Abi, l’associazione degli istitui bancari italiani, “è favorevole ad attivare da subito prestiti che consentano ai lavoratori sospesi dal lavoro a causa dell’emergenza COVID-19 di poter avere dalle banche un’anticipazione – rispetto al pagamento che riceveranno dall’Inps – della cassa integrazione prevista nel “cura-Italia”.

SE SONO IN CIGO/CIGD/FIS POSSO METTERMI IN MALATTIA?

 La circolare Inps n. 197 del 2 dicembre 2015 ha chiarito quando il trattamento di integrazione salariale sostituisce, in caso di malattia, l’indennità giornaliera di malattia. Possono presentarsi diverse situazioni:1. Malattia che si verifica durante la sospensione dal lavoro con cassa integrazione a zero ore.  Il lavoratore continua a fruire delle integrazioni salariali poichè, essendo totalmente sospesa l’attività lavorativa, non vi è obbligo di prestazione ed egli quindi non dovrà nemmeno comunicare lo stato di malattia.2. Malattia che si verifica prima della sospensione dal lavoro con cassa integrazione a zero ore. a) Se tutto il personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene ha sospeso l’attività, anche il lavoratore in malattia entrerà in CIG dalla data di inizio della stessa; b)  se non viene sospesa dal lavoro la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene, il lavoratore in malattia continua a beneficiare dell’indennità di malattia.3. Nel caso in cui l’intervento di cassa integrazione sia relativo a una contrazione dell’attività lavorativa, e quindi riguardi dipendenti che lavorano in base a un orario ridotto (tale anche in caso di CIG a zero ore a rotazione), prevale l’indennità economica di malattia. 

NOTE

 L’indennità di malattia a carico dell’INPS spetta a: operai settore industria; operai ed impiegati settore terziario e servizi; lavoratori dell’agricoltura; apprendisti; disoccupati; lavoratori sospesi dal lavoro; lavoratori dello spettacolo; lavoratori marittimi;
Lavoratori iscritti alla gestione separata. Ai lavoratori dipendenti l’Inps paga:– dal 4° al 20° giorno il 50% della retribuzione media giornaliera;– dal 21° al 180° giorno il 66,66% della retribuzione media giornaliera. I CCNL di appartenenza stabiliscono la misura dell’eventuale integrazione a carico del datore e della carenza, sempre a carico del datore, per i primi 3 gg dell’evento o per l’intero evento nei casi dei lavoratori non indennizzati dall’Inps.  

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Decreto Cura Italia pubblicato in Gazzetta Ufficiale https://www.francescoiacovone.com/decreto-cura-italia-pubblicato-in-gazzetta-ufficiale/ https://www.francescoiacovone.com/decreto-cura-italia-pubblicato-in-gazzetta-ufficiale/#respond Wed, 18 Mar 2020 07:43:33 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8230 Il testo integrale del decreto Cura Italia Tutte le novità sul Lavoro Decreto-Cura-ItaliaDownload Decreto legge 17 marzo 2020, n. 18 – Salva Italia from Quotidiano Piemontese

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Tutte le novità sul Lavoro

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Coronavirus, scuole chiuse: tutti al centro commerciale https://www.francescoiacovone.com/coronavirus-scuole-chiuse-tutti-al-centro-commerciale/ https://www.francescoiacovone.com/coronavirus-scuole-chiuse-tutti-al-centro-commerciale/#respond Thu, 05 Mar 2020 05:28:19 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8205 Ieri sera il decreto del presidente del Consiglio, per contenere il contagio da Coronavirus, ha sospeso le attività didattiche e chiuso le scuole di ogni ordine e grado. Ma il centro commerciale? Quel non luogo che ci spacciano da anni come nuovo centro di aggregazione e che infatti vede milioni di visitatori al giorno? Quello …

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Ieri sera il decreto del presidente del Consiglio, per contenere il contagio da Coronavirus, ha sospeso le attività didattiche e chiuso le scuole di ogni ordine e grado. Ma il centro commerciale? Quel non luogo che ci spacciano da anni come nuovo centro di aggregazione e che infatti vede milioni di visitatori al giorno? Quello non è un possibile veicolo di pandemia?

In questi giorni di grande apprensione per tutto il Paese ho respirato l’ansia delle commesse e dei commessi. Di quelli che la distanza di un metro è irrealizzabile, che le mascherine non ci sono e che il disinfettante per le mani costa troppo e non si trova. Di quelli che sono costretti al contatto diretto con un pubblico spesso maleducato, che se starnutiva non metteva la mano davanti la bocca prima, figuriamoci se adesso mette il gomito. Che la carta fedeltà la tiene tra le labbra e i soldi nel reggiseno.

Quell’ansia corre sul mio smartphone, tra chiamate, messaggi WhatsApp o chat di Facebook. La vedo negli sguardi quando mi reco al centro commerciale o al supermercato. La respiro assieme all’aria condizionata di quei luoghi freddi e innaturali.

Da oggi sono chiuse le scuole, ma a cosa serve se tutti quei bambini si riverseranno nei centri commerciali? E dove “poseranno” i loro figli quei commessi e quelle commesse costretti al lavoro?

Ok… le scuole di ogni ordine e grado chiudono. E le commesse dove cazzo se li mettono i figli? Nascosti tra le corsie del negozio o sotto il registratore di cassa?

Pubblicato da Francesco Iacovone su Mercoledì 4 marzo 2020

L’ansia di contrarre questa nuova malattia li accompagna ogni mattina al lavoro, ma soprattutto torna a casa con loro la sera, dove ad aspettarli ci sono proprio i loro figli. E allora, ancora una volta, si sentono lavoratori di serie ‘B’. Perché per loro non c’è il telelavoro o il campionato a porte chiuse. Non c’è festa né domenica. Non c’è neanche il diritto alla tutela della salute in caso di pandemia.

Tre milioni di italiani trattati come bestie dalle multinazionali della GDO, sottoposti a ricatti di ogni tipo e lasciati in trincea alla mercé di quel nemico invisibile. Sacrificati ancora sull’altare dello shopping. Insomma, “I consumati”!

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TFR (Trattamento di Fine Rapporto): cos’è e come si calcola la liquidazione https://www.francescoiacovone.com/tfr-trattamento-di-fine-rapporto-cose-e-come-si-calcola-la-liquidazione/ https://www.francescoiacovone.com/tfr-trattamento-di-fine-rapporto-cose-e-come-si-calcola-la-liquidazione/#comments Mon, 24 Feb 2020 07:11:57 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8196 Cos’è il TFR? Come si calcola il trattamento di fine rapporto? La cosiddetta liquidazione è una mensilità aggiuntiva differita percepita dai lavoratori ed è quindi fondamentale sapere come funziona questo aspetto fondamentale della retribuzione. Quando un rapporto di lavoro termina per licenziamento, per dimissioni o anche per fine contratto a termine, il datore di lavoro …

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Cos’è il TFR? Come si calcola il trattamento di fine rapporto? La cosiddetta liquidazione è una mensilità aggiuntiva differita percepita dai lavoratori ed è quindi fondamentale sapere come funziona questo aspetto fondamentale della retribuzione.

