licenziamento – Pensieri in Parole https://www.francescoiacovone.com un blog di Francesco Iacovone Tue, 01 Sep 2020 07:18:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.3 Blocco licenziamenti Decreto Agosto: come funziona? https://www.francescoiacovone.com/blocco-licenziamenti-decreto-agosto-come-funziona/ https://www.francescoiacovone.com/blocco-licenziamenti-decreto-agosto-come-funziona/#respond Tue, 01 Sep 2020 07:17:14 +0000 https://www.francescoiacovone.com/?p=8436 Come funziona il nuovo blocco dei licenziamenti a decorrere dal 18 agosto? Cos’è cambiato rispetto alla normativa precedente? Il Decreto legge n. 104 del 14 agosto 2020 (cosiddetto Decreto agosto) ha disposto la proroga del divieto di licenziamento per ragioni economiche introdotto dal “Cura Italia” (D.l. n. 18/2020 convertito in Legge n. 27/2020). Il blocco, …

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Come funziona il nuovo blocco dei licenziamenti a decorrere dal 18 agosto? Cos’è cambiato rispetto alla normativa precedente?

Il Decreto legge n. 104 del 14 agosto 2020 (cosiddetto Decreto agosto) ha disposto la proroga del divieto di licenziamento per ragioni economiche introdotto dal “Cura Italia” (D.l. n. 18/2020 convertito in Legge n. 27/2020).

Il blocco, tuttavia, opera con tempistiche diverse perché legato a:

  • Esaurimento delle 18 settimane di ammortizzatori sociali richiedibili dal 13 luglio al 31 dicembre 2020;
  • Esaurimento dell’esonero contributivo introdotto dal “Decreto Agosto” in alternativa all’utilizzo degli ammortizzatori sociali.

Di conseguenza, in caso di ricorso agli ammortizzatori sociali il divieto di licenziamento si applica fino all’esaurimento delle 18 settimane di Cassa ovvero, per le aziende che non chiedono gli ammortizzatori, fino al 31 dicembre 2020.

Nella seconda ipotesi (esonero contributivo), la fine del blocco dev’essere calcolata con riferimento al doppio delle ore di integrazione salariale richieste con causale “COVID-19” per i mesi di maggio e giugno 2020. In tutti gli altri casi il termine è fissato per il 31 dicembre 2020.

Blocco licenziamenti Decreto Agosto: quali interessa

Il “Decreto Agosto” dispone il blocco fino al 31 dicembre 2020 dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e sospende le procedure eventualmente già in corso.

Inoltre, per le aziende “grandi” (quelle con più di 15 dipendenti) è disposto lo stop all’avvio di procedure di licenziamento collettivo. Sono poi sospese:

  • Le procedure di licenziamento collettivo in corso;
  • Le procedure di licenziamento collettivo pendenti avviate in data successiva al 23 febbraio 2020.

Fanno eccezione i licenziamenti intimati al personale già impegnato in appalto in caso di subentro di un nuovo appaltatore in base alla legge, al CCNL applicato ovvero ad una clausola del contratto di appalto.

Alle imprese è concesso di revocare nel 2020 i licenziamenti per GMO a patto che richiedano contestualmente un trattamento di integrazione salariale, decorrente dalla data di efficacia del recesso. In queste ipotesi il rapporto di lavoro si considera ripristinato senza alcuno stacco temporale.

Deroghe alla disciplina

Rispetto alla disciplina “ante 18 agosto” il nuovo blocco dei licenziamenti non opera in maniera assoluta. Esistono infatti una serie di casistiche in cui all’azienda è concesso di recedere dal rapporto:

  • Licenziamenti derivanti dalla cessazione definitiva dell’azienda;
  • Licenziamenti conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività, qualora nel corso della procedura non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano realizzare un trasferimento d’azienda o di un ramo della stessa;
  • Accordo aziendale stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale in cui si incentiva la risoluzione del contratto, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al suddetto accordo (cui viene comunque riconosciuta la NASPI);
  • Licenziamenti intimati a seguito di fallimento dell’azienda, nei casi in cui non vi sia o cessi l’esercizio provvisorio d’impresa.

Blocco dei licenziamenti fino al 17 agosto

Il governo, con la finalità di tutelare i posti di lavoro di fronte agli effetti economici preoccupanti causati dall’emergenza epidemiologica da COVID-19, ha previsto all’articolo 46 del Decreto legge n. 18/2020 (convertito poi in Legge n. 27/2020) il blocco dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (GMO) per un periodo di 60 giorni a decorrere dal 17 marzo (data fine il 16 maggio 2020).

In particolare nel periodo citato è stato disposto lo stop:

  • ai recessi da parte delle aziende a mezzo licenziamento individuale per GMO,
  • nonché l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo e la sospensione di quelle pendenti avviate successivamente al 23 febbraio 2020.