Quando un rapporto di lavoro termina per licenziamento, per dimissioni o anche per fine contratto a termine, il datore di lavoro è tenuto a versare al lavoratore le cosiddette spettanze di fine rapporto. Tra queste vi sono: le ferie e i permessi residui, i ratei di tredicesima ed eventuale quattordicesima maturati e, ancora più importante, il trattamento di fine rapporto.

Di seguito andiamo quindi ad approfondire tutti i punti salienti di questa spettanza di fine rapporto; partiremo dalla definizione, per passare poi per la maturazione e il calcolo e per finire alla tassazione e al pagamento.

Cos’è il Trattamento di Fine Rapporto (TFR)

Il TFR è una somma che spetta ai lavoratori subordinati, siano essi a tempo indeterminato o determinato, part-time o full-time e anche con altri contratti atipici (tipo a chiamata) in tutti i casi di cessazione del rapporto. A stabilirlo è il Codice Civile (art. 2120); questo recita testualmente:

In ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore di lavoro ha diritto a un trattamento di fine rapporto.

Lo stesso art. 2120 ne fissa anche le regole base per il calcolo.

Per definire il TFR dobbiamo per prima cosa distinguere tra retribuzione “corrente” e “differita”. La prima categoria comprende tutti quegli importi (paga base, straordinari, indennità varie) che maturano in ogni mese di paga e il datore di lavoro paga tutti i mesi (ovviamente dopo aver sottratto contributi e tasse). Ad esempio: retribuzione di ottobre 2019 corrisposta nello stesso mese o al termine dello stesso cioè ad novembre. La retribuzione “differita” matura comunque ogni mese (o ogni anno), come quella corrente, ma a differenza di quest’ultima viene corrisposta in un secondo momento, anziché nel mese stesso di maturazione o in quello successivo.

L’esempio classico della retribuzione differita è la liquidazione che viene riconosciuta solo alla cessazione del rapporto, ma matura mensilmente. Di conseguenza, possono trascorrere mesi se non o addirittura anni, tra la maturazione della liquidazione e la sua erogazione. Riprendendo l’esempio precedente: il TFR maturato nel 2019 non viene erogato a Dicembre 2019 o a Gennaio 2020, ma solo alla cessazione del rapporto, che può avvenire anche a distanza di anni.

Tutto ciò premesso il Trattamento di Fine Rapporto ( TFR) è una somma di denaro corrisposta al lavoratore nel momento in cui termina il rapporto di lavoro, ma il cui diritto matura mensilmente durante tutto l’arco della vita lavorativa presso lo stesso datore di lavoro.

Come si calcola il TFR

La maturazione del TFR, come detto, avviene ogni anno. Per calcolare l’importo giunge in soccorso l’articolo 2120 del Codice Civile. La quota di TFR che il dipendente matura annualmente si ottiene dividendo la somma delle retribuzioni mensili per un parametro che il Codice fissa a 13,5.

Esempio: nel 2019 la somma delle retribuzione mensili prese a riferimento per la liquidazione è pari ad euro 19.000,00. La quota TFR che il dipendente maturerà nel 2019 sarà pari a 19.000,00 / 13,5 = 1.333,33 euro.

In caso di prestazione svoltasi in un periodo inferiore all’anno, per i mesi non interamente lavorati la retribuzione da prendere a riferimento per il calcolo del TFR sarà pari:

  • Alla somma spettante per il mese intero, qualora la prestazione si sia svolta per 15 giorni o più;
  • Alla retribuzione effettivamente riconosciuta in caso di prestazioni inferiori ai 15 giorni.

Qual è la retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR

A determinare la retribuzione annua di riferimento per il calcolo del TFR (che dovrà poi essere divisa per 13,5) è sempre l’articolo 2120 del Codice Civile. Sono comprese tutte le somme con le seguenti caratteristiche:

  • Corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro;
  • A titolo non occasionale;
  • Escluso quanto riconosciuto a titolo di rimborso spese.

Possono essere considerati anche i fringe benefits, come il valore dell’autovettura o dell’alloggio assegnati al dipendente.

Se, tuttavia, il contratto collettivo specifica quali elementi rilevano ai fini della retribuzione di riferimento per il TFR, il datore deve attenersi a questi criteri, anziché a quanto prescritto dall’articolo 2120.

Il CCNL Commercio ad esempio esclude dal computo, tra gli altri:

  • Rimborsi spese;
  • Somme concesse occasionalmente a titolo di una tantum;
  • Indennità di trasferta e diarie non aventi carattere continuativo.

Cos’è il contributo addizionale

Il contributo addizionale al trattamento di fine rapporto è pari allo 0,50% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, ed è destinato al Fondo Pensione Lavoratori Dipendenti. Una volta stabilito l’importo del contributo questo viene trattenuto dalla quota TFR accantonata nell’anno.

Riprendendo l’esempio precedente al TFR maturato nel 2019 pari ad euro 1.333,33 dovrà essere trattenuto lo 0,50% dell’imponibile previdenziale dell’anno (ipotizziamo pari ad euro 20.000).

Di conseguenza quanto il dipendente ha accantonato nel 2019 sarà pari a:

  • euro 1.333,33 – (20.000 * 0,50%) = 1.233,33.

Trattamento di Fine Rapporto: come si applica la rivalutazione

Quanto accantonato dal dipendente ogni anno è soggetto a rivalutazione. Essa consiste nell’applicare uno specifico tasso (costituito da una quota fissa per legge all’1,5% e un’altra variabile stabilita dall’Istat) al TFR maturato al 31 dicembre dell’anno precedente quello in cui la rivalutazione è calcolata.

Esempio: nel mese di dicembre 2020 (o prima se il rapporto cessa anzitempo) si dovrà calcolare la rivalutazione sul TFR maturato al 31/12/2019. Nel 2021 quella relativa alla liquidazione maturata al 31/12/2020 e così via.

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Commessa per 3,20€ l’ora, a nero e senza tutele https://www.francescoiacovone.com/commessa-per-320e-lora-a-nero-e-senza-tutele/ https://www.francescoiacovone.com/commessa-per-320e-lora-a-nero-e-senza-tutele/#respond Thu, 13 Feb 2020 06:08:39 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8170 “Faccio la commessa per 3,20€ l’ora, a nero e senza tutele: questa è l’Italia dei 30enni” Veronica, poco più che trentenne, che per più di un anno ha lavorato sottopagata, sfruttata, 10-12 ore al giorno per un negozio di generi alimentari a Roma. “Da più di un anno ho una situazione di lavoro a dir …

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“Faccio la commessa per 3,20€ l’ora, a nero e senza tutele: questa è l’Italia dei 30enni”

Veronica, poco più che trentenne, che per più di un anno ha lavorato sottopagata, sfruttata, 10-12 ore al giorno per un negozio di generi alimentari a Roma.

“Da più di un anno ho una situazione di lavoro a dir poco imbarazzante. Lavoro come commessa in un punto vendita di generi alimentari di buon livello a Roma. Da più di un anno lavoro sottopagata, sfruttata, 10-12 ore al giorno. A 3,20 euro l’ora, a nero. Circa 800 euro al mese. Ho lavorato festivi e domeniche e non sono stata retribuita. Tredicesima e quattordicesima non esistono, così come la malattia”.