Successivamente, il Decreto legge n. 34/2020 (cosiddetto “Decreto Rilancio”) entrato in vigore il 19 maggio ha esteso l’efficacia del blocco fino al 17 agosto 2020, lasciando scoperte le giornate del 17 e 18 maggio in cui non era appunto vigente il divieto di licenziamento.

Con specifico riguardo ai licenziamenti collettivi lo stop ha riguardato le procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della Legge n. 223/91:

Azienda in CIGS che non sia in grado di rioccupare tutti i dipendenti sospesi e non possa altresì ricorrere a misure alternative;

  • Aziende che a causa di una riduzione o trasformazione dell’attività intendono effettuare almeno 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni in ciascuna unità produttiva o in più unità site nella stessa provincia.

Inoltre, per effetto di una modifica intervenuta in sede di conversione del “Decreto Cura Italia” in Legge n. 27/2020 il blocco non ha riguardato i licenziamenti intimati al personale già impiegato in appalto a seguito di subentro di un nuovo appaltatore, in forza di legge, contratto collettivo o clausola del contratto di appalto.

Ammortizzatori sociali per 18 settimane

L’articolo 1 del “Decreto Agosto” introduce 9 settimane di ammortizzatori sociali per il periodo 13 luglio – 31 dicembre 2020, da richiedere con causale “COVID-19”, cui se ne aggiungono altrettante soggette tuttavia al pagamento di un contributo addizionale pari a:

  • Al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per  le  ore  di  lavoro  non  prestate  durante i periodi di Cassa, in caso di aziende che abbiano subito un calo del fatturato inferiore al 20% nel primo semestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019;
  • Al 18% della retribuzione globale che sarebbe spettata al dipendente per  le  ore  di  lavoro  non  prestate  durante i periodi di Cassa, per le imprese che non hanno avuto cali di fatturato.

Il contributo non è dovuto per le aziende che hanno totalizzato una diminuzione del fatturato pari o superiore al 20% ovvero per chi ha iniziato l’attività d’impresa dopo il 1° gennaio 2019.

Eventuali periodi di Cassa già richiesti ricadenti anche parzialmente in periodi posteriori al 12 luglio 2020 sono imputati, se autorizzati, alle prime nove settimane.

Il nuovo esonero contributivo

Strettamente legato, come si è visto, al divieto di licenziamento è il nuovo esonero contributivo introdotto dal “Decreto Agosto”:

  • per le aziende che non facciano ricorso agli ammortizzatori sociali per COVID-19;
  • e che abbiano usufruito degli ammortizzatori sociali per COVID-19 nei mesi di maggio e giugno 2020.

L’agevolazione, esonera i datori di lavoro dal versamento dei contributi INPS a loro carico:

  • fruibile per un massimo di 4 mesi e comunque non oltre il 31 dicembre 2020
  • sono esclusi i premi INAIL
  • e nel limite del doppio delle ore di ammortizzatori sociali fruite a maggio e giugno 2020.

Rientrano nella platea dei beneficiari anche coloro che hanno richiesto periodi di Cassa ai sensi del “Decreto Cura Italia” collocati, anche solo parzialmente, in periodi successivi il 12 luglio 2020.

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CCNL Commercio: facciamo chiarezza sul preavviso per dimissioni o licenziamento https://www.francescoiacovone.com/ccnl-commercio-facciamo-chiarezza-sul-preavviso-per-dimissioni-o-licenziamento/ https://www.francescoiacovone.com/ccnl-commercio-facciamo-chiarezza-sul-preavviso-per-dimissioni-o-licenziamento/#comments Mon, 20 Jul 2020 02:07:00 +0000 http://www.francescoiacovone.com/?p=6692 Tanti lavoratori che si vedono applicato il CCNL del commercio mi domandano quali siano i termini del preavviso in caso di licenziamento o dimissioni e le variabili che li determinano sono molte e dipendono dall’anzianità di servizio e dal livello contrattuale. Orientarci un po’ sulla normativa potrebbe risultarci utile. E allora andiamo a dare uno …

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Tanti lavoratori che si vedono applicato il CCNL del commercio mi domandano quali siano i termini del preavviso in caso di licenziamento o dimissioni e le variabili che li determinano sono molte e dipendono dall’anzianità di servizio e dal livello contrattuale. Orientarci un po’ sulla normativa potrebbe risultarci utile. E allora andiamo a dare uno sguardo alla materia.

I termini del preavviso sono pari a dei giorni di calendario. In caso di inosservanza del periodo di preavviso, scatta l’obbligo di erogare l’indennità sostitutiva del preavviso che è pari alla normale retribuzione (paga base, indennità di contingenza, ecc.), ad esclusione dello straordinario e dei rimborsi spese.

I lavoratori del settore in caso di dimissioni sono tenuti ad osservare un termine di preavviso stabilito contratto. Allo stesso modo, in caso di licenziamento, i datori di lavoro sono tenuti concedere il periodo di preavviso al lavoratore prima dell’ultimo giorno di lavoro indicato nella lettera di licenziamento.