Questa è la storia di Veronica (nome di fantasia ndr), una ragazza poco più che trentenne, impiegata, si fa per dire, in un negozio di alimentari in una zona centrale della Capitale. Veronica racconta a TPI del suo limbo senza alternative: costretta a lavorare per pochissimi euro al giorno, senza prospettive concrete o possibilità di tutele contrattuali.

Veronica lavora con altri italiani, tutti ormai rassegnati di fronte alle precarie condizioni lavorative.

Il lavoro nero si conferma come uno dei più grandi problemi per l’Italia e le casse dello Stato. Sono circa 1,5 milioni i lavoratori ‘invisibili’ a fronte di 5,7 milioni di aziende attive sul territorio italiano. Un fenomeno che produce un “buco” di circa 20 miliardi di euro per l’erario, secondo le stime di un’analisi condotta dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro.

Come hai conosciuto questo posto? Come ci sei finita a lavorare?

Tramite il passaparola ho saputo che c’era un’opportunità di lavoro.

Hai parlato con il titolare?

Sì. Il titolare mi aveva detto la metà delle ore, a un altro prezzo. Per un anno mi ha illuso che mi avrebbe fatto il contratto. L’accordo era di sei ore.

Poi cosa è successo?

La cosa si è ribaltata, io mi sono opposta più volte ma il titolare è anche una persona aggressiva che intimorisce. Mi fa le scenate, mi bestemmia in faccia, sono abbastanza terrorizzata.

I turni chi li decide?

Non esistono turni: entro la mattina alle 9 ed esco la sera alle 20.00.

Ci sono altre persone che lavorano lì? Cosa dicono?

Non ne sono contenti, ma sostanzialmente non dicono nulla. Sono arresi.

Sono italiani i tuoi colleghi?

Sì, certo. Persone mature.

È stancante il lavoro?

A volte non c’è nemmeno il tempo di mangiare, o bisogna mangiare in cinque minuti.

Come ti vengono dati i soldi?

A mano, a fine mese.

Come ha funzionato all’inizio?

Gli accordi erano che avrei preso gli stessi soldi ma per meno ore. La prima settimana è andata bene. I patti erano rispettati. Poi mi ha cominciato a dire che dovevo restare di più e a mano a mano le ore sono aumentate.

Quando eri malata come andava?

Se ero malata non mi pagava, e tratteneva i soldi dallo stipendio.

Sei consapevole che se accadesse qualcosa mentre lavori non sei per nulla tutelata?

Sì, ci penso spesso. Ma non so assolutamente come fare.

E ora cosa è successo?

Mi ha detto che dovrò andare via e che non può più pagarmi.

Perché non te ne sei andata prima spontaneamente?

Quando io protestavo e gli spiegavo che non era il modo di lavorare, lui mi rispondeva dicendomi che il mese seguente mi avrebbe fatto il contratto. Mi ha presa in giro. “Non è il momento questo. Di cosa hai paura?”, e così andava a oltranza.

Ci ho pensato tante volte ad andarmene, poi speravo che le cose potessero cambiare.

Però un anno è tanto …

Ogni mese diceva questa cosa e ogni mese mi illudeva. In questi ultimi tempi peraltro trovare un lavoro è davvero complicato, ho avuto difficoltà e quindi ho resistito.

Il negozio va bene? C’è la clientela?

Sì, certo.

Secondo te quindi sarebbe nelle condizioni di offriti un salario migliore e delle condizioni migliori?

Secondo me sì.

“Il Governo dimostri davvero che ha a cuore la piaga del lavoro nero – dichiara Francesco Iacovone, del Cobas nazionale – perché nel mondo del commercio milioni di cittadini/lavoratori subiscono soprusi di ogni genere”.

“Dal lavoro in nero a quello ‘in grigio’, con contratti regolari a metà e il resto fuori busta – prosegue il rappresentante sindacale – che rappresentano un’enorme evasione contributiva e fiscale e un ingente danno per i conti dello Stato. Tutti fanno finta di non vedere, ma in realtà questa degenerazione la conoscono tutti”.

“E non finisce qui, perché al lavoro nero si aggiungono il superamento delle soglie di precarietà contrattuale, le dimissioni in bianco, le discriminazioni di genere, i part time imposti, le condizioni di sicurezza inesistenti. Insomma, ci vuole davvero una task force di ispettori che faccia luce su uno dei settori produttivi più sfruttati”.

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Commesse: tra dimissioni, licenziamenti e voglia di scappare all’estero https://www.francescoiacovone.com/commesse-tra-dimissioni-licenziamenti-e-voglia-di-scappare-allestero/ https://www.francescoiacovone.com/commesse-tra-dimissioni-licenziamenti-e-voglia-di-scappare-allestero/#comments Wed, 29 Jan 2020 08:18:53 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8158 Posso chiedere il licenziamento? Come si danno le dimissioni? Quanto dura il preavviso? Queste sono le domande ricorrenti delle commesse che mi scrivono o mi vengono a trovare al sindacato. Molte vogliono scappare all’estero. Questo è il vero dramma di questo periodo storico, che denota in maniera inequivocabile quanto le condizioni economiche e normative siano …

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Posso chiedere il licenziamento? Come si danno le dimissioni? Quanto dura il preavviso? Queste sono le domande ricorrenti delle commesse che mi scrivono o mi vengono a trovare al sindacato. Molte vogliono scappare all’estero. Questo è il vero dramma di questo periodo storico, che denota in maniera inequivocabile quanto le condizioni economiche e normative siano peggiorate in un settore che conta oltre tre milioni di nostri connazionali. Senza contare gli episodi di violenza quotidiana che queste lavoratrici e questi lavoratori sono costretti a subire per poter sbarcare il lunario.

Vi lascio al messaggio di Laura, biologa molecolare che ha scelto di fare la commessa:

Domenica volevo dare le dimissioni

Ciao Francesco, non so esattamente perché ti scrivo e non so neanche se leggerai questo messaggio, perché immagino siano troppe le persone che si affidano a te ogni giorno. Sono Laura e lavoro nel commercio da 15 anni, store manager da 10 ormai…. e domenica ho avuto una crisi isterica. Domenica volevo dare le dimissioni.

Sai Francesco, ho studiato biologia molecolare e faccio questo lavoro perché l’ho scelto, perché lo amo, ma non ce la faccio più. Non recupero le ore, non ho straordinari pagati, non ho un forfettizato ma qualsiasi cosa accada io devo rimanere in negozio. Se domani morissi di me direbbero: “ha passato i suoi ultimi 10 anni solo a lavorare (e senza neanche diventare ricca)”.

Sono esasperata. Non voglio cambiare il lavoro che amo ma non posso cambiare il sistema pessimo all’interno del quale vivo, nel quale viviamo, quel sistema all’interno del quale RINGRAZIA SE HAI UN LAVORO a discapito di NON IMPORTA AVERE UNA VITA.

Piango, piango, piango

Piango perché vorrei poter prendermi cura di me, del mio cane, dei miei affetti. E invece le uniche cose che riesco a fare sono pensare ai dati del negozio. Quando, come ci siamo ridotti così? Odio tutto ormai. Odio la collega che fa finta di stare male tutti i week end perché so che dovrò coprirla io, odio vedere le persone passeggiare mentre io non posso farlo. Ma più di ogni altra cosa odio vedere la gente triste quando fa shopping perché io sono lì e, nonostante tutto, sorrido. Sorrido, anche se sto lavorando, anche se non cambia mai nulla. Sorrido perché temo che sarà sempre peggio e l’unica cosa che riesco a pensare di fare è andare via dall’Italia.

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Lo stress da lavoro danneggia il cuore https://www.francescoiacovone.com/lo-stress-da-lavoro-danneggia-il-cuore/ https://www.francescoiacovone.com/lo-stress-da-lavoro-danneggia-il-cuore/#respond Mon, 20 Jan 2020 11:45:28 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8145 I turni lunghi possono causare aritmie, ictus e infarti Lavorare troppo fa male: la scienza conferma quanto già empiricamente avevamo osservato durante i lunghi anni di attività sindacale. E il commercio è uno di quei settori in cui lo stress da lavoro è più presente a causa del disequilibrio di forze tra i lavoratori e …

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I turni lunghi possono causare aritmie, ictus e infarti

Lavorare troppo fa male: la scienza conferma quanto già empiricamente avevamo osservato durante i lunghi anni di attività sindacale. E il commercio è uno di quei settori in cui lo stress da lavoro è più presente a causa del disequilibrio di forze tra i lavoratori e le grandi multinazionali, per le condizioni contrattuali pessime e per i turni massacranti ai quali uomini e donne sono costretti 7 giorni su 7, a volte h24 .

Lo studio americano, pubblicato dall’European Society of Cardiology (Esc), condotto su 11 mila soggetti a rischio per 25 anni, ha dimostrato per la prima volta l’associazione tra burnout – la sindrome dello stress da lavoro – e patologie cardiache, in particolare un aumento del 20% del rischio di fibrillazione atriale (di cui ad esempio soffre il sottoscritto). I ricercatori hanno individuato frequenti disturbi del ritmo cardiaco potenzialmente mortali, come aritmie, ictus e infarto come conseguenze dello stress sul lavoro prolungato e continuativo.

Lo stress quindi può avere serie conseguenze non solo di natura psichica ma anche fisica. Turni massacranti, eccessivo carico di lavoro, carenza di personale sono tra i fattori principali del burnout, e queste caratteristiche rispecchiano appieno la vita dei commessi di negozi, supermercati e centri commerciali. La sindrome colpisce più spesso anche le persone che lavorano nelle professioni di aiuto, come i medici e gli operatori sanitari (ma anche insegnanti, avvocati o poliziotti). E’ stato inoltre verificato come lo stress da lavoro correlato in alcuni casi ha condotto ad alcolismo, depressione e anche al suicidio.

I primi segnali della sindrome sono depersonalizzazione, stanchezza cronica, ridotta produttività, cinismo e sensazione di perdita di significato della propria attività. Quanto indicato dalla ricerca è un risultato molto importante che apre le porte a nuove iniziative legali e alla possibilità di ottenere il risarcimento del danno qualora sia comprovato un nesso causale tra la sindrome del burnout e le sue conseguenze, e una condotta datoriale in violazione delle normative previste per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Quindi non sottovalutate mai i sintomi e fate valere i vostri diritti in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Cercate di combattere assieme, uno accanto all’altro, e ricordate che le vostre vite sono molto più importanti dei loro profitti di merda!

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Commessa del Sud: dal titolare con le mani lunghe all’esilio all’estero https://www.francescoiacovone.com/commessa-del-sud-dal-titolare-con-le-mani-lunghe-allesilio-allestero/ https://www.francescoiacovone.com/commessa-del-sud-dal-titolare-con-le-mani-lunghe-allesilio-allestero/#respond Mon, 13 Jan 2020 08:05:15 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8139 Ciao Francesco, mi permetto di darti del tu perché spesso quando racconti le storie dei commessi, dei lavoratori dipendenti in generale, è come se parlassi anche di me, come se mi conoscessi. Seguo molto il tuo blog appunto, perché le vicende – ahinoi ingiuste – sui lavoratori mi colpiscono e stanotte, mentre mi rigiravo nel …

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Ciao Francesco, mi permetto di darti del tu perché spesso quando racconti le storie dei commessi, dei lavoratori dipendenti in generale, è come se parlassi anche di me, come se mi conoscessi. Seguo molto il tuo blog appunto, perché le vicende – ahinoi ingiuste – sui lavoratori mi colpiscono e stanotte, mentre mi rigiravo nel letto senza riuscire a prender sonno, ho deciso di scriverti.

Non so neanche io perché, forse perché voglio anch’io raccontarti la mia storia. Vorrei tanto raccontarti una storia diversa ma purtroppo con la giornata (lavorativa) di ieri credo proprio di aver toccato il fondo. Ma cominciamo dall’inizio. Preso il diploma, ho accantonato subito il desiderio università perché in famiglia siamo 5 e viviamo con lo stipendio di papà. Quindi, anche se lui avrebbe mantenuto i miei studi, ho preferito andare a lavorare per avere un po di indipendenza economica e gravare un po’ meno sulla mia famiglia. Una famiglia, ci tengo a precisarlo, non ci ha fatto mai mancare nulla.

La paga non era male ma il titolare aveva le mani un po’ lunghe

Ho cominciato facendo la segretaria (sguattera) in una piccola attività di alcuni amici di famiglia per 200 euro al mese, stanca di essere trattata da inferiore sono andata via e ho cominciato a lavorare in un pub, per un anno. La paga non era male ma il titolare aveva le mani un po’ lunghe. E allora via anche da li. Ho fatto la lavapiatti, l’aiuto cuoca, mi spaccavo la schiena per 54 ore settimanali prendendo 600 euro al mese.

Dopo qualche anno anche li ne ho avuto abbastanza e ho cominciato a lavorare per svariati negozi di abbigliamento. Sembrava il lavoro più bello mai fatto. I capelli non puzzavano più di frittura e avevi lo sconto per comparti le cose. Ho fatto esperienze belle, sono cresciuta, diventata store manager ho regalato tanto tempo al mio negozio, al mio staff, all’azienda (quanti straordinari non pagati, quanti rimproveri dai capi area che avevano anche meno esperienza di me, ma comunque si permettevano di usare toni poco educati). Quante notti presaldi, quanti colli sollevati su per le scale dei magazzini, quante statistiche.

Poi l’azienda fallisce e perdi tutto, soldi, contratto tfr stipendi non pagati. Ma ti rimbocchi le maniche e cerchi lavoro. Al sud è dura e non c’è praticamente nulla, ma almeno a Natale la profumeria quel mese ti fa lavorare, l’estate fai la sostituzione ferie nel negozio di intimo. Ti chiamano per andare a lavorare 2 mesi a 50km da casa. Ci vai perché la district manager del negozio di borse dove hai lavorato il mese dei saldi dice che le piace come lavori, che vali, e che ti fanno il contratto se continui così. E invece alla scadenza dei 2 mesi stranamente sparisce e tu che hai sacrificato la macchina su e giù con gli orari spezzati, hai fatto la pausa pranzo chiusa in macchina nel parcheggio del centro commerciale con addosso un plaid perché fa in freddo cane, resti con un altra speranza svanita.

la spiacevole scoperta di trovarmi (scusami per il dettaglio), perdite ematiche nelle mutandine dovute allo sforzo eccessivo.