Il preavviso va concesso sia in caso di dimissioni che di licenziamento.

In caso di inosservanza dei termini di preavviso, scatta il diritto all’indennità sostitutiva del preavviso che si concretizza, nel caso di licenziamento senza preavviso, in una indennità che spetta in busta paga al lavoratore; mentre nel caso di dimissioni senza osservanza del periodo di preavviso, in una trattenuta in busta paga pari all’indennità sostitutiva del preavviso prevista dal CCNL.

Vediamo quali sono i termini di preavviso e quale è e come si calcola l’indennità sostitutiva del preavviso nel caso il rapporto di lavoro termini prima che sia stato osservato quest’ultimo periodo di preavviso.

Preavviso licenziamento nel CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi – Confcommercio

I termini di preavviso riguardano il recesso, quindi la dimissione del lavoratore o licenziamento del datore di lavoro, da un contratto a tempo indeterminato e disciplinati dall’art. 234 del CCNL:

I termini di preavviso, a decorrere dal primo o dal sedicesimo giorno di ciascun mese, sono stabiliti in base all’anzianità di servizio.

Fino a cinque anni di servizio compiuti:

Quadri e I livello: 60 giorni di calendario;
II e III livello: 30 giorni di calendario;
IV e V livello: 20 giorni di calendario;
VI e VII livello: 15 giorni di calendario.

Oltre cinque anni e fino a dieci anni di servizio compiuti:

Quadri e I livello: 90 giorni di calendario;
II e III livello: 45 giorni di calendario;
IV e V livello: 30 giorni di calendario;
VI e VII livello: 20 giorni di calendario.

Oltre dieci anni e fino a dieci anni di servizio compiuti:

Quadri e I livello: 120 giorni di calendario;
II e III livello: 60 giorni di calendario;
IV e V livello: 45 giorni di calendario;
VI e VII livello: 20 giorni di calendario.

Preavviso dimissioni nel CCNL Commercio – Confcommercio

I termini di preavviso in caso di dimissioni sono cambiati dall’accordo di rinnovo del 26 febbraio 2011. In caso di dimissioni volontarie sono disciplinati dall’art. 241 del CCNL: sarà corrisposto al lavoratore dimissionario il trattamento di fine rapporto di cui all’art. 236. Le dimissioni devono essere rassegnate in ogni caso in maniera elettronica presso un patronato e il preavviso decorre dal primo o dal sedicesimo giorno di ciascun mese:

Fino a cinque anni di servizio compiuti:

Quadri e I livello: 45 giorni di calendario;
II e III livello: 20 giorni di calendario;
IV e V livello: 15 giorni di calendario;
VI e VII livello: 10 giorni di calendario.

Oltre cinque anni e fino a dieci anni di servizio compiuti:

Quadri e I livello: 60 giorni di calendario;
II e III livello: 30 giorni di calendario;
IV e V livello: 20 giorni di calendario;
VI e VII livello: 15 giorni di calendario.

Oltre dieci anni e fino a dieci anni di servizio compiuti:

Quadri e I livello: 90 giorni di calendario;
II e III livello: 45 giorni di calendario;
IV e V livello: 30 giorni di calendario;
VI e VII livello: 15 giorni di calendario.

Se il dipendente non ha dato il preavviso, il datore di lavoro ha facoltà di ritenergli dalle competenze nette una somma pari all’importo della retribuzione di fatto di cui all’art. 195 corrispondente ai periodi di cui al comma precedente, comprensiva dei ratei di 13^ e 14^ mensilità.

Su richiesta del dimissionario, il datore di lavoro può rinunciare al preavviso, facendo in tal caso cessare subito il rapporto di lavoro. Ove invece il datore di lavoro intenda di sua iniziativa far cessare il rapporto prima della scadenza del preavviso, ne avrà facoltà, ma dovrà corrispondere al lavoratore l’indennità sostitutiva nelle misure di cui al comma precedente per il periodo di anticipata risoluzione del rapporto di lavoro.

Come si calcolano i giorni di preavviso nel contratto commercio? La decorrenza è dal primo o dal sedicesimo giorno di ciascun mese. Ciò significa che se la dimissione o il licenziamento avviene ad esempio in data 12 del mese, il preavviso da rispettare dalla parte recedente decorrerà dal giorno 16. Viceversa se la dimissione o il licenziamento avviene ad esempio il giorno 23 del mese, il termine di preavviso decorrerà dal giorno 1 del mese successivo.

I giorni di calendario per il preavviso nel contratto commercio sono pari a un numero di giorni, compreso sabato e domenica o giorni comunque di riposo o non lavorati, pari a quelli indicati. Ovvero se il preavviso da rispettare è di 20 giorni e il giorno successivo alla data di dimissione o licenziamento è un sabato o domenica, si conterà nel calcolo.