Ho venduto creme antirughe, reggiseni, profumi, scarpe, borse, calze, caramelle, videogiochi, cibo per animali. Una lista infinita di lavori ho fatto, spesso sottopagata, senza giorno libero, ferie. Ma mai mi sono sentita così giù come ieri. Sono scappata all’estero da un po’. Sono qui sola, ho trovato un lavoro in un ristorante. Ieri sono stata letteralmente aggredita dal manager che mi diceva che essere donna non è una scusa per non fare i lavori pesanti. Solo perché non sono stata in grado di far salire una tanica di birra da 30 litri su per le scale. Non mi sono mai fatta aiutare in nessun lavoro pesante. Sono l’unica donna dello staff e mai ho approfittato della cosa.

Ma pesando solo 45kg come può il mio fisico sopportare un peso simile? E prima di dire che la cosa mi era impossibile ci ho anche provato, con la conseguenza di aver avuto un fortissimo dolore al basso ventre e la spiacevole scoperta di trovarmi (scusami per il dettaglio), perdite ematiche nelle mutandine dovute allo sforzo eccessivo.

Fatto sta che il lavoro è questo e se non trovo il modo di sopportare il peso posso anche restarmene a casa senza lamentarmi. Mi sono sentita ingiustamente accusata di essere una scansafatiche, ho da pagare l’affitto di casa, non ho nessuno qui, mi sono sentita piccola, mentre cercavo di spiegare le mie ragioni ed era come parlare contro un muro. E alla fine sono scoppiata a piangere. Io che non piango mai, mi sono anche sentita dire che questa è la ragione per cui è meglio assumere sempre un uomo.

Sai come è andata a finire? Ho continuato a lavorare senza più discutere e sperando che la prossima volta che ci sia da far salire la tanica per le scale io non sia in turno. Non so se è maschilismo questo, ma sicuramente è prepotenza. Ecco, ho scoperto che la merda al lavoro non c’è soltanto in Italia. Non ha bandiera purtroppo. Grazie per aver letto il mio papiro. E voglio dirti che sapere che c’è una persona come te che si batte per una condizione di lavoro decente è tanto. Davvero tanto!

Grazie ancora. Ps: preferisco restare anonima… Sai com’è…

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Il capo alle commesse: “luride, lerce, sporche donne di casa” https://www.francescoiacovone.com/il-capo-alle-commesseluride-lerce-sporche-donne-di-casa/ https://www.francescoiacovone.com/il-capo-alle-commesseluride-lerce-sporche-donne-di-casa/#comments Tue, 07 Jan 2020 11:21:00 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=7840 Un nuovo messaggio, un altro cazzotto sulla bocca dello stomaco Una commessa via Facebook Messenger Ciao Francesco, sono XXXXXXX, lavoro come commessa, addetta alla vendita da 18 anni, nel “ridente e prospero nordovest”. Leggere i tuoi post è benefico, un respiro buono in giornate, mesi, anni impossibili. Il capo alle commesse:”luride, lerce, sporche donne di …

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Un nuovo messaggio, un altro cazzotto sulla bocca dello stomaco

Una commessa via Facebook Messenger

Ciao Francesco, sono XXXXXXX, lavoro come commessa, addetta alla vendita da 18 anni, nel “ridente e prospero nordovest”. Leggere i tuoi post è benefico, un respiro buono in giornate, mesi, anni impossibili.

Il capo alle commesse:”luride, lerce, sporche donne di casa”

Sono una mamma orgogliosa di tre ragazzini di 6, 8 e 11 anni, (di cui uno disabile) cresciuti con una mamma sempre al lavoro (40 ore). Siamo tanto stanchi, noi colleghi, siamo stanchi ed umiliati. Oggi il responsabile ha dato della “comunista” (ovviamente in modo dispregiativo), alla mia collega, solo perché sosteneva che imbustare la spesa delcliente non è un compito di noi commessi. Lui le ha sbraitato che nell’orario di lavoro dobbiamo fare anche quello e che lei ragiona da “comunista”.

È un continuo scontro, uno continuo mandar giù rospi, perché bisogna tenersi il lavoro stretto, perché l’affitto e le bollette non si pagano da soli. Ti senti dire dal capo che siamo “luride, lerce, sporche donne di casa”, solo perché era arrabbiato con il precedente direttore; mi son sentita dire che “non ci arrivo” e che “non ci vuole una laurea”, perché il 24 dicembre ho parcheggiato l’auto nel piazzale di un bar (in quel momento chiuso), vicino al nostro negozio (il titolare di questo è una carissima persona e mi ha invitata a parcheggiare da lui quando loro sono chiusi), anziché nel campetto sterrato e buio che ci mettono a disposizione a ridosso del supermercato, perché anche quei posti potevano essere occupati da nostri clienti, anziché da un commesso.

Questi sono solo degli esempi, ma credo tu ne senta e ne veda di peggio. Perdonami se ho divagato e se mi sono sfogata. Non potrei mai raccontare queste cose in pubblico o su altri gruppi, per il rischio di “infiltrati” che poi riferiscono ai piani alti (mi è già capitato, purtroppo). Volevo solo farti sapere che, anche se siamo distantissimi, vedere il tuo lavoro, percepire la tua energia, la tua grinta e la tua determinazione ci aiuta tantissimo: sentiamo di non essere completamente soli e di poter contare su persone che ci capiscono.

Il mio lavoro mi piaceva, sai. Non era quello dei miei sogni, però mi piaceva. Grazie Francesco, non smetteremo mai di esserti riconoscenti…

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La storia di Capodanno: la commessa ha vinto! https://www.francescoiacovone.com/la-storia-di-capodanno-la-commessa-ha-vinto/ https://www.francescoiacovone.com/la-storia-di-capodanno-la-commessa-ha-vinto/#respond Tue, 31 Dec 2019 09:36:13 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8104 E’ l’ultimo giorno dell’anno e i miei auguri ve li voglio fare con una storia di vittoria e di speranza. La storia di una commessa che ha lottato e ha vinto la sua battaglia. Una storia di dignità e di diritti rivendicati con successo. Buon Capodanno a tutti voi, ci risentiamo nel 2020 per un …

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E’ l’ultimo giorno dell’anno e i miei auguri ve li voglio fare con una storia di vittoria e di speranza. La storia di una commessa che ha lottato e ha vinto la sua battaglia. Una storia di dignità e di diritti rivendicati con successo. Buon Capodanno a tutti voi, ci risentiamo nel 2020 per un nuovo anno di lotte!

Il messaggio Facebook della commessa

Ciao Francesco,

ti seguo da un bel po’, e sinceramente mi sento di dirti una cosa: se non avessi avuto un avvocato di fiducia io ti avrei scelto per la mia vertenza… Vinta!!!

Stamattina la notifica della sentenza che mi ha dato piena ragione: licenziata senza giusta causa con un contratto a tempo indeterminato e reintegrata dal Giudice del Lavoro che ha smontato il potere economico e quello di sudditanza padronale.