Indennità sostitutiva preavviso nel CCNL Terziario, distribuzioni e servizi Confcommercio

È disciplinata dall’art. 235 che recita: “Ai sensi del secondo comma dell’art. 2118 c.c. in caso di mancato preavviso al lavoratore sarà corrisposta una indennità equivalente all’importo della retribuzione di fatto di cui all’art. 195 corrispondente al periodo di cui all’articolo precedente, comprensiva dei ratei di 13a e 14a mensilità”.

Questo articolo del CCNL fa riferimento a quanto disciplinato dall’art. 2118 del codice civile, che tratta il recesso dal contratto a tempo indeterminato. Il codice civile legittima il preavviso nel contratto collettivo laddove precisa che “Ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti”.

E al comma 2 richiamato dall’art. 235 del CCNL stabilisce che “In mancanza di preavviso, il recedente è tenuto verso l’altra parte a un’indennità equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso”.

Ammontare dell’indennità sostitutiva del preavviso.

L’art. 234 del contratto commercio stabilisce che va erogata al lavoratore, in caso di licenziamento senza rispetto del preavviso, o va trattenuta al lavoratore, in caso di dimissione senza rispetto del preavviso, “un’indennità pari alla retribuzione di fatto di cui all’art. 195″

Art. 195 del CCNL Commercio:

La retribuzione di fatto è costituita dalle voci di cui al precedente art. 193 nonché da tutti gli altri elementi retributivi aventi carattere continuativo ad esclusione dei rimborsi di spese, dei compensi per lavoro straordinario, delle gratificazioni straordinarie o una tantum, e di ogni elemento espressamente escluso dalle parti dal calcolo di singoli istituti contrattuali ovvero esclusi dall’imponibile contributivo a norma di legge.

Ed è proprio l’art. 193 del CCNL che parla delle voci della busta paga che vanno incluse nel calcolo dell’indennità sostitutiva del preavviso. E più precisamente:

La normale retribuzione del lavoratore è costituita dalle seguenti voci:

  • a ) paga base nazionale conglobata;
  • b) indennità di contingenza (con conglobamento dell’EDR);
  • c) terzi elementi nazionali o provinciali ove esistenti;
  • d) eventuali scatti di anzianità per gli aventi diritto ai sensi del precedente art.192;
  • e) altri elementi derivanti dalla contrattazione collettiva.

In sostanza per il numero di giorni di preavviso sopra stabiliti al lavoratore, in caso di licenziamento senza preavviso, spetta una misura dell’indennità pari alla normale retribuzione in busta paga, che è generalmente indicata nella parte alta del cedolino dove ci sono gli elementi fissi e continuativi della retribuzione.

Il CCNL esclude, come si può leggere dall’art. 195, i rimborsi spese, il lavoro straordinario, i compensi una tantum e i compensi esclusi dall’imponibile previdenziale Inps. Inoltre va evidenziato che al lavoratore spetta un’indennità sostitutiva del preavviso che comprende il rateo di tredicesima e quattordicesima mensilità.

Termini di preavviso CCNL commercio contratto a tempo determinato

Il preavviso non è contemplato nel contratto a tempo determinato, che è un contratto nel quale viene apposto un termine. In caso di recesso anticipato dal contratto a termine si osservano le regole e in caso di recesso da parte del datore di lavoro, il lavoratore ha diritto ad essere risarcito con tutte le retribuzioni che gli sarebbero spettate fino alla scadenza del contratto.

Il preavviso per il contratto di apprendistato nel CCNL Commercio

Il contratto di apprendistato nel CCNL Commercio prevede nella sua normativa la possibilità di recedere da durante il periodo formativo e di apprendistato. Vanno comunque osservati i termini di preavviso, che sono gli stessi previsti per i lavoratori in forza fino a cinque anni di servizio compiuti.

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H&M: tra esuberi e chiusure di negozi https://www.francescoiacovone.com/hm-tra-esuberi-e-chiusure-di-negozi/ https://www.francescoiacovone.com/hm-tra-esuberi-e-chiusure-di-negozi/#respond Wed, 24 May 2017 13:58:41 +0000 http://www.francescoiacovone.com/?p=6002 H&M chiude 4 punti vendita nelle vie centrali di Milano, a Cremona e a Mestre, dichiarando in esubero 95 lavoratori. La moda a basso costo non si accontenta di macinare profitti sulla pelle di chi produce i suoi prodotti nei paesi poveri del mondo, ma continua a puntare sull’abbassamento del costo del lavoro anche nei …

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H&M chiude 4 punti vendita nelle vie centrali di Milano, a Cremona e a Mestre, dichiarando in esubero 95 lavoratori. La moda a basso costo non si accontenta di macinare profitti sulla pelle di chi produce i suoi prodotti nei paesi poveri del mondo, ma continua a puntare sull’abbassamento del costo del lavoro anche nei paesi dove quei prodotti vengono commercializzati.

L’ennesima crisi aziendale maschera le logiche del profitto, considerando che H&M è uno dei marchi low cost di maggior successo della GDO. Ci aspettiamo a breve nuove aperture e contratti sempre più atipici, di cui la multinazionale fa già largamente uso. Insomma, la solita ricetta che penalizza donne e uomini spesso precari e con salari da fame.

Di storie ne abbiamo raccolte molte, e parlano di sfruttamento e precarietà, di rapporti sbilanciati e, a volte, di vere e proprie forzature contrattuali. Storie che ricordano da vicino quelle di pressoché tutti quelli che lavorano nei centri commerciali, nei supermercati e nei negozi dei centri storici delle nostre città.

Anche questa volta i lavoratori del commercio sembrano essere stritolati dalla catena del valore, che parte dalla produzione, passa per il trasporto delle merci e si conclude nella vendita al dettaglio. Un animale informe che passa sopra tutto e tutti, al solo fine di guadagnare quel numerino percentuale in più sul bilancio della multinazionale.

Esprimiamo solidarietà e massimo sostegno a questi lavoratori, che in ordine sparso ci contattano impauriti e troppo spesso incapaci di organizzarsi collettivamente. Questa è la dimostrazione evidente che l’immobilismo porta al risultato peggiore, è ora di invertire la tendenza, perché uniti si può.

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Mamma, vuoi crescermi? Devi licenziarti!! https://www.francescoiacovone.com/mamma-vuoi-crescermi-devi-licenziarti/ https://www.francescoiacovone.com/mamma-vuoi-crescermi-devi-licenziarti/#comments Thu, 17 Sep 2015 13:35:19 +0000 http://www.francescoiacovone.com/?p=3894 Ispettorato del lavoro, una mattina qualunque: la solita giornata di ordinaria follia. In fila tra una chiacchiera e l’altra, ti rendi conto che la gran parte delle Donne-Mamme sono lì per vidimare il loro licenziamento e dichiarare di non aver ricevuto pressioni dal datore di lavoro. Alla faccia della legge che tutela l’occupazione femminile. Aziende …

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Ispettorato del lavoro, una mattina qualunque: la solita giornata di ordinaria follia. In fila tra una chiacchiera e l’altra, ti rendi conto che la gran parte delle Donne-Mamme sono lì per vidimare il loro licenziamento e dichiarare di non aver ricevuto pressioni dal datore di lavoro. Alla faccia della legge che tutela l’occupazione femminile.

Aziende diverse che in comune hanno solo l’avversione al tuo cambio di status: da donna-lavoratrice a madre-lavoratrice.

Lavoro in un ufficio, mio figlio ha meno di 1 anno, e il direttore non mi permette di usufruire dei permessi per l’allattamento, troppo lavoro da sbrigare visto che siamo solo in due!
Ho chiesto il part-time, mio figlio ha 1 anno e mezzo, ma non mi è stato concesso perché sono l’unica commessa del negozio. Devo licenziarmi, non ho nessuno che può aiutarmi…
Lavoro su turni e sono un part-time, ma con gli orari del Centro Commerciale, per settimane arrivo a casa che mio figlio già dorme e cosi passano giorni prima che riesca a passare qualche ora con lui. Sono costretta a farlo, ho chiesto la modifica dei miei orari ma non vogliono farlo, quasi tutto quello che guadagno se ne va per la baby-sitter… Rinuncerò a qualcosa ma potrò crescere mio figlio

Potrei continuare, centinaia di storie fotocopia dove al centro della scelta ci sono i figli.

Lo specchio di un’Italia a corto di servizi per l’infanzia, che trasuda una violenza sottile rivolta alle lavoratrici madri, costrette a rinunciare alla propria autonomia economica e sociale solo perché hanno ceduto alla gioia di avere un figlio.

Ma analizziamo meglio i dati. In Italia circa l’80% dei lavoratori del commercio sono donne, potenzialmente tutte future mamme. Il decreto Monti ha liberalizzato aperture e orari di tutti gli esercizi commerciali, così abbiamo centri commerciali e negozi aperti 365 giorni l’anno dalle 9 alle 22/23, supermercati aperti 24h su 24 per 365 giorni, e questo purtroppo è solo l’inizio.

A catena stanno arrivando palestre h24, uffici comunali aperti il sabato mattina e asili nido notturni che forniscono servizi a carissimo prezzo e che quindi non risolvono il problema delle mamme. Donne che si trovano a vivere situazioni lavorative lontane dalla conciliazione vita-lavoro.

Nel 2012 Save the Children portò all’attenzione del Ministro Elsa Fornero e del vice presidente del Senato Emma Bonino dei dati agghiaccianti; tra il 2008 e il 2009, circa 800.000 mamme hanno dichiarato di essere state licenziate o di aver subito pressioni in occasione o a seguito di una gravidanza, a queste vanno aggiunte tutte quelle mamme che, per paura o per poca voglia di intraprendere cause lunghissime, dichiarano di non aver subito pressioni sul lavoro.