Io oggi ho vinto e sono felice, perché è un anno in cui ho vissuto un mare di dolori tra i quali la morte di mia madre. Non lo so perché ti scrivo, forse non mi leggerai, ma lo faccio. Lo faccio forse perché spero che nessuno debba mai mollare, perché il lavoro è un diritto. Perché poi… lavorare è bello.

Ma non bisogna essere succubi mai… mai. E la mia tenacia, il mio non accettare compromessi, mi ha portato a vincere. Dei soldi mi frega, ovvio, ma mi importa ancora di più il riscatto, il dare una giusta ricompensa alle mie lacrime, al mio ingoiare amaro. Alla paura di non farcela e pensare il peggio. Me lo dovevo.

Auguri Francesco! E scusa il mio felicissimo sfogo con questo messaggio su Facebook. Non ne voglio ancora parlare con nessuno, ma mi sembrava giusto raccontare una vittoria a chi ci sostiene!

Una commessa

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Ancora un suicidio di una commessa https://www.francescoiacovone.com/ancora-un-suicidio-di-una-commessa/ https://www.francescoiacovone.com/ancora-un-suicidio-di-una-commessa/#comments Sat, 14 Dec 2019 16:06:54 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8073 E’ successo ancora. Ancora un suicidio di una commessa. Ancora la morte che lascia a chi resta i dubbi sul perché di un gesto così estremo. Ma qualche indizio mi porta a pensare che il lavoro nel commercio possa essere una delle cause. Lo hanno lasciato scritto alcuni lavoratori prima di farla finita, lo hanno …

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E’ successo ancora. Ancora un suicidio di una commessa. Ancora la morte che lascia a chi resta i dubbi sul perché di un gesto così estremo. Ma qualche indizio mi porta a pensare che il lavoro nel commercio possa essere una delle cause. Lo hanno lasciato scritto alcuni lavoratori prima di farla finita, lo hanno denunciato alcune famiglie.

A tutti, prima di lasciarvi al post di una commessa che mi ha sconvolto, voglio dire di scegliere di lottare, di cambiare le cose, di cercare l’aiuto dei colleghi e di non cadere nella solitudine e nella depressione. Perché il lavoro non può e non deve essere morte, ma deve tornare ad essere sinonimo di vita dignitosa.

DAL WEB

Anch’io lavoro nel commercio, proprio come quella commessa che si è uccisa. E posso comprendere quel gesto, l’estrema strada del non ritorno. Perché anche io ci ho pensato spesso. Anche io sto male. E ai problemi che tutti noi incontriamo nella vita privata, devo aggiungere vessazioni e ritorsioni di ogni genere al lavoro.


Non bastano quelle dei capi, ci sono i colleghi: quelli che vogliono crescere, quelli che si sentono importanti per avere in mano un mazzo di chiavi. I colleghi che lavorano fuori timbrata per mantenere i budget orari imposti dall’alto. I colleghi che per anni rincorrono in merdoso livello.
I colleghi che ti colpiscono con frecciatine, battutine del cazzo e anche peggio. Perché il problema sei tu.

  • Tu che non ti pieghi all’arroganza dei capi.
  • Tu che non ti fermi dopo la timbrata.
  • Tu che non sai dove parcheggiare un figlio.
  • Tu che non sei abbastanza rapido a rifornire perché la schiena te la sei già rotta.


E tu alla fine ci credi davvero di essere il problema. Ma lo stipendio ti serve.Ti serve per pagare l’affitto, la rata della macchina, il dentista, la spesa. I soldi poi non bastano mai. E a te servono i soldi per pagare le spese che continuano ad accumularsi.

Poi leggo che qualcuno scrive che dobbiamo ringraziare Dio di avere almeno un lavoro. Un lavoro che mi ha distrutto fisicamente e psicologicamente.

Io ho capito perché la collega si è ammazzata.
Scusate lo sfogo.

Una collega della commessa che si è uccisa

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Commessa precaria: una mamma senza futuro e con poco lavoro https://www.francescoiacovone.com/commessa-precaria-una-mamma-senza-futuro-e-con-poco-lavoro/ https://www.francescoiacovone.com/commessa-precaria-una-mamma-senza-futuro-e-con-poco-lavoro/#respond Sun, 10 Nov 2019 08:48:29 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8040 Mi scrive Michy: una mamma, una commessa alla ricerca di un lavoro vero… Il 27 Novembre sarà il mio compleanno… quest’anno entrerò negli anta! La cosa che non avrei mai voluto per il mio compleanno è essere disoccupata, di nuovo… Sono precaria da circa 10 anni, più o meno, non riesco a trovare una collocazione …

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Mi scrive Michy: una mamma, una commessa alla ricerca di un lavoro vero…

Il 27 Novembre sarà il mio compleanno… quest’anno entrerò negli anta! La cosa che non avrei mai voluto per il mio compleanno è essere disoccupata, di nuovo…

Sono precaria da circa 10 anni, più o meno, non riesco a trovare una collocazione nel mondo del lavoro e l’essermi trovata irretita dal mondo Retail dei negozi, delle grandi catene e dei centri commerciali di certo non aiuta… Questo mondo lavorativo e questo precariato mi stanno lentamente logorando e uccidendo, mi hanno risucchiato ogni energia e sto perdendo fiducia in me stessa, dopo l’ultima esperienza mi sento letteralmente svuotata e mi chiedo se ho ancora più voglia di cercare, ce la farò a rimettermi in gioco nuovamente? Da capo? La ricerca stessa del lavoro è estenuante e umiliante, le code al centro per l’impiego , le code all’Inps, le code al patronato…siti, siti, siti… inutili compilazioni di migliaia di campi e curriculum che mai nessuno leggerà. Sembra una macelleria sociale dove siamo numeri , trattati come dei perfetti imbecilli, nullità.

Eppure mi chiedo: come sono finita lì? Sono sempre stata una ragazza rigorosa, ligia ai doveri, ho fatto il liceo e poi l’Università, tutto finito entro i termini giusti e con buoni risultati. Era il 2003, le proposte di lavoro non mancavano e così, nonostante il mio percorso di studi prettamente umanistico, non ho pensato a fare concorsi e ‘piazzarmi’ a fare la statale da qualche parte o insegnare, no, sono andata subito a lavorare e già mentre facevo l’Università sono entrata nell’ambito del commercio e fresca di laurea ho subito intrapreso una bella esperienza manageriale, andando a lavorare per un noto brand di abbigliamento Intimo come area manager, e via… in giro per l’Italia a gestire, a lavorare senza tregua per negozi, azienda e nuove aperture che come funghi sbocciavano. Bravissima, benvoluta, divento anche team leader, mi formo continuamente e seleziono e insegno il lavoro a dozzine di nuove addette alla vendita.

Tecniche di comunicazione, tecniche di vendita, Visual merchandising… ordini, magazzino, gestione cassa, inventari, chi più ne ha più ne metta. Avanti tutta, dedicandomi completamente alla ‘Mia’ azienda per sei o sette anni….