Di tutta risposta, la riforma Fornero irrigidisce ancora di più i contratti part-time, generalizzando cosi la figura della lavoratrice-madre impiegata nel settore del commercio e rendendo ancora più difficile la conciliazione figli-lavoro. La nuova riforma del Jobs-Act aumenta, nel congedo parentale, il periodo di retribuzione del 30% fino a 6 anni del bambino e fino a 12 non retribuito, quindi più tempo per usarlo, ma stessi giorni di cui usufruire (una curiosità: la Svezia concede 480giorni di congedo parentale retribuiti all’ 80%).

Sempre nel Jobs-Act troviamo la possibilità della fruizione oraria del congedo parentale, utile in molte situazioni, che però, ipoteticamente, permette al datore di lavoro di non concedere le richieste di part-time fino ai 3 anni del bambino.

In conclusione, ci accorgiamo che parlare di pari opportunità e avere un Ministro che dovrebbe tutelarle non sta assolutamente migliorando la grave situazione che le lavoratrici, diventate mamme, devono affrontare ogni giorno al rientro dalla maternità obbligatoria. Serve una lavoro più incisivo da parte delle istituzioni su questo tema.

I Cobas, sensibili da sempre alla condizione femminile nei luoghi di lavoro, si impegnano fin da ora a redigere una Carta dei diritti per le lavoratrici madri, da presentare al Presidente della Camera e al Ministro per le Pari Opportunità.

Grazie a tutte le dirigenti, delegate e lavoratrici che stanno contribuendo con passione alla costruzione di questo progetto.

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La malattia: un diritto sempre più precario https://www.francescoiacovone.com/la-malattia-un-diritto-sempre-piu-precario/ https://www.francescoiacovone.com/la-malattia-un-diritto-sempre-piu-precario/#comments Mon, 15 Jun 2015 08:35:37 +0000 http://www.francescoiacovone.com/?p=3643 E’ ancora valido il principio per il quale, in caso di malattia, il lavoratore ha il diritto di assentarsi dal posto di lavoro e può godere di un trattamento economico adeguato? La risposta a questa domanda non è così semplice, visto il progressivo peggioramento dei diritti complessivi dei lavoratori e la giungla contrattuale che ne …

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E’ ancora valido il principio per il quale, in caso di malattia, il lavoratore ha il diritto di assentarsi dal posto di lavoro e può godere di un trattamento economico adeguato? La risposta a questa domanda non è così semplice, visto il progressivo peggioramento dei diritti complessivi dei lavoratori e la giungla contrattuale che ne è la diretta conseguenza.

Questo principio, ad esempio, non è valido per tutti quelli che per lavorare sono costretti ad aprirsi una partita iva, per molte forme di lavoro precario, per i tanti lavoratori “a nero” e, sempre più spesso, il diritto alla retribuzione in caso di malattia viene meno anche per molti lavoratori con un regolare contratto a tempo indeterminato.

Certo è che per chi subisce la precarietà, qualunque essa sia, ammalarsi è un lusso e una macchia sul futuro occupazionale. Ma per equiparare i “garantiti” al popolo dei precari, molti contratti prevedono, come uno degli indicatori per il raggiungimento del premio di risultato, il tasso di morbilità (numero dei casi di malattia registrati durante un periodo dato in rapporto al numero complessivo delle persone prese in esame). Insomma, un meccanismo che costringe ad andare al lavoro anche in caso di malattia, se non si vuol vedere decurtata una parte del salario accessorio.

Poi ci sono contratti che hanno reso “strutturale” questa emorragia salariale, come ad esempio il CCNL del commercio. Per i lavoratori del settore, questo pesante attacco vede un meccanismo progressivo: nei primi tre giorni di ogni malattia è previsto il pagamento al 100% solo per i primi due eventi morbosi dell’anno. Per il 3° evento l’azienda paga solo il 66%, per il 4° solo il 50% e dalla 5° malattia in poi zero retribuzione per tutti e tre i giorni (sono escluse solo le malattie superiori a 11 giorni). Il risultato, per molti lavoratori, è stato quello di dover essere costretti a lavorare anche se influenzati per non vedersi decurtare una parte del salario e trovarsi in difficoltà con il mutuo, le bollette o la spesa alimentare.

La malattia, oltre ad essere un diritto sempre più precario, è anche la fonte principale delle contestazioni disciplinari comminate dalle aziende ai lavoratori, visti i meccanismi farraginosi che nasconde. Le difficoltà, poi, aumentano per i lavoratori turnisti e per quelli che lavorano anche di sabato, di domenica e nei festivi. Le inefficienze del Servizio Sanitario Nazionale fanno il resto.

Insomma, per difendersi è necessario essere informati. Di seguito cercherò di fornire quante più notizie possibili su quel groviglio di leggi e regolamenti che normano la materia, in cui è difficile orientarsi ma dal quale non bisogna farsi spaventare.

Dal punto di vista del diritto del lavoro, la malattia viene definita come uno stato di alterazione della salute che provoca un’assoluta o parziale incapacità di svolgere l’attività lavorativa.

In caso di malattia, il lavoratore è tutelato dalla legge e ha diritto alla conservazione del rapporto lavorativo. Il lavoratore ha diritto di assentarsi dal luogo di lavoro per un tempo definito (c.d. periodo di comporto), nel corso del quale non potrà essere licenziato; al lavoratore è riconosciuto il diritto a percepire la retribuzione o un’indennità, nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dalle norme contrattuali o dal giudice secondo equità. In taluni casi l’onere della retribuzione è sostenuto totalmente dal datore di lavoro (malattia non indennizzata dall’INPS); mentre in altri l’indennità di malattia è erogata dall’INPS e può essere integrata o meno dal datore di lavoro.

Il lavoratore ammalato ha a suo carico una serie di adempimenti previsti per legge.

  • In primo luogo, il lavoratore deve fornire tempestiva comunicazione della propria assenza per malattia al datore di lavoro. I singoli contratti collettivi nazionali stabiliscono con maggior precisione i tempi entro cui debba avvenire detta comunicazione.
  • In secondo luogo, il lavoratore deve sottoporsi ad un accertamento sanitario da parte del medico curante, generalmente già dal primo giorno di malattia. Il medico rilascerà apposita certificazione dell’evento morboso.
  • È fatto obbligo al lavoratore di fornire, qualora espressamente richiesto dal proprio datore di lavoro, il numero di protocollo identificativo del certificato di malattia comunicatogli dal medico.

Se l’assenza dal lavoro supera i 10 giorni, la certificazione potrà essere rilasciata esclusivamente da un medico del Servizio Sanitario Nazionale (o con esso convenzionato). Il medico trasmette il certificato di diagnosi sull’inizio e sulla durata presunta della malattia per via telematica all’INPS, che a sua volta provvede a inoltrarlo al datore di lavoro.

Il lavoratore ha l’obbligo di essere reperibile presso l’indirizzo abituale o il domicilio occasionale durante tutta la durata della malattia, comprese le domeniche e i giorni festivi, al fine di rendere possibile il controllo dello stato di malattia nell’ambito delle fasce di reperibilità stabilite dalla legge. Lo stato di malattia può essere verificato, su richiesta del datore di lavoro o dell’INPS, solo da apposite strutture sanitarie pubbliche (in particolare, dell’ASL ovvero della stessa INPS).

Nel caso in cui il lavoratore fosse assente ingiustificato alla prima visita di controllo, perderà il diritto al trattamento economico per i primi dieci giorni di malattia. L’assenza ingiustificata alla seconda visita di controllo comporta, invece, oltre alla sanzione precedente, anche la riduzione del 50% del trattamento economico spettante per il periodo successivo ai primi 10 giorni e sino alla conclusione del periodo di malattia. Da ultimo, una eventuale assenza alla terza visita di controllo, la corresponsione dell’indennità di malattia a carico dell’INPS viene interrotta.

La Riforma Fornero ha profondamente modificato la disciplina applicabile ai licenziamenti. La legge oggi prevede che qualora il datore di lavoro licenzi il lavoratore ammalato, in violazione dell’obbligo di conservazione del posto di lavoro durante il periodo di comporto, il giudice lo condannerà alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e al pagamento di un’indennità risarcitoria, non superiore a dodici mensilità, in favore del dipendente.

Per le aziende con un numero di dipendenti superiore ai 15, nulla è cambiato a seguito della Riforma Fornero: l’eventuale licenziamento intimato prima della scadenza del periodo di comporto continuerà, pertanto, a considerarsi nullo per violazione della norma imperativa prevista dall’art. 2110 c.c.

In caso di malattia:

Fonti Normative

  • Costituzione: artt. 32 e 38;
  • Codice civile: art. 2110;
  • Leggi: 300/1970; 223/1991; 133/2008; 604/1966; 638/1983; 833/1978; 33/1980; 183/2010; 92/2012;
  • D.L. 663/1979;
  • D.M. 15.7.1986;
  • RDL 1825/1924;
  • Circolari INPS: 134414/1984; 14/1981; 95-bis/2006; 29/1990; 1283/1998; 65/1989; 134368/1981; 152/1990; 45/84; 183/84; 3/2013;
  • Circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri 4/2011

Fonte principale: Wikilabou Italia

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Dal camper: cronaca di uno sciopero della fame https://www.francescoiacovone.com/dal-camper-cronaca-di-uno-sciopero-della-fame/ https://www.francescoiacovone.com/dal-camper-cronaca-di-uno-sciopero-della-fame/#respond Tue, 10 Jun 2014 21:33:00 +0000 http://www.francescoiacovone.com/dal-camper-cronaca-di-uno-sciopero-della-fame/ Ognuno di noi si basa, nel formulare i propri giudizi, sulle prime impressioni. La regola, a cui è quasi impossibile sottrarsi, vale anche per le cose: il primo sguardo ad un camper, soprattutto se è estate, ci fa subito pensare ad una vacanza. Questa notte sul camper c’è una famiglia: Paolo e Cristina (coniugi e colleghi), e …

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Ognuno di noi si basa, nel formulare i propri giudizi, sulle prime impressioni. La regola, a cui è quasi impossibile sottrarsi, vale anche per le cose: il primo sguardo ad un camper, soprattutto se è estate, ci fa subito pensare ad una vacanza. Questa notte sul camper c’è una famiglia: Paolo e Cristina (coniugi e colleghi), e loro figlia, la piccola Alessia, graziosa bambina di 10 anni… Ma non è una vacanza.