Quando smisi di fare l’area manager fu per una scelta personale, per diventare mamma e dedicarmi almeno per un periodo più lungo di una breve maternità a mia figlia e per trasferirmi a vivere in altra città, lontano, in montagna per motivi lavorativi di mio marito… ma mai avrei creduto a quasi 30 anni di non riuscire MAI più a reinserirmi nel mondo del lavoro così a lungo, così a fatica , ancora giovane e volenterosa e con tanta esperienza.

Nei pochi anni passati in casa a fare la mamma nel paesino di montagna ho deciso di non perdere tempo e ho continuato a studiare (perché a casa mia non si sta con le mani in mano, o studi o lavori mi hanno sempre insegnato), approfondendo quelli che sono da sempre le mie passioni.Ho preso un attestato di Erboristeria e Fitoterapia, uno di Operatrice Ayurvedica e da Insegnante di yoga adulti e bambini , ho pensato che lo studio, la curiosità, l’approfondimento tornano sempre utili.

Da quando ho ripreso a cercare lavoro la collaborazione più duratura è stata di un anno o un anno e mezzo al massimo, ho provato a unire la mia esperienza commerciale e di vendita con la mia passione per il mondo olistico, proponendomi per aziende di prodotti erboristici, o in negozi. Mi sono addirittura proposta gratis pur di imparare il mestiere… ma niente, perché oggi il ‘mestiere’ non te lo insegna più nessuno… devi essere nato imparato….

Comunque, tra le varie esperienze ho venduto un po’ di tutto: dal materiale hardware e software per pc all’ingrosso alle polizze assicurative, dall’intimo al tessile, dalla biancheria per la casa ai corsi di formazione… dal bar al Pet Food e questa sì, quest’ultima esperienza nel Pet Food è quella che voglio raccontare… è l’ultima , durata un anno e sei mesi. 

Dopo aver risposto ad una inserzione su Indeed per un lavoro part time presso una nota azienda del settore Pet food, contattata dall’agenzia interinale che seguiva la selezione, nell’arco di una settimana scarsa inizio a lavorare (full time) per questa azienda Leader del settore. La proposta era di iniziare un primo periodo di inserimento tramite agenzia interinale e poi passare alle dipendenze dell’azienda con SCOPO DI ASSUNZIONE. Lavoro i primi due mesi (maggio-giugno 2018) tramite interinale con contratti di 15 giorni in 15 giorni e dal 1 Luglio arriva la prima lettera di assunzione per tre mesi. Il lavoro è molto duro perché le ore sono tante e i turni quasi sempre spezzati, sei giorni su sette però la paga è precisa e puntuale ed è tutto regolare per cui non mi lamento e lavoro sodo, sempre a testa bassa, i carichi sono grossi e pesanti e oltre al lavoro di magazzino, rifornimento negozio, caricamento scaffali con sacconi fino ai 15 kg c’è la cassa, la vendita, l’assistenza l cliente, e tante tantissime procedure rigorose da rispettare e imparare a memoria…

Finiti i primi tre mesi, a una manciata di giorni dalla scadenza del contratto, arriva il capo area che mi comunica senza tanti infiocchettamenti che il contratto non potrà essere rinnovato. Prendo, incarto e porto a casa, ma non passano neanche due giorni e una collega dichiara di essere incinta per cui serve una sostituzione fin da subito che viene proposta a me per cui resto. Una proroga di un mese per il mese di Ottobre. Poi passo a part time poiché la collega  in maternità lavorava part time, proroga di tre mesi : Novembre Dicembre Gennaio. Proroga di 18 giorni fino a metà Febbraio. PAUSA ( 20 giorni di pausa) . Inizia il contratto di sostituzione di maternità da metà Marzo…. Fino al rientro della collega il 29 Ottobre 2019. (data che, ci tengo a precisare, mi è stata comunicata per gentilezza dalla collega stessa nel momento in cui ha concordato con l’ufficio del personale le ferie e i permessi da scaricare e quindi la data di ritorno al lavoro).

Ora, lei si chiederà: ma se era una sostituzione dunque tu sapevi che era destinata a finire lì?

Sì, ma la cosa che mi ha lasciato davvero con l’amaro in bocca è che tra Settembre e Ottobre siamo state lasciate a casa in due per scadenza contratto, una collega che lavorava da un anno e io da un anno e sei mesi tra tutto… e al posto nostro oltre ad essere rientrata la persona dalla maternità è stata assunta per sei mesi un’ulteriore risorsa e un nuovo stage. Allora è questo che mi fa infuriare! Posso capire se il personale non serve ma se serve perché deve essere consentito questo scempio? Perché sono tutti degli scellerati! L’azienda non assume più a tempo indeterminato, ma solo a tempo determinato… fuori uno e dentro un altro! ma è mai possibile? Se non assume un’azienda con un fatturato da capogiro, che nell’ultimo anno ha acquisito altre due grosse catene, un’azienda leader in Italia in uno dei pochi settori in crescita, una crescita esponenziale, ma allora da chi possiamo più sperare di essere assunti??? Un’azienda che si vanta tanto di premiare i talenti …

Mi chiedo e anzi chiedo a lei che è esperto più di me: era così difficile inserire nel decreto dignità la stessa limitazione che esiste per i licenziamenti: se mi mandi via non puoi assumere per un tot di mesi, perché o hai bisogno oppure non ne hai…

Potrei scrivere ancora a lungo, mail, lettere, libri forse… ma sono veramente veramente stanca, avvilita e allibita… 

E come se non bastasse sentendo spesso dire che il lavoro c’è! Che chi vuole lavora… Certo, come no lo so anche io che se voglio fare la badante in nero, o pulire le scale del condominio, o aiutare un ragazzino a fare i compiti qualcosina vado racimolando… ma questo è il lavoro? E tutti i diritti dei lavoratori dove sono finiti? Le ferie, i contributi… I CONTRIBUTI!!! A 40 anni quando me li metto da parte i soldi x la pensione? Le malattie, i permessi…

Io sono senza parole davvero.

Mi scuso per la mail così lunga e lo sfogo, e ne avrei così tante ancora da raccontare … voucher, prese in giro di ogni genere… 

Spero di avere un riscontro e grazie per aver accolto la mia richiesta di scrivere

Michy

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Un contratto integrativo che guarda alla donna, ai padri e alla famiglia https://www.francescoiacovone.com/un-contratto-integrativo-che-guarda-alla-donna-ai-padri-e-alla-famiglia/ https://www.francescoiacovone.com/un-contratto-integrativo-che-guarda-alla-donna-ai-padri-e-alla-famiglia/#respond Sat, 02 Nov 2019 07:21:02 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8028 A tutti i Lavoratori Unicoop Tirreno Dal momento che il contratto integrativo aziendale regolerà il nostro lavoro e la nostra quotidianità per i prossimi anni, basare la discussione esclusivamente sulla parte economica – di fatto sulla possibile ma non certa spartizione di esigue somme di denaro – ci è sembrato riduttivo. Abbiamo improntato la discussione …

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A tutti i Lavoratori Unicoop Tirreno

Dal momento che il contratto integrativo aziendale regolerà il nostro lavoro e la nostra quotidianità per i prossimi anni, basare la discussione esclusivamente sulla parte economica – di fatto sulla possibile ma non certa spartizione di esigue somme di denaro – ci è sembrato riduttivo.