Questa notte è il loro turno al presidio sotto la Regione Lazio, questa notte un’intera famiglia dormirà su quel camper, sotto il cielo di Roma. Ma decisamente non è una vacanza. E’ la storia di diciassette lavoratori, come tanti, che stanno lottando con le unghie e con i denti per la propria dignità, per il proprio futuro. Diciassette lavoratori che da ieri stanno usando il digiuno come metodo di protesta. Protesta estrema come la loro necessità di tornare al lavoro.

Ieri sul Camper hanno dormito Vincenzo e Gianluca, (ancora costretti a vivere con i genitori, benché ultratrentenni), e Sabrina, (divorziata con due figlie e con l’affitto salato per il quale non sempre bastano i soldi). Di giorno siamo tutti lì, sotto uno dei palazzi del potere di Roma. Siamo tutti lì, assieme, attorno a noi altre vertenze che si susseguono, altri lavoratori, altri volti, altre storie… Per nessuno lì è una vacanza.

Le cronache sono piene di notizie su vertenze e lavoratori. Notizie impersonali, ma dietro quelle due parole, si annida la routine di una crisi profonda. Io stasera, dal camper, voglio ricordare che dietro quelle due parole ci sono tante donne e tanti uomini con i loro nomi, con le loro sofferenze, le loro preoccupazioni, la loro dignità, le loro speranze. Mentre scrivo accanto a me, sul camper, c’è Giorgio: moglie in cassa integrazione in deroga di 10 ore al mese, un bambino di 5anni e mezzo e un mutuo da pagare.

Questo è ciò che viviamo ai tempi della crisi. Sembra di stare in un lager dove chi ancora riesce a conservare il lavoro si sente fortunato nonostante i soprusi. Manodopera a basso costo, vittime innocenti di violenze quotidiane, di condizioni da medioevo a cui siamo stati riportati bruscamente da un capitale senza scrupoli che sta operando la sua vendetta di classe senza fare prigionieri.

Poi c’è chi quel lavoro lo ha perso, chi lotta e chi ha smesso di lottare e, come in un lager, quando non serve più alla produzione è fatto fuori… Un uomo può essere ucciso e distrutto nell’anima, senza che debba necessariamente essere ucciso fisicamente. Questo mi raccontano questi diciassette lavoratori con i loro occhi stanchi che trasudano fame. Gli occhi di Valentina (mamma di Vanessa), di Rosa (mamma della piccola Giada), di Silvia (mamma di Cristian e di Sonia), di Roberta.

Il giorno fa caldo, Roma è rovente, è estate… Ma non è una vacanza. Man mano cresce la nostra piccola organizzazione, Marco e Sarah (coniugi e colleghi), con una figlia di 4anni e mezzo e uno di 10, hanno portato le sedie pieghevoli in resina; io ho fatto un salto al supermercato e comprato acqua, succhi di frutta e bicchieri di carta; il marito di Laura (in mobilità con un’altra azienda), ha portato un caricabatteria da auto per cellulari e un notebook. Di giorno siamo tutti in cerchio a discutere, a cercare le soluzioni, a volte anche a ridere. Come in una giornata d’estate in una qualsiasi località di mare… Ma non è una vacanza. Al centro c’è il lavoro.

Si, il lavoro al centro del nostro focolare improvvisato in mezzo alla strada, quel lavoro perno della nostra Costituzione. Germana, due figli a carico e il marito disoccupato, sa quanto il lavoro sia importante e non ha colpe per averlo perso, come non ne hanno Roberta, Silvia, Luca… Tante storie, insomma, storie che pesano sulle coscienze di tutti quelli che le hanno provocate, di tutti quelli che potevano fare qualcosa ma si sono girati dall’atra parte, che hanno taciuto. Di tutti quelli che hanno detto “meglio a loro che a noi”. Di tutti i carnefici, i pavidi e gli ignavi.

Dal camper è un bel vedere la dignità della lotta, la resistenza alla fatica, il coraggio e la determinazione. Non sono soltanto vertenze e lavoratori: sono donne e uomini con i propri figli, tesi allo scopo, forti e fieri, in lotta per il proprio futuro, ed io voglio stare al loro fianco… Anche se non è una vacanza.

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