Abbiamo improntato la discussione sulla necessità di perfezionare il contratto integrativo in essere con norme che migliorino le nostre condizioni di vita e di lavoro, con proposte sostenibili e miglioramenti possibili.

Riteniamo che il nuovo contratto integrativo aziendale debba comprendere alcuni istituti a sostegno dei lavoratori in particolari situazioni di vita, che possono articolarsi in permessi, congedi, modifiche dell’orario lavorativo ed altre azioni necessarie per raggiungere un sempre più soddisfacente bilanciamento tra vita privata e attività lavorativa.

Dalle assemblee e dal confronto quotidiano sono emerse queste proposte che porteremo al tavolo di trattativa. Contenuti che, una volta discussi, dovranno trovare una scrittura precisa.

PREMIO DI RISULTATO

Si richiede di definire un valore del premio di risultato. Tale importo, riconosciuto in medesima misura per tutte le tipologie e livelli contrattuali, dovrà essere erogato al raggiungimento di obiettivi definiti e periodicamente monitorati.

JOB DESCRIPTION

Ogni lavoratore deve essere edotto delle funzioni assegnate tramite un mansionario, completo e dettagliato, che comprenda le attività che il lavoratore andrà a svolgere, in quale ambito ed il risultato atteso.

PERMESSI FIGLI

Venga riconosciuto al genitore, in aggiunta ad eventuali permessi già previsti, un congedo di paternità retribuito pari a 5 giorni, in occasione della nascita, adozione od affido del figlio.

In occasione dell’inserimento dei figli all’asilo nido e/o scuola materna venga concesso ai genitori un congedo retribuito di giorni 3 per ciascun figlio. Congedi estendibili a tutte le modalità di esercizio della funzione genitoriale, indipendentemente dalla tipologia della struttura familiare, ivi compreso il legame con i figli del/della partner.

ASPETTATIVA POST MATERNITA’

Al fine di agevolare i genitori che, terminato il congedo parentale complessivamente spettante, si trovino in difficoltà a riprendere il lavoro, si preveda un periodo di aspettativa non retribuita di 12 mesi anche frazionati.

PART TIME PROVVISORIO

Venga riconosciuta la possibilità di ridurre l’orario di lavoro, per un periodo di tempo definito, in caso di necessità personali e familiari, per tutto il perdurare dello stato di difficoltà del lavoratore. A titolo esemplificativo vengano prese in considerazione le seguenti motivazioni:

  • Assistenza di familiari o affini in situazioni di gravità ed emergenza non certificata da L.104
  • Figli minori
  • Rientro dalla maternità obbligatoria o termine del periodo di maternità dell’altro genitore
  • lavoratori studenti

ANTICIPAZIONE TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO E SECONDA ANTICIPAZIONE

In aggiunta alle causali previste dalle normative vigenti, venga riconosciuta l’anticipazione del TFR per i lavoratori che hanno mantenuto il TFR in azienda, per le seguenti motivazioni documentate:

  • acquisto di autovettura intestata al lavoratore
  • spese inerenti lo studio per il lavoratore stesso o per i figli
  • affitto di nuova abitazione a seguito di separazione dal coniuge o dal convivente
  • grave danneggiamento dell’abitazione o auto a seguito di calamità naturali
  • spese pre-adottive in caso di adozione internazionale e non
  • spese in occasione di matrimonio
  • spese funebri e pagamento tasse di successione
  • spese di ristrutturazione dell’abitazione
  • spese sanitarie per terapie riabilitative e acquisto di ausili medici

Con la finalità di offrire ai lavoratori con problemi di salute un ulteriore strumento di aiuto concreto, i lavoratori che hanno mantenuto il TFR in azienda, dovranno poter accedere ad una seconda anticipazione del TFR (trascorso un periodo da definirsi) dalla prima anticipazione, per spese sanitarie, terapie e interventi.

TRATTAMENTO IN CASO DI MALATTIA – MALATTIA DI LUNGA DURATA

Il trattamento economico per malattia (carenza) sia del 100% dall’insorgere dell’evento morboso, ad integrazione di quanto previsto dal CCNL.

Relativamente al periodo non coperto da indennità economica a carico dell’INPS, la Cooperativa corrisponda una indennità, di percentuale da definirsi, della della retribuzione, per un massimo di 180 giorni annui, al protrarsi dell’assenza dal lavoro a causa di patologie gravi, invalidanti e/o continuative, o che comportino terapie salvavita o riabilitative incompatibili con qualsiasi funzione lavorativa.

BANCA ORE SOLIDALE

Ciascun dipendente può donare, su base volontaria, una parte delle ore lavorate a favore di uno o più colleghi che ne abbiano necessità per gravi motivi.

BUONO PASTO

Ciascun dipendente deve aver diritto ad un buono pasto da spendersi all’interno delle aree ristoro o per l’acquisto di cibo nel punto vendita, per ciascuna giornata di lavoro con orario spezzato, qualora non sia presente nel luogo di lavoro mensa aziendale, Tale buono deve essere consumato nella giornata, non può essere cumulato, tantomeno convertito in denaro.

PATROCINIO LEGALE

L’Istituto del “patrocinio legale” prevede che la Cooperativa assicuri l’assistenza in sede processuale ai propri dipendenti, in funzione della tutela dei diritti ed interessi propri della Cooperativa stessa e del dipendente medesimo, limitatamente a fatti o atti connessi all’espletamento del servizio ed all’adempimento dei compiti d’ufficio.

La Cooperativa, garantisca il patrocinio legale del dipendente coinvolto in un procedimento giudiziario per fatti e atti connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei doveri d’ufficio facendolo assistere, fin dall’apertura del procedimento e per tutti i gradi del giudizio, da un legale di comune fiducia con assunzione diretta di ogni onere di difesa da parte della Cooperativa medesima.

PART TIME E LAVORO IN SOMMINISTRAZIONE

Nel caso in cui la Cooperativa intenda far ricorso al lavoro in somministrazione deve essere valutata preventivamente la disponibilità dei lavoratori a tempo parziale all’incremento temporaneo e/o definitivo dell’orario individuale.

COPPIE DI FATTO

La normativa attualmente vigente riconosce ufficialmente al lavoratore LGBT unito civilmente il diritto di accedere al congedo matrimoniale.

Con l’obiettivo di contribuire a creare un ambiente di lavoro sereno ed inclusivo in cui le differenze non siano fonte di discriminazione, ma oggetto di reale attenzione, ascolto e valorizzazione, si riconoscano alle coppie, anche dello stesso sesso, che contraggano vincolo di matrimonio in Italia o all’estero, o che si iscrivano al registro delle unioni civili, congedi matrimoniali e accesso paritario al sistema dei permessi anche nel caso di modifica della legislazione vigente.

La contrattazione per il nuovo contratto integrativo avrà inizio Lunedì 4 novembre. In quella sede chiederemo che questi punti vadano ad integrare il CIA in essere, adoperandoci e vigilando perché vengano rispettati e garantiti i diritti di tutti i lavoratori.

La Delegazione Trattante Cobas Lavoro Privato

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